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Socrate, poiché gli era stato chiesto se forse non considerasse felice Archelao, figlio del re Perdicca, che allora veniva considerato il più fortunato, rispose: "Non so: mai infatti ho discusso con lui e ignoro se sia un uomo giusto o meno". "Dici davvero? Ritieni non poterlo sapere altrimenti?". "Ritengo di poter dire in quest'unico modo se un uomo sia veramente felice". "Quindi tu nemmeno del grande re dei Persiani puoi dire se sia felice". "Come posso dirlo, ignorando quanto sia erudito, quanto sia un uomo onesto e giusto?". "Come? Tu ritieni che la vita felice si trovi in quelle cose". "Penso assolutamente così, che gli onesti siano felici e i disonesti infelici. Penso infatti che la vera felicità risiede nella virtù non nelle ricchezze". "Dunque Archelao, l'uomo più ricco e potente di tutti è infelice?". "Certo se è disonesto".
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Cassiopea, regina degli Etiopi, moglie di Cefeo, a causa della sua bellezza, aveva acquistato una grande presunzione e spesso si paragonava alle ninfe marine; per questo le Nereidi (ninfe) adirate pregarono Nettuno di punire l'arroganza della regina. Allora, il dio delle acque, mandò in Etiopia un feroce drago affinché devastasse tutto il litorale marittimo e tormentasse gli abitanti; e così accadde. Poiché dal drago erano stati divorati già molti uomini, il popolo disperato persuase il re a consultare l'oracolo. Il sacerdote di Apollo rispose così: "L'ira delle Nereidi verrà placata e il popolo verrà liberato dal drago, se Andromeda, figlia del re, sarà stata offerta come vittima al mostro". Pertanto il popolo chiese al re, che indugiava a causa dell'amore per la figlia, che la fanciulla fosse legata ad uno scoglio sulla spiaggia e fosse offerta al mostro. Il drago era già spuntato dal mare e stava per divorare la sventurata fanciulla, quando giunse Perseo per liberarla. Lo splendido eroe, rapito dalla bellezza di Andromeda, parlò così al padre e alla madre: "Io libererò vostra figlia, se avrò ottenuto da voi di sposarla (lett. che io la sposi)". I genitori promisero a Perseo non solo il matrimonio, ma anche il regno: allora l'eroe lottò a lungo con il drago, ma alla fine lo uccise e liberò Andromeda.
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Dagli scrittori romani, Giano viene considerato un antico dio dell'Italia. Giano infatti – come gli scrittori tramandano – per primo dette ai Romani dei rituali religiosi. Egli governava gli inizi di tutti i lavori, motivo per cui il primo mese dell'anno fu chiamato Gennaio e fu sacro al dio. Gli scultori e i pittori Romani raffiguravano Giano bifronte, vale a dire con una doppia faccia, poiché con una faccia guardava i fatti passati, con l'altra percepiva le cose future. Inoltre Giano veniva rappresentato con un bastone nella mano destra e con un chiavistello nella sinistra, poiché sotto la sua tutela si trovavano le porte delle città e delle case attraverso cui gli uomini entravano nelle città e nelle case e che dal dio prendevano il nome. A Roma il tempio di Giano si trovava presso il monte Campidoglio: le porte del tempio venivano aperte in temo di guerra, in tempo di pace, invece venivano chiuse. Da Giano prende il nome anche il monte Gianicolo, il quale sorge presso il Tevere al di là del ponte Sublicio.
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L'Ateniese Cabria morì durante la guerra sociale in questo modo. Gli Ateniesi assediavano Chio. Cabria era nella flotta come privato cittadino, ma per autorità superava tutti i magistrati e i soldati consideravano più lui che i loro comandanti. Questo gli rese precoce la morte. Infatti mentre cerca di entrare per primo nel porto e ordina ai timonieri di dirigere lì la nave, egli fu a se stesso di danno. Dopo infatti che la sua nave fu entrata lì, le altre non lo seguirono. Nel porto, dopo essere stato accerchiato dall'arrivo dei nemici, pur combattendo egli valorosamente, la sua nave colpita da un rostro cominciò ad affondare. Sebbene potesse fuggire da qui, se si fosse gettato nel mare, poiché la flotta (classes: errore di stampa, in realtà è classis) degli Ateniesi raccoglieva i naufraghi, preferì perdere la vita piuttosto che abbandonare la nave nella quale era stato trasportato. Tutti gli altri non vollero fare ciò e a nuoto giunsero al sicuro. Ma Cabria, che riteneva che una morte dignitosa fosse superiore ad una vita vergognosa, combattendo corpo a corpo fu ucciso dai dardi dei nemici.
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Chi hanno disprezzato i più spregevoli tra i nemici? Noi consoli o voi, Romani? Se la colpa sta in noi, allora togliete il comando a degli uomini indegni, se la colpa sta in voi, possa non esserci nessuno tra gli dei, né tra gli uomini che punisca le vostre mancanze, oh Romani, e possiate pentirvi di esse unicamente voi stessi. La discordia delle classi sociali è il veleno di questa città! Gli scontri tra i senatori e la plebe – mentre voi siete infastiditi dai patrizi, mentre i patrizi sono infastiditi dalle magistrature dei plebei – hanno accresciuto il coraggio ai nemici di Roma! In nome degli dei! Cosa volete, Romani? Desideraste dei tribuni della plebe: a scopo di concordia li abbiamo concessi. Desideraste i decemviri: abbiamo sopportato che fossero eletti. Vi siete stufati dei decemviri: li abbiamo costretti a deporre la magistratura. Avete voluto che fossero eletti nuovamente dei tribuni della plebe: li avete eletti. Quale sarà la fine delle discordie? E quando mai sarà consentito avere una sola città, quando mai sarà consentito che questa sia la patria di tutti?