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Romae multa erant fora partim civilia, partim venalia. In foris civilibus magistratus ius dicebant et populus ...
A Roma c'erano numerosi fori, in parte civili, in parte commerciali. Nei fori civili, i magistrati amministravano la giustizia, e il popolo era solito tenere le votazioni. Nei fori commerciali cittadini e forestieri mettevano in vendita merci di ogni genere. Gli scrittori antichi, ricordavano i fori sia civili, sia commerciali; tra i commerciali molto noti sono il foro boario, che si estendeva ampiamente tra il Circo Massimo e il fiume Tevere, il foro degli ortaggi, alle pendici del colle Capitolino, il foro del pane vicino al colle Aventino, il foro del pesce non lontano dal tempio di Vesta, il foro delle leccornie, tra la Via Sacra e il Macello, chiamato così da "piacere", dal momento che in quel luogo gli uomini golosi trovavano ogni genere di leccornia. Tra i fori civili sono importanti il foro di Traiano, il foro di Augusto, il foro di Nerva, e soprattutto il foro Romano, dove si trovava anche la Curia. Circondavano i fori civili, e in maniera particolare il foro Romano, molte librerie, banche, negozi di unguenti, negozi di vino, alberghi, ciabattini. In quel luogo c'era in ogni momento una grande affluenza di cittadini.
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Circa caput Servii Tullii recentis nati vivida flamma ut domestici adnotaverunt emicuit ...
Intorno alla testa di Servio Tullio, nato da poco, brillò una vivida fiamma, come notarono i famigliari; la moglie del re Anco Marzio, di nome Tanaquil, vide il portento e allevò come un figlio il fanciullo, anche se nato da una schiava, e lo innalzò alla dignità di re. Parimenti favorevole fu la fiamma che brillò dalla testa di Lucio Marco: infatti i soldati, fino a quel momento impauriti, quando videro la fiamma, recuperarono l'antico vigore, e conquistarono l'accampamento Cartaginese, pieno di bottino. E non meno favorevole fu questo prodigio. L. Silla, console durante la guerra sociale, mentre sacrifica vittime agli dèi davanti alla tenda del pretorio, presso Nola, improvvisamente vede un serpente strisciante dalla base dell'altare. Su esortazione dell'aruspice Postumio, fa uscire subito dopo l'esercito per una spedizione, e conquista l'accampamento dei Sanniti. La vittoria contro i Sanniti fu il fondamento della sua futura potenza.
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Arachne puella ex Lydia oriunda telas magno artificio texebat et acu filisque mirifice pingebat ...
Aracne, una fanciulla proveniente dalla Lidia, tesseva tele con grande maestria, e con l'ago e i fili ricamava in maniera straordinaria. Dal momento che l'abilità di lei veniva celebrata con grandi elogi non soltanto nella Lidia, ma anche in Grecia, un giorno anche le Ninfe, che volevano ammirare l'opera straordinaria di Aracne, abbandonarono i boschi e le sorgenti, e si recarono in Lidia. Aracne mostrò alle Ninfe le proprie tele, ma, con grande arroganza, gridò davanti a tutti: Neppure Minerva, che è la dea della tessitura, mi può superare. Se la dea vorrà gareggiare con me, senz'altro vincerò io. Minerva, appena venne a sapere la cosa, assunse l'aspetto e l'abito di una povera vecchia, si recò presso Aracne e disse: O Aracne, la tua abilità è veramente grande; nessuna donna mortale può superare te, ma di certo non potrai sconfiggere la dea Minerva. Ma la fanciulla rispose arrogantemente: Tu, povera vecchia, a causa della vecchiaia, non sei padrona della tua mente! Dato che le mie tele sono straordinarie, io non sono inferiore a Minerva, e senz'altro sconfiggerò la dea! Allora Minerva abbandonò l'aspetto di vecchia, e rivelò la propria natura divina. Per mezzo di una conocchia colpì la fronte della fanciulla, bagnò il corpo di lei con del veleno, e gridò adirata: Dal momento che mi hai offesa, tu penderai per sempre da un filo, tirerai fili, e tesserai tele per l'eternità! Ed immediatamente tramutò in ragno la povera Aracne.
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Cato, vir probus et gravis domi bellique magnam gloriam sibi paravit. Oriundus municipio Tusculo ...
Catone, un uomo onesto e serio, si guadagnò una grande gloria sia in tempo di pace, sia in tempo di guerra. Proveniente dal municipio di Tuscolo, visse fino alla giovinezza tra i Sabini. Di lì, su esortazione di L. Valerio Flacco, che successivamente ebbe come collega nel consolato e nella censura, si trasferì a Roma e cominciò a frequentare il Foro. Fu tribuno dei soldati in Sicilia. Dopo il ritorno dall'isola, combatté valorosamente, insieme al console C. Claudio Nerone, presso Senigallia contro Asdrubale, il fratello di Annibale, ed ottenne un encomio militare. Successivamente fu questore, poi venne eletto edile della plebe insieme a C. Elvio; in qualità di pretore ottenne la provincia di Sardegna. Ricoprì il consolato insieme a L. Valerio Flacco; dopo alcuni anni ottenne il governatorato della Spagna Citeriore, e riportò un trionfo. Venne eletto censore insieme al medesimo Flacco, ed esercitò il potere in maniera severa: infatti espulse dal senato molti uomini nobili per indegnità, e, con una legge, contrastò la dissolutezza, che già all'epoca cominciava a diffondersi. Anche da vecchio non smise di addossarsi inimicizie nell'interesse dello Stato. Raccontò le vicende di Roma nei libri che si intitolano "le Origini"; scrisse anche un libro sull'agricoltura, che si intitola "Sull'agricoltura".
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Olim Hercules cum adulescens erat duabus virginibus mirae pulchritudinis in bivio ...
Una volta Ercole, quando era giovane, incontrò in un bivio due giovani donne di straordinaria bellezza. L'una, una bella fanciulla, vestita di una magnifica veste e adornata con gioielli d'oro e d'argento, disse con voce dolce: Io sono chiamata Piacere ed offro agli uomini una via comoda. Se andrai per la mia strada, riempirai il tuo animo di grandi gioie e diletti. L'altra, invece, una donna dalla grande umiltà, vestita con una veste decorosa, ma non preziosa, disse ad Ercole: Io sono chiamata Virtù; non ascoltare le lusinghe di Piacere, ma scegli la mia strada! Andrai per un cammino lungo e impervio, risalirai montagne difficili, attraverserai fiumi profondi, affronterai molti pericoli, ma alla fine arriverai alla gloria eterna. Infatti, i piaceri sono effimeri, la lode della virtù sarà eterna. Ercole ubbidì a queste parole e scelse senza indugio la via della virtù.