Pietà e paura
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE
TRADUZIONE
È possibile che quanto suscita paura e pietà nasca dalla messa in scena, ma è anche possibile che derivi dalla composizione stessa dei fatti, il che è prioritario e proprio del poeta migliore. Bisogna che il racconto, pur senza l’elemento visivo, sia composto in modo tale che l’ascoltatore degli eventi in corso senta, in conseguenza di ciò che accade, sia tremore sia pietà: sentimenti che si possono provare sentendo la storia di Edipo. Procurare questi effetti per mezzo della vista è abbastanza estraneo alla tecnica (poetica) e richiede la messa in scena. Chi, invece, attraverso la vista prepara non il terribile, ma solo il portentoso, nulla ha in comune con la tragedia, perché da una tragedia bisogna ricercare non un piacere qualsiasi, ma quello specifico. Poiché però il poeta deve predisporre quel piacere che nasce da pietà e paura (catarsi) mediante l’imitazione, lo si deve produrre chiaramente nei fatti. Quando il pàthos si genera nell’ambito degli affetti, per esempio quando un fratello uccide un fratello, un figlio il padre, una madre un figlio o un figlio la madre, oppure sia in procinto di farlo o compia qualche altro atto del genere, questo deve essere ricercato. Una possibilità è che l’azione si svolga negli stessi termini in cui gli antichi rappresentavano persone coscienti e consapevoli, proprio come Euripide ha rappresentato Medea che uccide i figli; ma un’altra possibilità è agire commettendo, ignari, un atto terribile e solo dopo riconoscere il legame di parentela, come Edipo di Sofocle. Una terza possibilità è quando si è in procinto di compiere per ignoranza un gesto insanabile e si opera il riconoscimento prima di commetterlo. il caso peggiore è essere in procinto di agire essendo coscienti e non farlo: ciò comporta infatti il ripugnante, e non è tragico perché manca di pàthos. E' meglio agire ignari e operare il riconoscimento dopo aver agito: il ripugnante non vi si associa e il riconoscimento colpisce. Più potente però è l’ultimo caso, intendo come nell’Ifigenia, quando la sorella riconosce il fratello.