Mercator, quia non solum in Aegypto sed etiam in Mediterranei insulis multa et magna negotia habebat
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Un mercante, poiché aveva molti e grandi affari non soltanto in Egitto, ma anche nelle isole del Mediterraneo, era spesso costretto a viaggiare per mare. Una volta il mercante si trovava su una piccola imbarcazione in compagnia del suo fidato schiavo: il mare era calmo, ma all'improvviso è scosso da un vento impetuoso, grandi onde colpiscono la carena, e l'imbarcazione è in grande pericolo. Allora il padrone tende le mani verso il cielo e prega così Nettuno, dio delle acque: O Nettuno, se tu salvi la mia vita e la vita dello schiavo, ti prometto molte e pingui vittime sacrificali, e farò magnifici sacrifici sul tuo altare! Ma lo schiavo, mentre con enorme impegno ammaina le vele, ode le parole del padrone e risponde: Di sicuro è bene invocare gli dèi nei pericoli, ma è meglio muovere le braccia!
Multi dei a Romanis colebantur: in deorum numero erant Saturnus, Bacchus, cui nomen erat etiam Liber
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Molti dèi erano venerati dai Romani: nel novero degli dèi vi erano Saturno, Bacco, che era chiamato anche Libero, Nettuno, Mercurio, Esculapio e Vulcano. Gli agricoltori onoravano Saturno, antica divinità dei campi, e Bacco, dio della vendemmia e del vino; i marinai invece, nei pericoli del mare, pregavano Nettuno, dio delle acque. Mercurio, protettore delle strade e del commercio, era anche il messaggero degli dèi. Esculapio, figlio di Apollo, era il dio della medicina, per questo motivo era venerato dai medici ed era invocato dagli infermi. Infine vi era Vulcano, il quale dimorava nell'Etna ed era il fabbro degli dèi. Nel novero delle dee vi erano Diana, Vesta, Minerva. Diana, figlia di Latona e di Giove, era la dea dei boschi e degli animali selvatici; Vesta, protettrice del focolare domestico, aveva la tutela della famiglia; Minerva, dea della conoscenza, era anche la protettrice della guerra.
Narcissus venator Arcadicus pulcher adulescens erat superbus tamenumero Pulchritudine corporis sui i
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Narciso, un cacciatore Arcadico, era un bel giovane, e tuttavia arrogante. Esaltato per via della bellezza del suo corpo, non considerava degne di aiuto le suppliche della sfortunata Eco. Perciò, gli dèi del cielo stabiliscono di punire il giovane, ed infondono del duro animo di Narciso un nuovo desiderio: egli viene vinto dall'amore di sé e della propria bellezza. Un giorno, dopo le fatiche della caccia, mentre placa la sete presso un limpido lago, vede il proprio aspetto nell'acqua argentata del lago, e viene preso dallo stupore e da un folle amore di sé. Resta per lungo tempo immobile, e con occhi intenti, contempla la propria immagine nel calmo specchio d'acqua, e non sente la fame né la sete, ma per giorni e notti interi osserva fisso l'acqua. Quando, poco alla volta, le forze abbandonano il giovane, anche allora egli resta fermo vicino al lago, e non distoglie gli occhi dalla propria immagine nell'acqua. Così il giovane arrogante muore, poi, al posto suo, viene trovato un delicato fiore bianco e rosso: gli dèi tramutano l'arrogante cacciatore Arcadico in un esile fiore per l'amore disprezzato della sfortunata Eco.
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Ancora oggi (etiam... hodie) Socrate è famoso non soltanto per i suoi insegnamenti filosofici, ma anche per le sue risposte chiare ed intelligenti. Una volta, il grande filosofo Greco, che presso la piazza di Atene faceva costruire per sé e per la propria famiglia una piccola casa, casualmente passava per di là con i propri allievi: allora tutti si fermano ed osservano attentamente il cantiere. Poi, uno tra gli allevi chiede a Socrate: O maestro, per favore, dimmi perché la tua casa è coì modesta e piccola? Il filosofo sorride e risponde: La mia casa è modesta e piccola, ma certamente è sufficiente sia a me, sia ai miei amici. O allievi, ricordatevi sempre questo: i veri tesori della vita non sono una casa grande e sontuosa, né una grande ricchezza, ma pochi amici sinceri.
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Mi sono svegliato dal sonno prima dell'alba; mi sono alzato dal letto, mi sono seduto, ho preso le calze e le calzature; mi sono calzato; ho chiesto l'acqua per il volto; lavo dapprima le mani, poi ho lavato il volto; mi sono asciugato, ho tolto la camicia da notte, ho preso la tunica per il corpo, ho messo la cinta, ho unto la mia testa e l'ho pettinata, sopra indosso il mantello, sono uscito dalla camera da letto per andare a salutare mio padre e mia madre con il precettore e la nutrice, ho salutato e baciato entrambi. E così sono sceso giù da casa. Vado nella scuola. Sono entrato, ho detto: Salve maestro e il maestro mi ha salutato a sua volta. Il mio giovane schiavo bibliotecario mi ha teso la tavoletta e un astuccio per penne; mi siedo al mio posto e scrivo; appena ho scritto lo mostro al maestro.
- Miltiades Atheniensis, Cimonis filius, clarus peritusque dux fuit. Cum Darius, Persarum rex, bellum
- Hannibal Carthaginiensis, Hamilcaris filius, fortis peritusque miles, prudens strenuusque dux ...
- Galli, qui cum magnis copiis de Alpibus in Italiam descenderant, totam regionem ferro ...
- Olim canis et gallus una iter faciebant. Sub vesperum itineris labore fessi consistere statuunt ...