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All'incirca cinquecentomila cittadini Romani mi prestarono giuramento militare. Di questi, molto più di trecentomila li inviai nelle colonie o li rimandai nei loro municipi, e assegnai a ognuno di loro poderi o denaro come compensi per il servizio. Ho catturato seicento navi senza contare quelle più piccole delle triremi, se ce ne furono. Ho ottenuto per due volte il trionfo con l'onore dell'ovazione, ho condotto tre trionfi sul cocchio, e sono stato dichiarato per ventuno volte "generale vittorioso". A motivo delle mie imprese, felicemente compiute in terra e in mare, per cinquanta volte il senato decretò che si dovessero rivolgere agli dei immortali pubbliche preghiere di ringraziamento. Poi pregarono, per deliberazione del Senato, per ottocentonovanta giorni. Durante i miei trionfi, ci furono nove re e figli di re davanti al mio carro. Quando scrivevo queste cose ero stato console per tredici volte e sono stato capo del senato per quarant'anni.
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Quando Dario, il re dei Persiani, mosse contro i Greci, furono al comando della flotta Dati e Artaferne, i quali si avvicinarono all'isola Eubea. In breve tempo i Persiani occuparono Eretria, ed inviarono ostaggi a Dario, in Asia. Quindi giunsero nell'Attica, e schierarono l'esercito sul campo di battaglia presso Maratona. Gli Ateniesi, quando si resero conto del pericolo, chiamarono gli Spartani, dopo che in patria avevano eletto dieci pretori dei soldati, fra i quali c'era Milziade. I pretori avevano un notevole disaccordo: non tutti desideravano difendere le mura della città, ma i più volevano dichiarare battaglia ai Persiani; principalmente Milziade voleva organizzare un accampamento e, con grande coraggio, lottare con i Persiani. Alla fine prevalse l'esortazione di Milziade.
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Atene era illustre per i molti poeti e per gli oratòri, e perciò i Romani la consideravano un esempio di cultura e di civiltà. Gli scrittori Romani attraversavano i mari, e visitavano le illustri città della Grecia, soprattutto Atene. Tra i poeti Romani, intraprendevano un viaggio in Grecia Terenzio, Virgilio e Catullo. La prima volta, la nave di Terenzio fa naufragio, e il poeta va incontro alla morte. Anche Virgilio, mentre ritorna in patria dalla Grecia, muore a Brindisi, e non porta a compimento la propria opera, l'Eneide. Catullo, invece, continua il viaggio attraverso molti popoli e molti mari, e giunge alla tomba del fratello, che si trovava nella Troade. Poi ritorna sano e salvo (lett. : "illeso") a Roma.
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Tullio saluta la sua Terenzia e la sua piccola Tullia. Se tu e la piccola Tullia, luce nostra, state bene, noi stiamo bene. Io consegno spesso lettere per voi: trascorrono momenti tristi, e in verità, quando o vi scrivo, o leggo le vostre lettere, le lacrime mi sfiniscono. Noi siamo stati a Brindisi, presso M. Lenio Flacco, un uomo eccezionale. Siamo partiti da Brindisi e, attraverso la Macedonia, ci dirigiamo a Cizico. Voi, o mia soavissima Terenzia, se ci amate, fate in modo di star bene. Ciao.
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Alessandro Magno, dopo chein battaglia ebbe catturato alcuni filosofi Indiani, ordinò loro di rispondere, uno per volta, a ciò che egli avesse chiesto. A quel punto il re chiese: Qual è il più assennato tra gli animali?. Un Indiano rispose: Quello che nessuno tra gli uomini sa che esista. Alessandro chiese in che modo egli stesso potesse essere ritenuto un dio. Un Indiano rispose: Quando farai ciò che nessuno tra i mortali può fare!. Alessandro chiese se avesse più importanza la morte oppure la vita. Un Indiano rispose: La vita, perché la vita fa sì che, dal non esistere nessuno, esistano gli uomini; la morte invece fa sì che, di coloro che esistono, non esista più nessuno. Alessandro chiese: Per quanto tempo è utile ad un uomo vivere?. Un Indiano rispose: Finché egli capisce che per lui la morte è più utile della vita. Dopo che ebbe ascoltato queste cose, (Alessandro) concesse loro la libertà.