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La gloria di Omero superava la gloria di tutti gli altri poeti: anticamente i libri di lui erano la causa della gioia dei fanciulli e delle fanciulle, degli uomini e delle donne, ed anche ora, presso tutte le regioni, sono rinomati e ben noti, non soltanto agli uomini eruditi, ma anche ai fanciulli. Tutti gli uomini danno (nel senso di: "riconoscono, attribuiscono") un grande valore anche ad Eschilo e a Pindaro, ed imparano le loro parole e le trattengono con la memoria. Un tempo, infatti, la fama di Pindaro, amico di molti uomini Siciliani, era illustre non soltanto nella Grecia, ma anche in Italia e in Sicilia, a Roma e a Siracusa. A nessun poeta la Sicilia era tanto gradita e (essa) conserverà sempre il ricordo di lui.
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Abbiamo preso la decisione di ucciderti poiché governi non come su degli uomini liberi, ma regni come su dei servi. Quanta parte dei Macedoni sopravvive alla tua spietatezza? Ti affascinano l'abito e l'usanza dei Persiani; hai in odio i costumi della patria. Perciò abbiamo deciso di uccidere un re dei Persiani, non dei Macedoni; noi, secondo il diritto di guerra, ti puniamo come traditore. Tu hai costretto i Macedoni mettersi in ginocchio dinanzi a te e ad adorarti come un dio. Ti meravigli se noi, uomini liberi, non riusciamo a tollerare la tua arroganza? Cosa ci aspettiamo da te, noi che o dobbiamo morire da innocenti, o, cosa che è più amara della morte e incredibile a dirsi, vivere in schiavitù?.
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Nei racconti dei poeti c'è una grande saggezza. Spesso i poeti elogiano la gloria di Minerva. Fate silenzio, o fanciulle, ed ascoltate la storia della dea Minerva! Gli abitanti di Roma venerano molte dee. Minerva era la protettrice delle battaglie, e proteggeva i poeti: perciò era gradita ai Romani. Minerva era nota anche ai Greci: in Grecia, specialmente ad Atene, gli abitanti consacravano molti altari alla dea Minerva e, sugli altari della dea, ponevano statue preziose.
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Poiché Ercole era stato accolto presso il re Eneo, fu infiammato dall'amore per Deianira, la figlia del re, e desiderò legarla a sé come sposa. Ma dovette lottare con Acheloo, che desiderava Deianira. Acheloo era un dio dei fiumi, e si trasformava in tutte le forme. Egli, mentre combatteva con Ercole a causa del matrimonio con Deianira, si trasformò in un toro. Ercole gli strappò un corno, e lo diede alle Ninfe, e le dee lo riempirono di frutti e lo chiamarono cornucopia. Dopo che Ercole andò via dalla casa, anche il centauro Eurito chiese Deianira come moglie. Poiché il padre di Deianira temeva la prepotenza del centauro, accettò la proposta di Eurito. Nel giorno stabilito, Eurito si recò alle nozze, ma fu ucciso proprio da Ercole.
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Gli Spartani, dopo che ebbero visto che Epaminonda, il re dei Tebani, crollava durante la battaglia, poiché avevano ritenuto che la sorte di tutta quanta la guerra e la salvezza della patria era riposta nella morte di lui, fecero tutti insieme un assalto contro lui solo, fino a che il re, colpito da lontano da un giavellotto, cadde, dopo che molti, da una parte e dall'altra, erano stati feriti oppure uccisi nella sanguinaria battaglia. L'assalto dei Tebani venne fiaccato, per un po', dalla caduta di lui: ma presto la battaglia venne ripresa più aspra e alla fine i Tebani sconfissero gli Spartani. Ma Epaminonda, dopo che si fu accorto di aver ricevuto una ferita grave, non volle tuttavia estrarre il giavellotto, per non spirare con molto sangue, bensì tenne la lancia conficcata nella ferita, finché non gli venne riferito che i Tebani avevano vinto. Dopo che ebbe udito ciò, disse: Ho vissuto abbastanza. E dopo che ebbe estratto il giavellotto dalla ferita, giacque morto nel proprio sangue.