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Scipione Emiliano, figlio di Emilio Paolo, giunse nella famiglia degli Scipioni con l'adozione. Paolo fu tanto valoroso in guerra quanto forte nella vita privata. Egli, infatti, mentre celebrava il trionfo su Perseo, re dei Macedoni – infatti aveva combattuto contro di lui presso Pidna e aveva riportato una vittoria memorabile – sopportò la morte prematura dei due figli con animo forte e nobile. Scipione già da giovane superò la speranza e l'aspettativa dei cittadini grazie ad un'indole vivace e risoluta. In seguito spiccò a tal punto nell'arte militare da divenire un illustre comandante e da conquistare e distruggere le città ostili ai Romani, Cartagine in Africa e Numanzia in Spagna. Ma la gloria dell'onestà della sua vita fu di gran lunga più splendida della gloria delle armi. Infatti è noto che Scipione onorò sempre la giustizia e l'onestà e che fu più amante della patria che del potere e della ricchezza. Fu sempre caro a tutti i cittadini per i suoi costumi piuttosto semplici e la severa disciplina di vita e, quando morì, tutta la cittadinanza pianse sinceramente la sua morte. Dunque giustamente Cicerone chiamò Scipione Emiliano "uomo divino".
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Sotto la spinta di Cesare, divampò una guerra civile degna di riprovazione e straziante, a causa della quale, oltre alle disgrazie che capitarono nelle battaglie, fu mutata anche la sorte del popolo Romano. Cesare infatti, tornando vincitore dalla Gallia, cominciò a chiedere un secondo consolato e in maniera tale che gli fu concesso senza alcuna esitazione. Il console Marcello, Pompeo e Catone gli si opposero e il senato ordinò che lui, dopo aver congedato gli eserciti, tornasse a Roma. Ma Cesare non volle obbedire al Senato e da Rimini, dove teneva radunati i soldati, portò le armi contro la patria. Poiché era noto a tutti che i soldati di Cesare erano fortissimi e valorossissimi, i consoli, assieme a Pompeo, tutto il senato e l'intera nobiltà fuggirono da Roma e si trasferirono in Grecia per preparare la guerra. Infatti presso l'Epiro, la Macedonia e l'Acaia il senato iniziò ad arruolare ingenti truppe, sotto la guida di Pompeo. Cesare, dopo essere entrato nella città vuota, si dichiarò dittatore; da lì si diresse nell'Ispania, dove sconfisse i tre eserciti di Pompeo. In seguito, dopo che si fu trasferito in Grecia, combatté contro Pompeo; sebbene sconfitto e messo in fuga al primo scontro, tuttavia riuscì a scamparla, poiché, sopraggiungendo la notte, Pompeo non volle inseguirlo. Cesare rimproverò la sua decisione: "Pompeo – disse – è un uomo coraggioso e un bravo generale, ma non sa vincere". Alla fine si combatté in Tessaglia presso Farsalo: Pompeo, sconfitto e messo in fuga, si diresse in Egitto, per chiedere rinforzi al re Tolomeo.
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I Romani lodavano spesso l'estrema fedeltà dei loro schiavi. Tra tutti gli altri esempi di fedeltà degli schiavi viene narrato questo. Plauzio Planco, uomo nobile ma disonesto, dopo che era stato accusato dai sui concittadini di usura e dopo che era stato condannato, andò in esilio in una remota città dell'Italia per non essere catturato dai nemici incolleriti. Allora la magistratura Romana mandò dei soldati per tutta l'Italia affinché lo trovassero. Infine la casa di Plauzio fu trovata, ma non il padrone. I soldati interrogarono i suoi servi ma i servi risposero che non avevano visto il loro padrone. I servi furono esortati nuovamente a dire la verità e, sebbene lacerati dai colpi dei bastoni, di nuovo dissero che non avevano visto il padrone e non rivelarono il nascondiglio del padrone. Anzi, tutti restavano fedeli e ai soldati che li interrogavano dicevano: "Frustateci, uccideteci! Noi non tradiremo mai il nostro padrone!". Allora Plauzio, dopo che ebbe udito queste cose, commosso da una fedeltà così grande, uscì dal suo nascondiglio e fu immediatamente catturato dai soldati.
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Alla fine di questo anno C. Lelio, luogotenente di Scipione, partito da Terracone giunse a Roma; egli, entrando a Roma con una schiera di prigionieri, causò un grande assembramento di uomini. Il giorno seguente, fatto entrare in senato, illustrò che Cartagine Nuova, capitale della Spagna, era stata conquistata in un solo giorno ed erano state acquisite alquante città che avevano fatto defezione, ed altre nuove si erano associate nell'alleanza. Agitò soprattutto gli animi dei senatori il passaggio di Asdrubale in Italia, che a stento resisteva ad Annibale e alle sue truppe. Fatto avanzare nell'assemblea Lelio spiegò nel dettaglio le medesime cose. Il senato, per via delle operazioni concluse con successo da P. Scipione decretò un solenne ringraziamento della durata di un giorno. A Lelio fu ordinato di tornare in Spagna il più presto possibile con le navi con le quali era venuto.
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Erodoto, celebre scrittore Greco, tramanda molte notizie circa la vita e i costumi degli antichi Egizi. Gli dei degli Egizi erano di gran lunga diversi dagli dèi dei Greci e dei Romani: infatti per lo più avevano l'aspetto di animali: venivano venerati specialmente il dio Coccodrillo e il dio Serpente ma, grandi onori venivano tributati al dio Sole e alla dea Luna. Presso gli Egizi le donne coltivavano i campi e praticavano anche il commercio, gli uomini invece si dedicavano alle scienze e alla letteratura. Erodoto definisce gli Egizi maestri degli altri popoli, poiché i sacerdoti, uomini di grande cultura conoscevano e insegnavano i fondamenti di molte discipline. Per questo dalla Grecia e dall'Asia giungeva in Egitto una moltitudine di filosofi e di scrittori. I re degli Egizi venivano chiamati "faraoni" e venivano considerati dei. Le piramidi che ancora oggi spiccano tra gli altri monumenti degli Egizi erano gli splendidi sepolcri dei faraoni.