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Ό Ἅμασις έκέλευε τόν τῶν Αίθιόπων βασιλέα λέγειν τό πρεσβύτατον καί τό κάλλιστον καί τό μέγιστον καί τό σοφώτατον καί τό κοινότατον καί τό ώφελιμώ-τατον καί τό βλαβερώτατον καί τό ίσχυρότατον καί τό ρᾷστον. Ο δέ Αίθιόπων βασιλεύς οὒτως άπεκρίνετο· «Τί πρεσβύτατον; Χρόνος. Tί μέγιστον; Κόσμος. Τί σοφώτατον; Άλήθεια. Τί κάλλιστον; Φῶς. Τί κοινότατονή; Θάνατος. Τί ώφελιμώτατον; Θεός. Τί βλαβερώτατον; Δαίμων. Τί ίσχυρότατον; Τύχη. Τί ρᾷστον; Ήδύ».
Amasi chiedeva al re degli Etiopi di definire la cosa più vecchia e quella più bella e quella più grande e quella più saggia e quella più comune e quella benefica e quella più nociva e quella più forte e quella più facile. Il re degli Etiopi così rispondeva: "Cosa il più vecchio? Tempo. Cosa il più grande? Universo. Cosa il più saggio? Verità. Cosa il più bello? Luce. Cosa il più comune? Morte. Cosa il più benefico? Dio. Cosa il più nocivo? Demone Cosa il più forte? Sorte. Cosa il più facile? Piacere".
(By Stuurm)
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Ο τω πηλω κρυπτομενος σκωληξ εις γην εξελθων ελεγε πασι τοις ζωοις·... πας λογος αργος υπαρχει.
Un verme che era nascosto nel fango, sbucato fino al terreno diceva a tutti gli animali: "Io sono un medico che si intende di farmaci, proprio come lo è Peone medico degli dei". "E perché - disse una volpe - tu che vieni (ἰώμενος part. pres di ἵημι) per gli altri non hai curato te stesso che sei storpio?".
Il racconto insegna che se una proposta non sia semplice, ogni discorso inutile appare.
(By Geppetto)
Ulteriore proposta di traduzione
II Verme che era nascosto uscendo fuori dalla terra, diceva a tutti gli animali: Io sono un medico essendo a conoscenza di tutte le medicine, come è il Medico degli Dei, Peone. E una volpe diceva: "E in che modo non potendo curare te stesso che sei storpio hai curato gli altri? La favola dimostra che qualora la conoscenza non sia a portata di mano ogni discorso è inutile.
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Δυο τρεσβυται Αθηναιοι Πισθαιτερος και Ευελπιδης σχετλιοι και...λαμβανειν εν τη Νεφελοκοκκυγια βουλονται αλλ'αποπεμπονται υπο τοιν πρεσβυταιν
Due anziani Ateniesi Pistatero ed Elpide sventurati e poveri poiché volevano sfuggire ad Atene la terribile calunnia decidono di migrare da Atene e comprano una cornacchia e un corvo e così si avvicinano agli uccelli:...(CONTINUA)
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Αννιβας εν Ιβηρια πολιν μεγαλην Σαλματικα επολιορκει· και δη συνθηκας εποιησατο... την τε πατριδα τα χρηματα.
Annibale in Iberia assediava la grande città di Salmatica e fece il patto di togliere l'assedio se avesse preso 300 talenti d'argento e 300 ostaggi. Poiché gli abitanti di S. non volevano restituire le cose Annibale tornando indietro e mandò i suoi soldati per saccheggiare la città. Allora i barbari lo supplicarono di concedere loro di andarsene con abiti civili insieme alle donne, lasciando armi, ricchezze e schiavi. Le donne, nascondendo le spade in grembo uscirono con gli uomini. Mentre i soldati di Annibale saccheggiavano la città, le donne gridando passarono le armi agli uomini; alcune di loro sfoderando loro stesse le spade attaccarono con gli uomini i saccheggiatori della città tanto che ne colpirono alcuni e ne volsero in fuga altri; si aprirono un varco tutti: Annibale avendo ammirato il valore delle donne, ridiede agli uomini la patria e la proprietà grazie ad esse.
TRADUZIONE N. 2
Annibale in Iberia, assediava la grande città di Salmatica, propose il patto di togliere l'assedio in cambio di trecento talenti d'argento e trecento Oltaggi, Poiché gli abitanti non accettarono l'accordo, Annibale tornò indietro e mandò i suoi soldati per saccheggiare la città. Allora i barbari lo supplicarono di concedere loro di andarsene con un mantello insieme alle donne, lasciando Wtni, ricchezze e schiavi. Le donne, nascondendo le spade in grembo, uscirono con gli uomini. Mentre i soldati di Annibale saccheggiavano la città, le donne elevato un grido passarono le armi agli uomini; alcune di loro, sfoderando esse iitesse le spade, attaccarono con gli uomini i saccheggiatori della città, tanto che ne colpirono alcuni e ne volsero in fuga altri, sbaragliandoli tutti. Annibale, avendo ammirato il valore delle donne, ridiede agli uomini la patria e le proprietà proprio grazie ad esse.
VERBI DELLA VERSIONE
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Ανηρ πενης νοσων και κακως εχων επειδη υπο των ιατρων απεγιγνωσκετο τους θεους επεκαλει... και εθελοντας αυτους ιλεως δολω ποιειν.
Un povero uomo, avendo delle malattie e trovandosi in cattivo stato, poiché dai medici non aveva speranza, invocava gli dei e prometteva (ὑπισχνέομαι) a loro un sacrificio di cento buoi, affinché gli potessero dare di nuovo la salute. Avendo ascoltato tale promessa (ὑπόσχεσις - εως), una donna domandava: "E dove avvengono per te (sono a te) queste cose, se guarisci?". L'uomo diceva: "Taci, donna, che gli dei non ti ascoltino: io prometto queste cose in modo che vengano (εἶμι). Se guarisco, confesso agli dei di non avere cose da offrire, dato che ho grande speranza di ottenere indulgenza". Ella controbatteva: "Ma in tal caso ti ammaleresti di nuovo". Quello ribatteva: "Allora mi rivolgerei (προσεύχομαι) ad altri dei che non mi conoscono". Ma dopo pochi giorni l'empio uomo perdeva la vita. A questo racconto dareste fede (χρῷτε = χράω pres. ott. 2. a plur) se (siete) uno di quegli uomini che non riconoscono il potere degli dei e vogliono agire di buon umore con l'inganno.
(By Geppetto)