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Senza dubbio nello studio della lingua Latina gli allievi devono impiegare operosità e diligenza, ma di certo agli allievi sono necessari anche due validi aiuti: il maestro e i libri. Il maestro, se qualcosa è d'impedimento, può rimuovere gli ostacoli, se la strada è impervia, può fornire aiuto; il maestro infatti spiega i vocaboli sconosciuti, chiarisce i concetti oscuri, scioglie i nodi intricati, addestra l'ingegno degli allievi, ancora inesperto, nei primi rudimenti della letteratura Latina. Infine i libri sono indispensabili per lo studio della lingua Latina; in essi, infatti, gli scolari possono sempre trovare i principi e le regole della lingua Latina, che i fanciulli devono imparare a memoria, poiché, se le fondamenta non sono sufficientemente salde, l'intero edificio crolla.
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L'indole degli uomini disonesti non può essere cambiata neppure dai favori degli uomini onesti e generosi: questo insegna un breve racconto di Esopo. Un certo agricoltore, mentre giunge presso la sponda di un fiume, trova una piccola vipera, stremata dal freddo. Allora, spinto dalla pietà, l'agricoltore riscalda la vipera dapprima in grembo, e poi sotto le ascelle. Dopo poche ore la vipera, rianimata, riprende la propria indole, e, in cambio del suo favore, infligge un morso mortale all'agricoltore gentile. E così la vipera ripaga il favore dell'agricoltore con un torto.
In Europa multae insulae sunt: magnae putantur Britannia, Sardinia, Corsica, Sicilia, Creta atque Cy
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In Europa ci sono molte isole: la Britannia, la Sardegna, la Corsica, la Sicilia, Creta e Cipro sono ritenute grandi. Tra le isole piccole, invece, ricordiamo le Eolie in Sicilia, le isole Ponzie nel mar Tirreno, l'Elba presso l'Etruria, e Itaca presso la Grecia. Ancora oggi Itaca è famosa, e nota agli stranieri poiché è la patria di Ulisse. Il ricordo dei Fenici vive ancora oggi in Sardegna, la reputazione dei Celti (vive ancora oggi) in Britannia. Presso la Spagna si trovano le isole Baleari, che sono assai celebrate dai poeti Romani, e sono chiamate "le isole Fortunate".
Mercurius, Iovis Maiaeque filius, mercaturae deus erat; nam negotiis praesidebat et patronus non sol
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Mercurio, figlio di Giove e di Maia, era il dio del commercio; infatti presiedeva agli affari ed era il patrono non soltanto dei mercanti, ma anche dei ladri. Come messaggero degli dèi, annunciava i comandi degli dèi ai mortali, usava un linguaggio raffinato – perciò era anche il dio dell'eloquenza e dell'astuzia – e così, con parole chiare, otteneva facilmente l'obbedienza degli uomini. Mercurio era considerato anche il dio delle strade: metteva ai piedi i calzari alati e rapidamente percorreva terre lontane, il vasto mare e l'alto cielo. Indossava il pètaso e con la mano destra reggeva il cadùceo: con il cadùceo donava o scacciava il sonno, portava i sogni, radunava le anime dei morti e le conduceva agli Inferi. Infine Mercurio costruì la prima lira con il guscio di una testuggine.
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Dopo che il numero degli uomini era aumentato, tutti i vizi presero vigore. Irritato per questo, Dio aveva deciso di mandare in rovina la razza degli uomini per mezzo di un diluvio. Ciononostante risparmiò Noè e i figli di lui, che praticavano la virtù. Noè, per ordine di Dio, costruì una grande arca a forma di nave, la spalmò con del bitume, e introdusse in essa una (sola) coppia di tutti gli uccelli e gli animali. Dopo che Noè entrò nell'arca insieme alla moglie, ai figli, e alle loro mogli, le acque del mare, dei fiumi e delle sorgenti esondarono. Allo stesso tempo, a causa della cospicua pioggia che era caduta per quaranta giorni e per altrettante notti, l'acqua aveva ricoperto anche i monti più alti su tutta la Terra. Tutte le cose vennero inghiottite dal diluvio; l'arca, invece, stava a galla sopra le acque.
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