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Quando Cesare arrivò insieme alle coorti, i Galli, dalla trincea e da tutte le fortificazioni, si lanciarono fuori con grande clamore. I nostri misero da parte i giavellotti: si combatté per mezzo delle spade. Improvvisamente, alle spalle, vennero visti i cavalieri Romani. Immediatamente dai nemici vennero voltate le spalle, ma molti vennero uccisi dai cavalieri. Sedullo, il capo e il comandante dei Lemovìci, ingaggiò la battaglia, e nella battaglia venne ucciso; l'Arverno Vercassivellauno venne catturato vivo durante la fuga; le insegne militari vennero riportate a Cesare. Pochi si ritirarono sani e salvi nell'accampamento, un grande numero venne catturato ed ucciso; i rimanenti, con la fuga, se ne andarono nelle città. Alla fine vennero inviati presso Cesare degli ambasciatori e chiesero la pace. Cesare concesse volentieri la pace: e così dai barbari vennero consegnate le armi e presentati i capi.
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Possono essere definiti ricchi i soli uomini che possiedono grandi virtù, perché essi possiedono ricchezze eterne. Per loro, infatti, ciò che hanno è abbastanza; non bramano nient'altro, non mancano di nessuna cosa. Gli scellerati, invece, e gli avidi, poiché hanno proprietà instabili e bramano ricchezze sempre più numerose, non soltanto non sono ricchi, ma sono del tutto poveri. Per loro, infatti, ciò che hanno non è abbastanza. A loro la ricchezza non giova, perché il desiderio eccessivo di cose sempre nuove sconvolgerà continuamente la loro vita e la loro felicità.
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Nettuno, figlio di Saturno e di Rea, aveva il dominio delle acque e comandava anche sui venti e sulle tempeste. Era considerato il dio e il protettore non soltanto dell'Oceano, ma anche dei fiumi, dei laghi e delle sorgenti. La dimora di Nettuno si trovava negli abissi del mare; il dio viveva in un palazzo azzurro, ornato con gemme e con perle. Spesso il sovrano delle acque lasciava la sua dimora e percorreva spazi immensi con il suo carro d'oro. Il carro del dio era trainato da cavalli marini, i quali avevano zoccoli di bronzo e occhi feroci. Nettuno indossava una corona reale: con la mano sinistra reggeva le redini, con la destra (reggeva) non uno scettro, ma un tridente, simbolo di potere: con il tridente infatti, provocava o placava improvvise tempeste; spesso con il tridente colpiva anche la terraferma e faceva sorgere nuove isole tra le onde. I marinai invocano sempre la benevolenza e la protezione del dio con doni e sacrifici, poiché, senza l'aiuto di Nettuno, la vita dei marinai era continuamente in grande pericolo. I Greci e i Romani erigevano grandi templi a Nettuno e consacravano al dio molti altari, per lo più sui promontori e sulle rive del mare.
Romae multa erant fora partim civilia, partim venalia. In foris civilibus magistratus ius dicebant e
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A Roma c'erano numerosi fori, in parte civili, in parte commerciali. Nei fori civili, i magistrati amministravano la giustizia, e il popolo era solito tenere le votazioni. Nei fori commerciali cittadini e forestieri mettevano in vendita merci di ogni genere. Gli scrittori antichi, ricordavano i fori sia civili, sia commerciali; tra i commerciali molto noti sono il foro boario, che si estendeva ampiamente tra il Circo Massimo e il fiume Tevere, il foro degli ortaggi, alle pendici del colle Capitolino, il foro del pane vicino al colle Aventino, il foro del pesce non lontano dal tempio di Vesta, il foro delle leccornie, tra la Via Sacra e il Macello, chiamato così da "piacere" dal momento che in quel luogo gli uomini golosi trovavano ogni genere di leccornia. Tra i fori civili sono importanti il foro di Traiano, il foro di Augusto, il foro di Nerva, e soprattutto il foro Romano, dove si trovava anche la Curia. Circondavano i fori civili, e in maniera particolare il foro Romano, molte librerie, banche, negozi di unguenti, negozi di vino, alberghi, ciabattini. In quel luogo c'era in ogni momento una grande affluenza di cittadini.
Phaedrus, clarus Romanus poeta, qui pulchris fabulis suis nobis semper utilia vitae praecepta praebe
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Fedro, un famoso poeta Romano, il quale con le sue belle favole ci fornisce sempre utili precetti di vita, racconta questa storiella. Un tempo nell'isola di Sicilia, nella città di Siracusa, regnava un feroce tiranno, il quale aveva occupato il regno con l'inganno e contro giustizia affliggeva gli abitanti. Quando il tiranno si mostrava in pubblico, i cittadini gli offrivano molti e preziosi doni, le matrone e le fanciulle lanciavano rose, l'intero popolo batteva le mani e gridava: Il tuo regno è la nostra sorte e la nostra vita! Lunga vita a te! Anche dai poeti venivano elogiate la saggezza e l'equità del tiranno, e veniva celebrato il nuovo prospero regno. Ma una volta, mentre il tiranno si trova nel foro, e il popolo intorno batte le mani, all'improvviso spunta un bambino, il quale desidera vedere il tiranno, ma non riesce a scorgere il tiranno, circondato da una moltitudine di soldati e di sentinelle. Allora il bambino esclama: Perché è circondato da così tanti soldati e sentinelle, se è un tiranno buono e giusto e noi abbiamo un regno prospero?