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che cosa si deve fare contro Filippo
VERSIONE DI GRECO di DEMOSTENE
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Πρῶτον μὲν τοίνυν, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, τριήρεις πεντήκοντα παρασκευάσασθαι φημὶ δεῖν, εἶτ' αὐτοὺς οὕτω τὰς γνώμας ἔχειν ὡς, ἐάν τι δέῃ, πλευστέον εἰς ταύτας αὐτοῖς ἐμβᾶσιν. Πρὸς δὲ τούτοις τοῖς ἡμίσεσιν τῶν ἱππέων ἱππαγωγοὺς τριήρεις καὶ πλοῖ' ἱκανὰ εὐτρεπίσαι κελεύω. Ταῦτα μὲν οἶμαι δεῖν ὑπάρχειν ἐπὶ τὰς ἐξαίφνης ταύτας ἀπὸ τῆς οἰκείας χώρας αὐτοῦ στρατείας εἰς Πύλας καὶ Χερρόνησον καὶ ῎Ολυνθον καὶ ὅποι βούλεται· δεῖ γὰρ ἐκείνῳ τοῦτ' ἐν τῇ γνώμῃ παραστῆσαι, ὡς ὑμεῖς ἐκ τῆς ἀμελείας ταύτης τῆς ἄγαν, ὥσπερ εἰς Εὔβοιαν καὶ πρότερόν ποτέ φασιν εἰς ῾Αλίαρτον καὶ τὰ τελευταῖα πρώην εἰς Πύλας, ἴσως ἂν ὁρμήσαιτε. Οὔτοι παντελῶς, οὐδ' εἰ μὴ ποιήσαιτ' ἂν τοῦτο, ὡς ἔγωγέ φημι δεῖν, εὐκαταφρόνητόν ἐστιν ἵν' ἢ διὰ τὸν φόβον εἰδὼς εὐτρεπεῖς ὑμᾶς - εἴσεται γὰρ ἀκριβῶς· εἰσὶ γάρ, εἰσὶν οἱ πάντ' ἐξαγγέλλοντες ἐκείνῳ παρ' ἡμῶν αὐτῶν πλείους τοῦ δέοντος - ἡσυχίαν ἔχῃ, ἢ παριδὼν ταῦτ' ἀφύλακτος ληφθῇ, μηδενὸς ὄντος ἐμποδὼν πλεῖν ἐπὶ τὴν ἐκείνου χώραν ὑμῖν, ἂν ἐνδῷ καιρόν.
TRADUZIONE
In primo luogo, dunque, o Ateniesi, sostengo che occorre armare cinquanta triremi, e poi che bisogna entrare in questo ordine di idee, che, qualora se ne presenti la necessità, dovete imbarcarvi voi personalmente su di esse. Inoltre propongo di predisporre triremi atte a imbarcare cavalli per metà della cavalleria e sufficienti navi da trasporto. Questi mezzi ritengo che debbano essere pronti per fronteggiare queste sue improvvise incursioni dal proprio territorio contro le Termopili, il Chersoneso, Olinto e qualunque altro luogo gli venga in mente di attaccare. Bisogna infatti fare in modo che egli si metta bene in testa questo, che voi potreste abbandonare questo atteggiamento di inerzia davvero eccessivo, come quando interveniste in Eubea e in precedenza, a quanto dicono, ad Aliarto, e da ultimo recentemente alle Termopili -e questo piano non è del tutto disprezzabile anche nel caso che voi non lo mettiate inatto, come pure affermo che dovete fare -, affinché se ne stia tranquillo per paura, sapendovi ben preparati (e verrà a saperlo con precisione, perché ci sono, sì ci sono tra noi stessi persone che lo informano su tutto, fin troppe), o, non prendendo sul serio questi preparativi, si faccia cogliere alla sprovvista, perché nulla potrà impedirvi di navigare contro il suo territorio, se ve ne darà l'occasione
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L'attivismo di Filippo e l'atteggiamento
rinunziatario degli Ateniesi
VERSIONE DI GRECO di Demostene
TRADUZIONE dal libro Ellenion
ἆρα λογίζεταί τις ὑμῶν, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, καὶ θεωρεῖ τὸν τρόπον δι’ ὃν μέγας γέγονεν ἀσθενὴς ὢν τὸ κατ’ ἀρχὰς Φίλιππος; τὸ πρῶτον Ἀμφίπολιν λαβών, μετὰ ταῦτα Πύδναν, πάλιν Ποτείδαιαν, Μεθώνην αὖθις, εἶτα Θετταλίας ἐπέβη· 1. 13μετὰ ταῦτα Φεράς, Παγασάς, Μαγνησίαν, πάνθ’ ὃν ἐβούλετ’ εὐτρεπίσας τρόπον ᾤχετ’ εἰς Θρᾴκην· εἶτ’ ἐκεῖ τοὺς μὲν ἐκβαλὼν τοὺς δὲ καταστήσας τῶν βασιλέων ἠσθένησε· πάλιν ῥᾴσας οὐκ ἐπὶ τὸ ῥᾳθυμεῖν ἀπέκλινεν, ἀλλ’ εὐθὺς Ὀλυνθίοις ἐπεχείρησεν. τὰς δ’ ἐπ’ Ἰλλυριοὺς καὶ Παίονας αὐτοῦ καὶ πρὸς Ἀρύββαν καὶ ὅποι τις ἂν εἴποι παραλείπω στρατείας. τί οὖν, ἄν τις εἴποι, ταῦτα λέγεις ἡμῖν νῦν; ἵνα γνῶτ’, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, καὶ αἴσθησθ’ ἀμφότερα, καὶ τὸ προΐεσθαι καθ’ ἕκαστον ἀεί τι τῶν πραγμάτων ὡς ἀλυσιτελές, καὶ τὴν φιλοπραγμοσύνην ᾗ χρῆται καὶ συζῇ Φίλιππος, ὑφ’ ἧς οὐκ ἔστιν ὅπως ἀγαπήσας τοῖς πεπραγμένοις ἡσυχίαν σχήσει. εἰ δ’ ὁ μὲν ὡς ἀεί τι μεῖζον τῶν ὑπαρχόντων δεῖ πράττειν ἐγνωκὼς ἔσται, ἡμεῖς δ’ ὡς οὐδενὸς ἀντιληπτέον ἐρρωμένως τῶν πραγμάτων, σκοπεῖσθ’ εἰς τί ποτ’ ἐλπὶς ταῦτα τελευτῆσα
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Nicia incoraggia l'esercito
VERSIONE DI GRECO di Tucidide
TRADUZIONE dal libro Ellenion
TRADUZIONE
"Benché in così arduo frangente, Ateniesi e alleati, bisogna restar fedeli alla speranza (altri scamparono da cimenti più rischiosi del nostro attuale). È nocivo ostinarvi a disprezzar voi stessi con questa durezza, poiché non siete responsabili degli infortuni e delle sofferenze che, senza colpa, insistono ad affliggerci. Prendete me: non sono certo più in salute di qualcuno di voi (vedete bene come mi ha mal ridotto la malattia); e mentre per il soffio sempre propizio della sorte felice mi pareva di primeggiare su tutti nei casi personali della vita e negli impegni pubblici, ora mi trovo sospeso sullo stesso abisso dell'ultimo fante. Eppure, la mia devozione verso gli dei, durante tutta la vita, fu senza macchie: e molti gli atti di giustizia e di indulgenza da me compiuti in favore del prossimoNicia, comprendendo l'avvilimento dell'esercito e la profonda crisi morale in cui si dibatteva, percorrendo le file cercava di confortarle, per quanto lo consentiva la circostanza, e di ricondurle alla calma, e passando accanto a questa schiera o a quella levava più alto il tono della voce, nell'eccitazione del grave momento, e per diffonderla a più larga distanza, raddoppiandone il benefico effetto.
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IL BUON SAMARITANO
versione di greco dal VANGELO DI MATTEO TRADUZIONE dal libro kata logon e libro Ellenion
Inizia così: Ανθρωπος τις κατεβαινεν απο Ιερουσαλημ εις Ιεριχω και λησταις περιεπεσεν. .
Avendo preso la parola Gesù disse: un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gerico e si imbattè in briganti che spogliatolo e picchiatolo, se ne andarono. Per caso un sacerdote scendeva in quella strada e vedendolo, passò oltre; allo stesso modo anche un levita giunto in quel luogo e vistolo, passò oltre. Invece un samaritano gli giunse vicino e vedendolo ebbe pietà, e avvicinatosi gli curò le ferite versandovi olio e vino, avendolo posto sul proprio giumento, lo condusse all’albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, prese due denari e li diede all’oste e disse: “ prenditi cura di lui e ciò che eventualmente spendi in più, io al mio ritorno te lo darò”. “Chi tra questi tre ti sembra essere più vicino a colui che si imbattè nei ladri?” Quello disse: “colui che ebbe pietà di lui”. Gesù disse a questo: “va’ e fa’ allo stesso modo”.
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LO SCOPPIO DELLA PESTE AD ATENE versione di greco TRADUZIONE dal libro Ellenion - pag. 264 n. 303
Inizio: Καὶ ὂντων αυτῶν οὐ πολλας πω ἡμερας ἐν τῇ Αττικῇ, ἡ νοσος προτων ἤρξαντο γενεσθαι fine : Υστερον δε και ες τὴν ανω πολιν αφικετο, και εθνεσκον πολλω μαλλον ηδη.
Non erano passati ancora molti giorni da quando costoro erano giunti in Attica che la pestilenza cominciò a sorgere in Atene; si dice, si, che essa anche prima fosse scoppiata in molte località, a Lemmo e in altri paesi, tuttavia un tale contagio e una tale strage non erano avvenuti in nessun luogo a memoria d’uomo. Che non bastavano a fronteggiarla neppure i medici i quali, non conoscendo la natura del male, lo trattavano per la prima volta; anzi loro stessi morivano piu degli altri, in quanto più degli altri si accostavano al malato, e nessun’altra arte umana bastava contro la pestilenza. Tutte le suppliche fatte nei luoghi sacri e ogni rivolgersi ai vaticini e a cose del genere risultò inutile, e alla fine gli uomini abbandonarono questi espedienti, sopraffatti dal male. Dapprima, a quanto si dice la pestilenza cominciò in Etiopia, sopra l’Egitto, poi sorse anche in Egitto e in Lidia e nella maggior parte della terra del re. Ad Atene piombò improvvisamente, e dapprima contagiò gli uomini al Pireo, si che dagli Ateniesi si disse anche i Peloponnesi avevano gettato dei veleni nelle cisterne. Successivamente la pestilenza raggiunse anche la città alta, e allora gli uomini morivano in maggior numero.