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La "biblioteca" ha derivato il nome dalla lingua Greca, poiché lì vengono conservati i libri. Presso i Greci, per primo Pisistrato, il tiranno degli Ateniesi, fondò una biblioteca, che Serse, dopo che essa fu ingrandita da allora in avanti dagli Ateniesi, portò nella terra dei Persiani, una volta che ebbe dato alle fiamme Atene. Alessandro Magno e i successori di lui, mirarono a rifornire le biblioteche di ogni genere di libri. In Egitto, soprattutto Tolomeo, dal soprannome di Filadelfo, ardeva di passione per le biblioteche al punto che superò Pisistrato: infatti ai suoi tempi ad Alessandria vennero trovati settantamila libri. Invece a Roma portò per primo una grande quantità di libri Emilio Paolo, dopo che Perseo, il re dei Macedoni, venne sconfitto; poi Lucullo trasferì a Roma moltissimi libri, dal bottino del Ponto. Successivamente Cesare affidò a Marco Varrone l'incarico che nella città venissero costruite numerosissime biblioteche.
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Ecco che tre oche sacre, le quali, come credo, alla metà del giorno erano solite reclamare il mangime giornaliero da una vecchia, fanno un assalto contro di me e, mentre tremo, mi accerchiano con un strepito tanto orribile e rabbioso, che non riesco a scappare. Ed una strappa la mia tunica, un'altra scioglie e tira via i legacci delle calzature, la terza, inoltre, comandante e maestra di ferocia, non ha esitato a tormentare con un morso stretto la mia gamba. A quel punto ho staccato il piede di un tavolino che casualmente era in strada, e ho iniziato a picchiare con il bastone l'aggressivo animale, e con la morte dell'oca mi sono vendicato. Ormai le rimanenti oche avevano raccolto le fave rotolate e sparse ovunque, e poiché private della comandante, così credo, erano ritornate nel tempio, mentre io, felice per la vendetta, ritorno a casa e lavo con l'aceto la ferita non profonda della gamba.
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Arminio, il capo dei Cheruschi, era un comandante valoroso e accorto; dato che i Germani sopportavano di malanimo il dominio dei Romani, lì incitò a fare una ribellione. Varo, il comandante dei Romani, si mise in marcia con le legioni per domare la ribellione, ma, dopo che arrivò nella foresta di Teutoburgo, Arminio lo trascinò in un'imboscata. E i Romani non poterono neppure mettersi in salvo combattendo accanitamente: sconfitti dalla grande massa dei Germani, spossati dalla lunga marcia, e accerchiati dalle paludi, morirono pressoché tutti. Pochi soltanto si rifugiarono presso le sponde del Reno; Varo si dette la morte, per non cadere nelle mani dei nemici. Augusto accolse con grave turbamento dell'animo la notizia della disfatta e battendo la testa contro le porte gridava: O Quintilio Varo, restituisci le legioni!
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Cos' come attribuisco sempre grandissima importanza al giudizio del tuo animo, allo stesso modo la attribuisco al giudizio dei tuoi occhi; infatti tu sei tanto assennato quanto io sono assennato (sapere: "essere assennato"). Ora desidero renderti grazie, perché, per tuo consiglio, il mio fattore al mercato degli schiavi ha comprato degli schiavi robusti e vigorosi. Sono robusti e belli; se, come spero, sono anche laboriosi e frugali, ora non lo possiamo sapere (lett. : "non lo possiamo vedere"); lo giudicheremo più avanti.
Locus quo nunc omnes mercatores suas merces conferunt et vendunt forum magnum appellatur. Sed antiqu
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Il luogo dove adesso tutti i mercanti mettono insieme le loro merci e le vendono, si chiama "grande mercato". Ma nell'antichità, a Roma, c'erano parecchi mercati: il luogo nel quale gli allevatori vendevano i buoi, era il foro boario, nel foro olitorio, invece, gli agricoltori vendevano gli ortaggi, i frutti e il grano. Sulla sponda destra del Tevere, presso il santuario di Portuno, c'era il mercato del pesce, dove venivano venduti pesci di ogni genere, sia di mare, sia di lago, sia di fiume. A Cornèta, dove i mercanti vendevano merci differenti, c'era il mercato delle ghiottonerie, che molti preferivano chiamare "il mercato del Desiderio", dal desiderio di comprare. Successivamente tutti i mercati alimentari sono stati riuniti in un unico mercato, che ancora adesso si chiama "Macello", non perché in quel luogo venivano uccisi gli animali, ma perché anticamente lì si trovava la capanna di un famoso ladro, che aveva (al quale era: dativo di possesso) il nome di Macello.
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