Nocte Scylla crinen purpureum patris in somno recidit, postea per hostium castra ad Minois tabernacu
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Durante la notte Scilla taglia nel sonno il capello rosso del padre, poi, attraverso l'accampamento dei nemici, accorre alla tenda di Minosse e dice al re: Io Scilla, figlia di Niso, dono a te una prova del mio amore insieme alla libertà della mia patria; infatti, se avrai tu il capello rosso di mio padre, sconfiggerai le truppe dei Megaresi e conquisterai la città. Ma lo spaventoso misfatto scuote l'animo del re Minosse. Infatti egli biasima con parole aspre il tradimento di Scilla, e caccia via con grande indignazione la giovane dall'accampamento dei Cretesi. Poi mette fine alla guerra con i Megaresi, e ritorna a Creta. Scilla, tormentata dal rimorso, si getta nel mare. La sventura della povera fanciulla muove alla misericordia Venere, la dea dell'amore, che trasforma Scilla in un airone, un grande uccello marino.
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Le Furie sono tre donne chiomate con dei serpenti, per via dei tre violenti sentimenti che producono gravi sconvolgimenti negli animi degli esseri umani, e talvolta spingono anche l'essere umano a commettere crimini. I tre sentimenti che sconvolgono l'animo dell'essere umano sono: la collera, che richiede vendetta; la cupidigia, che desidera ricchezza; la dissolutezza, che desidera piaceri. Perciò esse sono chiamate Furie, perché, per mezzo dei loro pungoli, feriscono la mente dell'essere umano e la sconvolgono senza pausa alcuna. Le Ninfe sono considerate dee delle acque. I nomi delle Ninfe sono vari: infatti le Ninfe delle montagne si chiamano Oreidi, (le Ninfe) dei boschi (si chiamano) Driadi, (le Ninfe) delle sorgenti (si chiamano) Amadriadi, (le Ninfe) delle pianure (si chiamano) Naiadi, (le Ninfe) del mare (si chiamano) Nereidi.
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La mia casa di campagna (villa: "fattoria, casa di campagna") è bella e spaziosa, ma la manutenzione non è dispendiosa. Davanti alla casa c'è un atrio piccolo, però non squallido; dopo l'atrio c'è un porticato della forma della lettera dell'alfabeto "D": un ottimo riparo contro le intemperie e gli improvvisi acquazzoni estivi; poi c'è un'aia, piccola ma graziosa. Una sala da pranzo abbastanza bella si affaccia sulla costa marittima; quando il vento Africo gonfia le onde, la porta della sala da pranzo viene lievemente bagnata dall'acqua del mare; ha porte o finestre da ogni parte. Da dietro, invece, si possono vedere campi e boschi. La camera da letto è ampia e assolata. Nella spaziosa stanza da bagno ci sono due vasche. Vicinissima c'è una straordinaria piscina calda: quelli che nuotano nella piscina possono osservare sia il Tirreno, sia le lunghe spiagge e le ville ridenti.
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Dopo l'annuncio della strage dei fanciulli e delle donne, all'alba i Germani, che avevano sentito le grida alle spalle, una volta gettate le armi ed abbandonate le insegne militari, si lanciarono fuori dall'accampamento, e dopo essere giunti a briglia sciolta al punto d'incontro di Mosa e Reno, persa fiducia nella fuga, e visto che un gran numero era stato ucciso, i rimanenti si gettarono nel fiume e lì morirono sopraffatti dalla paura, dalla stanchezza, e dalla violenza del fiume. A quel punto i nostri, sani e salvi dal primo all'ultimo, dato che pochissimi erano stati feriti, poiché nessuno opponeva resistenza, si ritirarono nell'accampamento. Cesare concesse la facoltà di andarsene a coloro che aveva trattenuto nell'accampamento, ma quelli, poiché temevano le ritorsioni e le torture dei Galli, dei quali avevano mandato in rovina i campi, vollero restare presso di lui. Una volta portata a termine la guerra di Germania, Cesare concesse la libertà a quei Germani che aveva catturato e trattenuto nell'accampamento.
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O povero Vacerra, vedo i tuoi bagagli che portano sulle spalle non gli schiavi, ma tua moglie, alta e rossiccia di capelli, la tua grassa cognata e la nonna, una vecchietta debole e canuta. Invece tu, magro e pallido come un morto a causa della fame, trasportavi un piccolo letto e un tavolo difettoso. Nei bagagli c'erano vasi ed una lampada con una coppa di corno. Alla stessa maniera, portavate una pentola piena di aglio e di cipolle, un orcio fetido di sardelle, un braciere con un'anfora ed un crogiolo. Ora porti fuori un cestino di puleggio con una fetta di formaggio Tolosano, e lo appoggi sulla strada. O povero Vacerra, perché chiedi una dimora? Bagagli tanto piccoli e miseri possono stare anche sotto un ponte!
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