La felicità dell'uomo
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Klimax
Inizio: Δει γαρ, ωσπερ ειπομεν, και αρετης τελειας και βιου τελειου. Πολλαι γαρ μεταβολαι γινονται και παντοιαι τυχαι
fine: και των δυςτυχηματων, εχει μεν και τουτ'αμφισβητησιν τινα.
TRADUZIONE
La felicità, infatti, come abbiamo detto, richiede virtù perfetta e vita compiuta, giacché nel corso della vita si verificano molti cambiamenti e casi d’ogni genere, e può succedere che chi gode della massima prosperità precipiti in grandi disgrazie nella vecchiaia, come si racconta di Priamo nei poemi troiani: ma chi è stato vittima di simili sventure ed è morto miserevolmente, nessuno può chiamarlo felice. Dunque non potrà essere chiamato felice neppure un altro uomo, finché vive, e si dovrà attendere di vederne la fine, come vuole Solone? E se anche si deve accettare questa posizione, forse che un uomo sarà felice solo quando sarà morto? O non è questa affermazione affatto assurda, soprattutto per noi che diciamo che la felicità è un’attività? E se, d’altra parte, non diciamo che è felice chi è morto, e se non è questo che Solone vuol dire, ma che si può con sicurezza ritenere felice un uomo solo quando egli è ormai fuori dai mali e dalle disgrazie, anche questa posizione presenta un motivo di discussione.