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Se P. Clodio ritornasse in vita... Perché vi siete spaventati in volto? In quale maniera mai egli vi ha colpito da vivo, dal momento che, da morto, vi ha impressionato a causa di una pura supposizione? Come? Se persino Cn. Pompeo, che è di un tale valore, e di una tale buona sorte, che ha sempre potuto compiere quelle cose che nessun altro, ad eccezione di lui, ha potuto compiere, se egli avesse potuto affrontare il processo circa la morte di P. Clodio o in alternativa risvegliare quello stesso dagli Inferi, quale delle due cose avrebbe fatto? Anche se, per via dell'amicizia, avesse voluto richiamarlo dagli Inferi, non l'avrebbe fatto a causa dello Stato. Dunque, voi ve ne state seduti in qualità di vendicatori della morte di colui, del quale non vorreste (lett. : volete) ricreare la vita, nel caso proviate ad immaginare che possa essere ricreata da voi, ed è stato intentato un processo in merito all'assassinio di colui che, se con una legge, nella medesima maniera, potesse ritornare in vita, codesta legge non sarebbe mai stata avanzata. Dunque, se l'assassino di costui fosse Milone, nel confessare egli forse temerebbe una punizione da quegli stessi (uomini) che ha liberato? Gli uomini Greci riconoscono gli onori degli dèi a quegli uomini che hanno ucciso dei tiranni: voi non soltanto non onorate affatto il salvatore di un popolo tanto grande e il vendicatore di un crimine tanto grande, ma permettereste addirittura che egli sia condotto a morte? Confesserebbe, confesserebbe se lo avesse fatto, e a gran voce e con piacere.
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A molti uomini acculturati sembra verosimile che i sogni preannuncino gli eventi futuri. Il Cipriota Eudemo, amico del filosofo Aristotele, mentre faceva un viaggio in Macedonia, giunse a Fera, che era una città in Tessaglia, all'epoca molto illustre, la quale, tuttavia, era governata dal tiranno Alessandro con un regime spietato. Dunque, in quella città, Eudemo incappò in una malattia così forte che tutti i medici ormai non nutrivano speranza nella sua salvezza. Mentre era gravemente malato in un piccolo letto, nel sonno, gli apparve un giovane dall'aspetto straordinario, che gli diceva che egli, nel giro di brevissimo tempo, sarebbe ritornato ad essere sano, e che entro pochi giorni, il tiranno Alessandro sarebbe morto, mentre invece egli, Eudemo, sarebbe ritornato in patria tra cinque anni. E di fatto, i primi eventi si susseguirono immediatamente così: Eudemo guarì, e il tiranno venne ucciso dai fratelli della moglie. Però, allo scadere del quinto anno, mentre Eudemo, a seguito di quel sogno, aveva la speranza che dalla Sicilia egli sarebbe ritornato a Cipro, egli morì mentre combatteva nei pressi di Siracusa. In seguito a ciò, quel sogno venne interpretato così: che, visto che l'animo di Eudemo aveva abbandonato il corpo, era evidente che a quel punto era ritornato in patria.
Num te cum haec pro salute rei publicae tanta gessisses fortunae tuae num amplitudinis num claritati
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Forse tu, dopo aver compiuto imprese tanto grandi in difesa della salvezza dello Stato, ti rammaricavi della tua buona sorte, della grandezza, della celebrità, della gloria? Da dove, dunque, improvvisamente codesto cambiamento tanto grande? Infatti non ho mai constatato in te nulla di squallido, nulla di basso: ho conosciuto la tua determinazione. E magari tu fossi riuscito ad evitare il sospetto, così come (hai evitato) la colpa! Quella cosa temo maggiormente: che tu, poiché non conosci il vero cammino della gloria, ritenga motivo di gloria che tu da solo abbia più potere di tutti, e preferisci essere temuto dai tuoi concittadini piuttosto che essere amato. Perché, se pensi così, non conosci per niente la via della gloria. Magari, o M. Antonio, tu ti ricordassi di tuo nonno! Riguardo al quale, tuttavia, hai ascoltato molte cose da me, e per giunta spessissimo. Forse tu ritieni che egli abbia voluto guadagnarsi l'immortalità per essere temuto per via della disinvoltura nell'uso delle armi? Era quella la vita, era quella la buona sorte: essere uguale a tutti gli altri in fatto di libertà, (essere) il primo in fatto di credito. Così, al fine di lasciar perdere i successi di tuo nonno, preferirei il suo dolorosissimo ultimo giorno, al regime di L. Cinna, dal quale egli venne ucciso in maniera estremamente spietata.
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A Roma, non appena fu annunciata la sconfitta dei Romani presso il Trasimeno, quando tutto il popolo accorse con grande terrore nel foro; le matrone che passeggiavano per le strade, raccoglievano notizie e voci dai viandanti. Infine, non molto prima del tramonto, il pretore M. Pomponio annunciò: "Siamo stati sconfitti in una grande battaglia". E, anche se non fu udito nient'altro da lui, molti, spinti dall'angoscia, annunciavano, come cosa certa, la cattura del console e la fuga dei nostri attraverso l'Etruria. L'indomani una grande folla di donne si fermò alle porte della città, aspettando o i loro (mariti) o loro notizie e interrogando i passanti. Fra le donne c'erano segnali di gioia e lutti. Una donna, alla quale era stata annunciata senza fondamento la morte del figlio, spirò all'istante; un'altra, sedendo in casa triste, alla prima vista del figlio che tornava finalmente sano e salvo dalla guerra, improvvisamente per l'eccessiva gioia morì.
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L'uomo scaltro, quando incorre nel pericolo, cerca sempre una scappatoia con grande coraggio e spesso la trova con l'inganno e il danno degli altri, come insegna la favola di Fedro sulla volpe e il caprone. La volpe vagava per i campi e a causa dell'imprudenza, cadeva in un pozzo profondo e scuro. Con grande zelo tentava di risalire, ma non aveva nessuna via di fuga. Subito dopo un caprone si fermava presso il pozzo, poiché desiderava bere l'acqua. Il caprone vede la volpe e domanda: "E' buona l'acqua?". La scaltra volpe prepara la trappola con le sue parole ingannevoli: "Se scendi nel pozzo, oh caprone – dice- vedrai con i tuoi occhi l'abbondanza di acqua e (la) gusterai con le tue labbra". L'ingenuo caprone scendeva nel pozzo, ignaro del pericolo e, al posto di un mare d'acqua, trovava poche gocce e sporche. La volpe, da dietro saliva sulla schiena del caprone e conquistava facilmente la fuga. Il caprone, al contrario, rimaneva solo tra le umide pareti del pozzo.