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a. Un amore veramente... cieco!<br /-Quinto ama Taide. Quale Taide? Taide "la Guercia". Infatti Taide ha un solo occhio; Quinto non ne ha due.
b. Aspirante vedovo.
Un certo uomo era malato di una malattia mortale; la moglie di lui, disperata, improvvisamente, tra le lacrime, abbraccia il marito e grida: Se tu muori e lasci me da sola, io mi impicco, poiché io, senza di te, non posso vivere. L'uomo apre gli occhi e le risponde: O anima mia, perché non mi fai questo regalo finché sono in vita?
Antiqui Graeci deis deabusque magna templa aedificabant ubi sacra celebrabant atque hostias immolaba
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I Greci antichi costruivano grandi templi in onore degli dèi e delle dèe (complemento di vantaggio - "in onore di"), dove celebravano le cerimonie sacre e sacrificavano le vittime. A Delfi, nell'Attica, c'era un importante tempio di Apollo, dove la Pizia, la sacerdotessa del dio, profetizzava le cose future: per questo, a Delfi accorrevano non solamente i Greci, ma anche innumerevoli popoli Mediterranei, i quali desideravano conoscere le cose future, ed offrivano al dio molti doni preziosi. Ad Epidauro, nell'Argolide, c'era un grande tempio di Esculapio, il dio della medicina; lì si radunavano molti malati, i quali chiedevano la protezione del dio, e attendevano un conforto dei loro mali. Anche a Cuma, in Campania, c'era un importante oracolo della Sibilla; la Sibilla era solita scrivere sulle foglie le proprie profezie, e disperdere le foglie per mezzo del vento; per questa ragione, le profezie Sibilline potevano essere comprese solamente da pochi uomini. Anche a Roma, non solamente il Foro, ma anche le vie più grandi, erano abbellite da splendidi templi, dove si trovavano statue degli dèi grandi e belle, o di marmo, o d'avorio, o di bronzo.
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Una volta Ercole, quando era giovane, incontrò in un bivio due giovani donne di straordinaria bellezza. L'una, una bella fanciulla, vestita di una magnifica veste e adornata con gioielli d'oro e d'argento, disse con voce dolce: Io sono chiamata Piacere ed offro agli uomini una via comoda. Se andrai per la mia strada, riempirai il tuo animo di grandi gioie e diletti. L'altra, invece, una donna dalla grande umiltà, vestita con una veste decorosa, ma non preziosa, disse ad Ercole: Io sono chiamata Virtù; non ascoltare le lusinghe di Piacere, ma scegli la mia strada! Andrai per un cammino lungo e impervio, risalirai montagne difficili, attraverserai fiumi profondi, affronterai molti pericoli, ma alla fine arriverai alla gloria eterna. Infatti, i piaceri sono effimeri, la lode della virtù sarà eterna. Ercole ubbidì a queste parole e scelse senza indugio la via della virtù.
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Esopo, dopo aver visto le nozze di un ladro che (gli) abitava vicino, cominciò a raccontare questa breve favola: Un tempo, il Sole desiderava prendere moglie, ma le rane, spaventate, levarono lo chiamazzo fino alle stelle. A quel punto Giove, che aveva sentito lo schiamazzo, chiese la ragione della lamentela. Gli rispose una delle rane: Attualmente il Sole, da solo, prosciuga tutte le paludi e tutti gli stagni, e perciò molte rane perdono miseramente la vita per via della siccità. Se poi avrà generato anche dei figli, allora nessuna rana sopravvivrà.
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Mi ricordo le parole di un maestro che raccontò le imprese di Giove, il padre degli dèi e degli uomini. Giove, il figlio di Saturno, fu il re del cielo e della terra, e non volle regnare insieme al padre. Quindi Giove, dopo una guerra lunga e violenta, sconfisse con la forza il padre, e, dopo la vittoria, cominciò a spartirsi con i fratelli il regno del padre: infatti, a Giove spettò il governo del cielo, a Nettuno (spettò il governo) del mare, a Plutone (spettò) il regno degli Inferi. Successivamente combatté valorosamente e con successo contro i Titani, i figli Urano e della Terra, e contro Tifeo, un mostro spaventoso ed enorme; portò la guerra contro la potenza dei Giganti, e li sconfisse tutti e li mandò nel Tartaro. Poi salì sull'Olimpo, dove aveva la dimora insieme a tutti gli dèi del cielo, e (dove) stava a capo dell'assemblea degli dèi. E Giove ebbe autorità non solamente nei confronti degli uomini e degli dèi, ma anche nei confronti di tutti gli elementi celesti: infatti era il signore e il sovrano delle nubi, delle piogge, e delle tempeste; tutti, anche la moglie Giunone, temevano la collera di Giove, poiché accendeva il fuoco dei fulmini e lanciava i fulmini contro i nemici; quando invece si trovava in pace offriva una luce serena e tranquilla.
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