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Uno scriba d'un tempo, esaltava ai suoi figli la vita degli scrivani: Sono uno scriba, (e) anche voi, o fanciulli, sarete scrivani. Sarete senza dubbio felici: gli agricoltori, infatti, oppure i marinai, o gli atleti, o i poeti, non sono né saranno tanto felici quanto i nostri colleghi. Infatti gli agricoltori arano la terra secca: non sempre in autunno raccolgono i frutti, poiché, di tanto in tanto, i fiumi, a causa delle molte piogge, allagano i terreni. Per giunta, gli agricoltori danno sempre ai padroni dei campi una grande quantità di grano: non sempre gli agricoltori godono del riposo sotto l'ombra dei bei fichi, così come leggiamo in molti poeti. I marinai invece spesso navigano verso il prospero Egitto e la lontana Asia, tra le onde e le grandi tempeste: talvolta combattono anche con pirati feroci. Gli atleti non hanno mai pace, bensì si esercitano ogni giorno. I poeti famosi ottengono molti allori, ma gli allori non forniscono il cibo. O fanciulli, siate scrivani: vi occuperete degli affari del vostro padrone, e avrete sempre molta ricchezza.
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A Roma, gli abitanti venerano molte dèe. Diana, la figlia di Latona, è la regina dei boschi e degli animali selvatici. Abita nei boschi, e, per mezzo delle frecce, uccide gli animali selvatici. Minerva è la dea delle battaglie, e sfoggia un elmo, una corazza ed una lancia. È anche la dea della conoscenza, ed ama i poeti. Vesta è la dea delle famiglie. Le padrone, le figlie, le ancelle e le schiave abbelliscono gli altari della dea per mezzo di corone di rose e di viole. Diana ama le cerve. Le cerve sono animali selvatici dei boschi, e corrono attraverso i boschi. I poeti consacrano l'ulivo a Minerva. L'ulivo rappresenta la conoscenza. Gli altari di Vesta risplendono sempre per le fiamme. Il fuoco della dea dona concordia alle famiglie.
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La casa Romana aveva molte stanze, che venivano disposte intorno all'atrio. Il vestibolo era l'entrata della casa, di qui si accedeva all'atrio. Nel mezzo dell'atrio c'era una vasca e, attraverso il cortile interiore, veniva raccolta la pioggia. Davanti all'atrio c'era il salotto (tablinum), dove la famiglia si riuniva e cenava. Spesso ai banchetti partecipavano molti convitati. Questi banchetti potevano durare dall'ora nona sino alla metà della notte. Ai lati del vestibolo erano distribuite le stanze da letto per il riposo. Di fianco al salotto c'era il giardino, dove dagli schiavi venivano coltivate molte piante ed alberi.
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Dagli antichi Romani i buoni costumi erano considerati il fondamento dello Stato. I Romani, dunque, elogiavano sempre la concordia, e invece biasimavano l'avidità. Il diritto e il bene, presso di loro, aveva valore grazie alle leggi non più che per natura. I cittadini gareggiano con i loro compagni in virtù, e si comportavano in maniera benevola. Con questi due atteggiamenti, la prodezza in guerra, e la giustizia quando era arrivata la pace, si prendevano cura di sé stessi e dello Stato, ed arruolavano l'esercito.
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A Roma, i patrizi possedevano cospicue ricchezze, ed amministravano la città in maniera altèra. I plebei, al contrario, sopportavano pesanti fatiche, pagavano tasse pesanti, ed erano poveri: e così la vita dei plebei era ardua e difficoltosa. Perciò i plebei abbandonano la città, si ritirano sul Monte Sacro, e lì allestiscono un piccolo accampamento. Infatti pensano così: Non semineremo i campi degli uomini ricchi. I campi non daranno i raccolti, i patrizi non avranno il pane. Noi, al contrario, semineremo qui il grano, ed avremo il pane; i patrizi ascolteranno senz'altro le preghiere della plebe indigente. A questo punto i patrizi inviano degli ambasciatori presso la plebe, che riferiscono le parole dei senatori: Tornate in città, i patrizi saranno giusti, cancelleranno i vostri debiti, ripartiranno i profitti in parti eque. Allora i plebei mettono da parte il piano temerario, e ritornano nella città; i patrizi rispettano le cose promesse, ed i cittadini Romani recuperano la concordia.
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