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Il filosofo Diogene domandatogli se avesse assistito ai giochi Olimpici rispose: "Li ho visti ma ho visto pochi uomini. Molti degli atleti a me non sembrano veri uomini, poiché non esercitano le forze della mente, ma unicamente le forze del corpo! Chi di loro infatti fu degno di lode per via di un' opera dell'ingegno?". Un tale un giorno gli chiese a che ora fosse opportuno pranzare. A quello Diogene rispose: "Se sei ricco tutte le volte che lo desideri; se sei povero tutte le volte che hai il cibo!". Il medesimo filosofo essendo giunto alla città di Mindo, la quale aveva porte magnifiche ed enormi sebbene essa stessa fosse piccola, vedendole esclamò: "Perchè le porte sono state aperte? Chiudetele, o cittadini affinché la città non esca fuori!".
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I fanciulli e le fanciulle amano il gioco e preferiscono giocare piuttosto che studiare. I fanciulli giocano volentieri a palla, le fanciulle invece amano giocare con bambole di legno o di avorio; sia i fanciulli che le fanciulle desiderano giocare con il cerchio. Ma "ludus" per i fanciulli Romani significa anche un'altra cosa: dai Romani, infatti, viene chiamato "ludus litterarius" quello che noi chiamiamo "scuola elementare". Anche Marco e Tullia, ogni giorno, vengono portati dal servo pedagogo nel ludum, vale a dire nella scuola, dove il maestro di scuola insegna loro a leggere, a scrivere con lo stilo sulle tavolette cerate, e a contare con i sassolini. Tullia è una scolara diligente e, per la sua diligenza viene spesso lodata dal maestro; Marco, invece, non è uno scolaro laborioso: infatti arde solo per il desiderio del gioco! Ma la scuola, anche se viene chiamata ludus, non permette di giocare e Marco, quando a scuola è poco attento e non studia, viene punito severamente dal maestro: il povero fanciullo infatti viene battuto con la bacchetta!
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Un giorno il gallo e il cane viaggiavano insieme. Verso sera, stanchi per il viaggio e per la fatica decidono di fermarsi. Il gallo vola sull'albero e si accovaccia su un alto ramo, anche il cane si distende sotto l'albero; e così riposano tutta la notte tranquilli. All'alba il gallo, come è sua abitudine, canta. Immediatamente la volpe, che aveva la tana in un luogo vicino, accorre e vede il gallo sulla cima dell'albero e con parole lusinghiere cerca di ingannarlo: "Come canti piacevolmente, o amico! Ti prego, scendi dall'albero: poiché voglio ascoltare la tua voce più da vicino". Ma il gallo non è indotto in errore dalle false lodi ed evita la trappola dello scaltro animale; infatti risponde così alla volpe: "o amica esaudirò volentieri il tuo desiderio, ma prima sveglia il mio guardiano, che dorme sotto l'albero: egli ti aprirà la porta ed io scenderò immediatamente dall'albero e verrò da te" allora la volpe, ignara del pericolo a gran voce esclama: "Alzati guardiano apri la porta!". Il cane, risvegliato dal sonno vede la volpe e immediatamente la aggredisce e la mette in fuga.
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Raccontano che Remo avesse visto per primo sei avvoltoi, e che poi Romolo (ne avesse visto) un numero doppio; allora nello stesso tempo sia Remo sia Romolo furono acclamati re dai loro compagni: il primo per la precedenza dell'apparizione augurale, il secondo per il numero degli uccelli. Essendo per questa ragione venuti alle mani, spinti dalla collera, Remo colpito nella mischia morì. Più diffusa è la leggenda che Remo avesse scavalcato per scherno del fratello le mura della nuova città e fosse stato ucciso da Romolo incollerito, che aggiunse queste parole: "Muoia così chiunque scavalchi le mie mura!". Così Romolo prese da solo il comando e la nuova città fu chiamata Roma dal nome del fondatore. Dopo aver ritualmente compiuto i sacrifici e chiamata in assemblea la folla dettò le leggi alle quali tutti promisero di obbedire. [separatore]
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Gaio Mario, sebbene non fosse nobile, grazie al suo straordinario valore in guerra e al favore della plebe fece una veloce carriera politica; infatti fu augure, questore, tribuno della plebe, pretore, censore e console per sette volte. Per prima cosa prestò servizio militare in Ispania, dove sotto la guida di Scipione Emiliano, imparò le tecniche di guerra, in seguito fu luogotenente in Africa del console Metello, e lì si guadagnò la fiducia e il rispetto dei soldati. Quando tornò a Roma i nobili erano ostili a quel comandante rozzo ed ignorante, ma Mario fu eletto console per la prima volta grazie al favore della plebe e dei soldati. Nel secondo consolato condusse la guerra contro Giugurta, re dei Numidi e dopo la vittoria celebrò il trionfo trascinando Giugurta prigioniero dietro al proprio carro fino al Campidoglio. In qualità di console per la quarta volta sconfisse l'esercito dei Teutoni, i quali erano penetrati nel territorio dei Romani e celebrò di nuovo un trionfo. In qualità di console per la quinta volta sbaragliò i Cimbri e durante il sesto consolato pacificò Roma sconvolta dalle rivolte della plebe, ma in seguito, odiato dalla plebe, poiché aveva represso l'insurrezione del popolo fu cacciato da Roma. Alla fine fu richiamato in patria fu eletto console per la settima volta.