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Μετὰ τούτου καὶ περὶ τῶν ἀμφισβητησίμων ἀγωνιζόμεθα καὶ περὶ τῶν ἀγνοουμένων σκοπούμεθα· ταῖς γὰρ πίστεσιν, αἷς τοὺς ἄλλους λέγοντες πείθομεν, ταῖς αὐταῖς ταύταις βουλευόμενοι χρώμεθα, καὶ ῥητορικοὺς μὲν καλοῦμεν τοὺς ἐν τῷ πλήθει λέγειν δυναμένους, εὐβούλους δὲ νομίζομεν, οἵτινες ἂν αὐτοὶ πρὸς αὑτοὺς ἄριστα περὶ τῶν πραγμάτων διαλεχθῶσιν.
Con queste [con le parole] noi discutiamo sulle cose controverse e riflettiamo sulle cose che non conosciamo. Infatti con queste argomentazioni, con le quali parlando noi cerchiamo di convincere gli altri sono le stesse che noi usiamo (χράομαι) prendendo decisioni (βουλεύω); e così chiamiamo oratori quelli che sono capaci di parlare davanti alla folla e riteniamo buoni consiglieri quanti discutano sulle faccende importanti (πρᾶγμα -ατος, τό) nel modo migliore per loro stessi.
(Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo che concede il diritto alla pubblicazione solo ed esclusivamente sul sito skuolasprint.it)
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σχεδὸν ἅπαντα τὰ δι' ἡμῶν μεμηχανημένα λόγος ἡμῖν ἐστιν ὁ συγκατασκευάσας. Οὗτος γὰρ περὶ τῶν δικαίων καὶ τῶν ἀδίκων καὶ τῶν αἰσχρῶν καὶ τῶν καλῶν ἐνομοθέτησεν· ὧν μὴ διαταχθέντων οὐκ ἂν οἷοί τ' ἦμεν οἰκεῖν μετ' ἀλλήλων. Τούτῳ καὶ τοὺς κακοὺς ἐξελέγχομεν καὶ τοὺς ἀγαθοὺς ἐγκωμιάζομεν. Διὰ τούτου τούς τ' ἀνοήτους παιδεύομεν καὶ τοὺς φρονίμους δοκιμάζομεν· τὸ γὰρ λέγειν ὡς δεῖ τοῦ φρονεῖν εὖ μέγιστον σημεῖον ποιούμεθα, καὶ λόγος ἀληθὴς καὶ νόμιμος καὶ δίκαιος ψυχῆς ἀγαθῆς καὶ πιστῆς εἴδωλόν ἐστιν.
Ogni cosa che è stata da noi prodotta (μεμηχανημένα part. μηχανάομαι) è la parola che ci ha aiutato a procurarcela Questa infatti ha decretato le leggi che contribuiscono a stabilire (συγκατασκευάζω) riguardo al giusto all'ingiusto, all'onesto e al disonesto: e se questi principi non fossero stati classificati (διαταχθέντων = διατάσσω part. pass. ) non sarebbe per noi possibile vivere con gli altri. Con questa, noi classifichiamo i malvagi e elogiamo i buoni. Per mezzo di questa educhiamo i non intelligenti e ratifichiamo i non intelligenti; infatti il parlare bene come si deve è per noi il segnale più grande, che noi produciamo, dell'essere ben padroni delle proprie capacità mentali (φρονέω), e un discorso vero, legittimo e giusto è l'immagine di un animo buono e degno di essere creduto. (Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo che concede il diritto alla pubblicazione della sua traduzione solo ed unicamente al sito skuolasprint. it)
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Λαβοντες γαρ εξακισχιλιους των Ελληνων ουκ αριστινδην επειλεγμενους, αλλ' οι δια φαυλοτητα εν ταις αυτων...
(Gli abitanti dell'Asia) Avendo infatti ciò che restava dei seimila greci non scelti secondo il valore, ma più per l'indigenza non erano in grado di vivere nelle loro città, essendo inesperti della regione, rimasti privi di alleati, traditi da quelli che erano risaliti insieme (nella spedizione), e senza quel capo che avevano seguito, eppure furono cosi inferiori a loro che il Re...(CONTINUA)
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καὶ πρῶτον μὲν Θησεύς, ὁ λεγόμενος μὲν Αἰγέως, γενόμενος δ᾽ ἐκ Ποσειδῶνος, ἰδὼν αὐτὴν οὔπω μὲν ἀκμάζουσαν, ἤδη δὲ τῶν ἄλλων διαφέρουσαν, τοσοῦτον ἡττήθη τοῦ κάλλους ὁ κρατεῖν τῶν ἄλλων εἰθισμένος, ὥσθ᾽ ὑπαρχούσης αὐτῷ καὶ πατρίδος μεγίστης καὶ βασιλείας ἀσφαλεστάτης ἡγησάμενος οὐκ ἄξιον εἶναι ζῆν ἐπὶ τοῖς παροῦσιν ἀγαθοῖς ἄνευ τῆς πρὸς ἐκείνην οἰκειότητος,
E in un primo tempo Teseo, quello detto nato da Egeo ma nato da Poseidone vedendo che ella, sebbene non fosse ancora nel fiore dell'età, già si distingueva fra le altre, fu così sottomesso dalla sua bellezza, lui sempre avvezzo a vincere, che, pur avendo una patria molto potente e un regno molto saldo, pensò che non valesse la pena di vivere in mezzo ai beni di cui disponeva senza l'intimità di lei.
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εἰδὼς δὲ τὰς ἐπιφανείας καὶ τὰς λαμπρότητας οὐκ ἐκ τῆς ἡσυχίας, ἀλλ᾽ ἐκ τῶν πολέμων καὶ τῶν ἀγώνων γιγνομένας, βουλόμενος αὐτῶν μὴ μόνον τὰ σώματ᾽ εἰς θεοὺς ἀναγαγεῖν ἀλλὰ καὶ τὰς δόξας ἀειμνήστους καταλιπεῖν, τοῦ μὲν ἐπίπονον καὶ φιλοκίνδυνον τὸν βίον κατέστησε, τῆς δὲ περίβλεπτον καὶ περιμάχητον τὴν φύσιν ἐποίησεν.
Ma, avendo visto che poiché le celebrità e le eccellenze non nascono dalla calma, ma dalle guerre e dalle lotte, volendo non solo assumere i loro corpi ma anche condurre verso gli dei la loro fama, all'uno rese la vita piena di fatiche e pericoli, all'altra concesse il dono naturale di una bellezza che attirava gli sguardi e oggetto di contesa.