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traduzione parte 1 - Ellenion pagina 477 numero 470
Inizio: ἤκουσα τοίνυν περὶ Ναύκρατιν τῆς Αἰγύπτου γενέσθαι Fine: μνήμης τε γὰρ καὶ σοφίας φάρμακον ηὑρέθη
Parte 2 - Ellenion pagina 477 numero 479
Inizio: ὁ δ’ εἶπεν· “ὦ τεχνικώτατε Θεύθ, ἄλλος μὲν τεκεῖν δυνατὸς τὰ τέχνης, fine: γεγονότες ἀντὶ σοφῶν. ”
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Ἀργείους τοίνυν ἴδοις ἂν τὰ μὲν παραπλησίως τοῖς εἰρημένοις πράττοντας, τὰ δὲ χεῖρον τούτων ἔχοντας· πολεμοῦσιν μὲν γὰρ, ἐξ οὗπερ τὴν πόλιν οἰκοῦσιν, πρὸς τοὺς ὁμόρους, ὥσπερ Λακεδαιμόνιοι, τοσοῦτον δὲ διαφέρουσιν ὅσον ἐκεῖνοι μὲν πρὸς ἥττους αὑτῶν, οὗτοι δὲ πρὸς κρείττους· ὃ πάντες ἂν ὁμολογήσειαν μέγιστον εἶναι τῶν κακῶν. Οὕτω δὲ τὰ περὶ τὸν πόλεμον ἀτυχοῦσιν, ὥστ' ὀλίγου δεῖν καθ' ἕκαστον τὸν ἐνιαυτὸν τεμνομένην καὶ πορθουμένην τὴν αὑτῶν χώραν περιορῶσιν. Ὃ δὲ πάντων δεινότατον· ὅταν γὰρ οἱ πολέμιοι διαλίπωσιν κακῶς αὐτοὺς ποιοῦντες, αὐτοὶ τοὺς ἐνδοξοτάτους καὶ πλουσιωτάτους τῶν πολιτῶν ἀπολλύουσιν, καὶ ταῦτα δρῶντες οὕτω χαίρουσιν ὡς οὐδένες ἄλλοι τοὺς πολεμίους ἀποκτείνοντες. Αἴτιον δ' ἐστὶ τοῦ ταραχωδῶς αὐτοὺς ζῆν οὕτως οὐδὲν ἄλλο πλὴν ὁ πόλεμος· ὃν ἢν διαλύσῃς, οὐ μόνον αὐτοὺς τούτων ἀπαλλάξεις, ἀλλὰ καὶ περὶ τῶν ἄλλων ἄμεινον βουλεύεσθαι ποιήσεις.
Riguardo agli Argivi, puoi ben vedere che in parte si trovano in una condizione simile a quella sopra descritta, in parte peggiore di quella spartana: infatti, da quando abitano la città, combattono come gli Spartani contro i loro vicini, ma, diversamente da loro che si scontrano con gente più debole, essi con uomini più forti; e tutti concorderebbero nel ritenere questa la più grande delle sventure. E sono così sfortunati in fatto di guerra, che poco ci manca che ogni anno assistano passivamente alla devastazione e alla distruzione del loro territorio. Questo poi è l'aspetto più terrìbile, che quand'anche i nemici smettano di procurar loro dei fastidi, essi da soli uccidono i cittadini più illustri e ricchi, e godono nel fare ciò come nessun altro nel!'uccidere i nemici. Solo la guerra è causa di questa vita così turbolenta, così se tu le porrai un termine non solo allontanerai da loro questi problemi ma li indirizzerai verso decisioni migliori anche in altri campi
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Natura e degenerazione delle costituzioni
VERSIONE DI GRECO di Aristotele
TRADUZIONE dal libro Ellenion pagina 491 numero 486
inizio : επει δε πολιτεια μεν και πολιτευμα σημαινει ταυτον
fine: ολιγαρχια δε αριςτοκρατιας, δεμοκρατια δε πολιτειας.
ἐπεὶ δὲ πολιτεία μὲν καὶ πολίτευμα σημαίνει ταὐτόν, πολίτευμα δ’ ἐστὶ τὸ κύριον τῶν πόλεων, ἀνάγκη δ’ εἶναι κύριον ἢ ἕνα ἢ ὀλίγους ἢ τοὺς πολλούς, ὅταν μὲν ὁ εἷς ἢ οἱ ὀλίγοι ἢ οἱ πολλοὶ πρὸς τὸ κοινὸν συμφέρον ἄρχωσι, ταύτας μὲν ὀρθὰς ἀναγκαῖον εἶναι τὰς πολιτείας, τὰς δὲ πρὸς τὸ ἴδιον ἢ τοῦ ἑνὸς ἢ τῶν ὀλίγων ἢ τοῦ πλήθους παρεκβάσεις. ἢ γὰρ οὐ πολίτας φατέον εἶναι τοὺς <μὴ> μετέχοντας, ἢ δεῖ κοινωνεῖν τοῦ συμφέροντος. καλεῖν δ’ εἰώθαμεν τῶν μὲν μοναρχιῶν τὴν πρὸς τὸ κοινὸν ἀποβλέπουσαν συμφέρον βασιλείαν, τὴν δὲ τῶν ὀλίγων μὲν πλειόνων δ’ ἑνὸς ἀριστοκρατίαν (ἢ διὰ τὸ τοὺς ἀρίστους ἄρχειν, ἢ διὰ τὸ πρὸς τὸ ἄριστον τῇ πόλει καὶ τοῖς κοινωνοῦσιν αὐτῆς), ὅταν δὲ τὸ πλῆθος πρὸς τὸ κοινὸν πολιτεύηται συμφέρον, καλεῖται τὸ κοινὸν ὄνομα πασῶν τῶν πολιτειῶν, πολιτεία. (συμβαίνει δ’ εὐλόγως· ἕνα μὲν γὰρ διαφέρειν κατ’ ἀρετὴν ἢ ὀλίγους ἐνδέχεται, πλείους δ’ ἤδη χαλεπὸν ἠκριβῶσθαι πρὸς πᾶσαν ἀρετήν, ἀλλὰ μάλιστα τὴν πολεμικήν· αὕτη γὰρ ἐν πλήθει γίγνεται· διόπερ κατὰ ταύτην τὴν πολιτείαν κυριώτατον τὸ προπολεμοῦν καὶ μετέχουσιν αὐτῆς οἱ κεκτημένοι τὰ ὅπλα. παρεκβάσεις δὲ τῶν εἰρη μένων τυραννὶς μὲν βασιλείας, ὀλιγαρχία δὲ ἀριστοκρατίας, δημοκρατία δὲ πολιτείας
TRADUZIONE
Poiché costituzione significa lo stesso che governo e il governo è l’autorità sovrana dello Stato, è necessario che sovrano sia o uno solo o pochi o i molti. Quando l’uno o i pochi o i molti governano per il bene comune, queste costituzioni necessariamente sono rette, mentre quelle che badano all’interesse o di uno solo o dei pochi o della massa sono deviazioni: in realtà o non si devono chiamare cittadini quelli che <non> prendono parte al governo o devono partecipare dei vantaggi comuni. Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d'uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo Stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo Stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta col nome comune a tutte le forme di costituzione politia. (E questo riesce ragionevole: che uno o pochi si distinguano per virtù è ammissibile, ma è già difficile che molti siano dotati alla perfezione in ogni virtù, tutt’al più in quella militare, ché questa si trova veramente nella massa: di conseguenza in questa costituzione sovrana assoluta è la classe militare e perciò ne fanno parte quanti possiedono le armi. ) Deviazioni delle forme ricordate sono, la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politica.
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Come mai Epaminonda non occupò Sparta pur potendo farlo?
VERSIONE DI GRECO di Polieno
TRADUZIONE dal libro Ellenion
TRADUZIONE
Epaminonda si scagliò contro Sparta e sarebbe stato in grado di devastare la città degli Spartani, ma avendo diversamente deciso che non avrebbe attaccato la città, ritirò l'esercito. I colleghi magistrati lo minacciarono di un processo, ma lui avendo mostrato loro gli alleati dell'Arcadia, della Messenia, di Argo, e quelli numerosissimi del Peloponneso, disse: "Se avessimo rovinato gli Spartani, ora avremmo dovuto combatterli tutti, mentre ora combattono insieme con noi per indebolire gli Spartani, non per glorificare i Tebani".
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Piacere e Dolore si producono vicendevolmente
VERSIONE DI GRECO di Platone
TRADUZIONE dal libro Ellenion
ὁ δὲ Σωκράτης ἀνακαθιζόμενος εἰς τὴν κλίνην συνέκαμψέ τε τὸ σκέλος καὶ ἐξέτριψε τῇ χειρί, καὶ τρίβων ἅμα, ὡς ἄτοπον, ἔφη, ὦ ἄνδρες, ἔοικέ τι εἶναι τοῦτο ὃ καλοῦσιν οἱ ἄνθρωποι ἡδύ· ὡς θαυμασίως πέφυκε πρὸς τὸ δοκοῦν ἐναντίον εἶναι, τὸ λυπηρόν, τὸ ἅμα μὲν αὐτὼ μὴ ᾽θέλειν παραγίγνεσθαι τῷ ἀνθρώπῳ, ἐὰν δέ τις διώκῃ τὸ ἕτερον καὶ λαμβάνῃ, σχεδόν τι ἀναγκάζεσθαι ἀεὶ λαμβάνειν καὶ τὸ ἕτερον, ὥσπερ ἐκ μιᾶς κορυφῆς ἡμμένω δύ᾽ ὄντε. καί μοι δοκεῖ, ἔφη, εἰ ἐνενόησεν αὐτὰ Αἴσωπος, μῦθον ἂν συνθεῖναι ὡς ὁ θεὸς βουλόμενος αὐτὰ διαλλάξαι πολεμοῦντα, ἐπειδὴ οὐκ ἐδύνατο, συνῆψεν εἰς ταὐτὸν αὐτοῖς τὰς κορυφάς, καὶ διὰ ταῦτα ᾧ ἂν τὸ ἕτερον παραγένηται ἐπακολουθεῖ ὕστερον καὶ τὸ ἕτερον. ὥσπερ οὖν καὶ αὐτῷ μοι ἔοικεν· ἐπειδὴ ὑπὸ τοῦ δεσμοῦ ἦν ἐν τῷ σκέλει τὸ ἀλγεινόν, ἥκειν δὴ φαίνεται ἐπακολουθοῦν τὸ ἡδύ.
TRADUZIONE
Socrate, intanto, che s'era seduto sul letto, piegando una gamba, cominciò a grattarsela a lungo: «Che strana cosa, amici, sembra quella che gli uomini chiamano piacere. E che straordinario rapporto tra questo e il suo contrario, cioè il dolore. E pensare che essi convivono nell'uomo e pur si respingono sempre e chi cerca e riesce a cogliere l'uno, si vede costretto, sempre, a sobbarcarsi anche l'altro come se, pur essendo due, fossero attaccati entrambi a uno stesso capo. »«Credo, » soggiunse, «che se Esopo ci avesse pensato su ne avrebbe fatto una favola presso a poco così: ‹Dio, volendo riconciliare questi due, sempre in guerra tra loro e non riuscendovi, li legò insieme per la testa così che dove va l'uno va anche l'altro. › È quello che è capitato a me: per la catena, qui, alla gamba, poco fa, io sentivo dolore; ed ecco che ora sento piacere. »