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Due donne si recavano presso il saggio re Salomone, ed affidavano al giudizio di lui un'importante disputa. La prima donna disse: O re, questo è il mio bambino, e codesta donna è una bugiarda! La seconda donna, disse al contrario: In verità sono io la madre! Le parole di costei sono false, poiché costei partorì un figlio, ma presto quello morì. Ieri il mio figliolo è stato rapito di nascosto da costei: questo bambino di certo non è suo figlio. Salomone fu per lungo tempo incerto, poi risolse la cosa in questa maniera: Da me vi viene proposta questa cosa: questo fanciullo verrà tagliato con una spada in due parti. Allora la prima donna esclamò: Ciò è giusto! Ma la seconda, la quale temeva l'uccisione del figlio, disse: Consegnate il bambino a codesta donna, ma non lo uccidete! Allora Salomone stabilì: Costei è la vera madre! Consegnò a lei il figlio e disse: Invece mettete quella nelle carceri.
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I Cimbri e i Teutoni, aggressive e rozze popolazioni dei Germani, mettevano tutte le cose a ferro e fuoco. Le legioni dei Romani cercavano invano di contenere le pericolose ed impetuose scorrerìe dei nemici. Alla fine Mario, comandante dall'animo temerario, si recava in fretta nella Gallia contro i Teutoni con vaste truppe; ma i barbari, per via della notevole grandezza dei corpi e per via della capigliatura incolta, provocavano ai soldati Romani un incredibile terrore. Però, nella difficile situazione, Mario rinsaldava gli animi dei Romani con parole dure e risolute. Disse: I Teutoni sono aggressivi e minacciosi d'aspetto, non per valore; o soldati Romani, dimostrate la vostra passata audacia: sarete i vincitori. A quel punto tutti combattevano con animo vigoroso ed abbattevano i barbari.
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Per le matrone i figli sono dei gioielli. Infatti presso Pomponio Rufo (ossia "nell'opera di Pomponio Rufo"), nel libro delle cose fatte e delle cose dette, troviamo (scritto) così: una matrona Campana, ospite nell'atrio di Cornelia, la madre dei Gracchi, mostra i suoi gioielli: gemme, perle, e molte collane d'oro e d'argento. I figli vanno via dalla scuola, e vanno incontro a Cornelia. Cornelia, felice, esclama con grande gioia: I miei gioielli sono i miei figli, non le mie collane!
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I coloni coltivano i terreni con grande gioia. Gli agricoltori del Lazio consacrano boschi sacri al dio Silvano. Il padre di famiglia annuncia così ai figli e alle figlie: O fanciulli e fanciulle, adornate gli altari del buon dio; il dio sarà favorevole. Egli, più tardi, prega il dio: O Silvano, buon dio, proteggi i fertili campi e scaccia le malattie! Poi l'agricoltore ritorna allegro nel villaggio.
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Spinti dall'autorità di Milziade, gli Ateniesi portarono le truppe fuori della città e collocarono l'accampamento in un luogo adatto. Poi, il giorno seguente, il comandante dispose i soldati alle pendici di un monte, in una zona non del tutto scoperta, e ingaggiò la battaglia: infatti sia l'altezza dei monti li proteggeva, sia gli alberi intralciavano i cavalli dei nemici. E così Milziade fece avanzare tutte le proprie truppe, e ingaggiò la battaglia. E in una battaglia tanto grande, lo straordinario valore degli Ateniesi annientò e mise in fuga un numero dieci volte maggiore di nemici. Milziade aveva guidato i soldati degli Ateniesi in difesa della salvezza della patria e aveva liberato tutta la Grecia. Tuttavia gli Ateniesi lo avevano ingiustamente accusato di tradimento, e lo gettarono in prigione fino alla morte poiché, a causa della tirannide di Pisistrato, temevano l'eccessiva potenza dei concittadini.