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In quadam remota regione trans Thraciam apud Cimmerios est mons altus praeruptusque et in imo monte ...
In una certa remota regione al di là della Tracia, presso i Cimmerii, c'è un mote alto e dirupato, e alle pendici del monte c'è una caverna buia, dove si trova la dimora del pigro dio Sonno, dove i raggi del sole non entrano mai, ma dalla terra vengono esalate nuvole di cenere miste a caligine. Lì non canta alcun uccello; lì né animali selvatici, né capi di bestiame, né cani, né altri animali con i loro versi infrangono il profondo silenzio. Lì non si ode il mormorìo dei rami mossi dal vento, e le voci umane non risuonano nell'aria tenebrosa. Una quiete silenziosa abita questi luoghi. Tuttavia, dal centro del monte, sgorga il torrente Letè, che bagna la caverna, e i suoi flutti, con il loro lento movimento, invitano al sonno. Davanti alle porte della caverna fioriscono papaveri rossi ed innumerevoli erbe, le quali vengono ritenute soporifere e diffondono torpore attraverso la terra scura. La dimora non ha alcuna porta, alcun custode sulla soglia, ma al centro della grotta c'è un grande letto d'avorio, coperto da un telo nero, sul quale il dio Sonno giace tranquillo e fiacco, e dorme profondamente.
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Olim quidam Mercator ad portum descendens occurrit homini qui magnus philosophus ab omnibus ...
Una volta, un certo mercante, scendendo presso un porto, incontrò un uomo, che veniva da tutti considerato un grande filosofo. Il filosofo chiese: O amico, chi sei? E dove vai? L'altro rispose: Sono un mercante, e vado dovunque posso vendere le mie merci. Ora mi imbarcherò su una nave veloce, attraverserò il mare, e venderò le mie merci nelle ricche città dell'Asia. Allora il filosofo: O amico, sii cauto! Infatti tuo padre – come dicono – è morto per un naufragio ed anche tuo nonno è morto in mare; tu, se non vuoi morire in maniera simile, non andare incontro ai pericoli di un viaggio marittimo! Allora il mercante sorrise e pose una domanda al filosofo: Tuo padre e tuo nonno dove l'hanno trovata la morte? Il filosofo disse: Entrambi nel letto. Allora il mercante: Dunque anche tu sei da biasimare, poiché ogni giorno affidi la tua vita ad un letto, dove sono morti tutti i tuoi antenati. E così, il grande filosofo, sconfitto dall'arguzia del mercante, tacque e andò via.
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Ab Urbe condita Romani aquas aut ex puteis aut es fontibus hauriebant; nunc autem ...
Dalla fondazione di Roma, i Romani attingevano l'acqua o dai pozzi o dalle sorgenti; ora invece confluiscono dentro Roma l'acqua dell'acquedotto Appio, l'acqua del vecchio acquedotto dell'Aniene, l'acqua del nuovo acquedotto dell'Aniene, l'acqua dell'acquedotto Marcio, Tepolo, Giulio, Vergine, Augusto e Claudio. Dopo l'inizio della Guerra Sannitica, portò dentro Roma l'acqua dell'acquedotto Appio il Censore Appio Claudio Crasso, che realizzò anche la Via Appia da Porta Capena fino alla città di Capua. Dopo pochi anni, per la prima volta il censore M. Curio Dentato portò fin dentro Roma l'acqua del vecchio Aniene. Agrippa portò l'acqua dell'acquedotto Vergine dalla terra di Lucullo fino a Roma: l'acqua dell'acquedotto venne chiamata "Vergine", perché una giovinetta indicò le vene d'acqua ai soldati che cercavano l'acqua; i soldati, seguendo le vene d'acqua, trovarono una notevole quantità d'acqua. Un piccolo tempio, molto vicino alla sorgente, rappresenta per mezzo di un dipinto il racconto dell'origine. L'acquedotto Vergine comincia in luoghi palustri a circa otto miglia dalla via Collazia; da lì arriva fino a Roma in un corso sia sotterraneo, sia fuori terra.
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Ante lucem vigilavi de somno: surrexi del lecto, sedi, accepi pedules, caligas; calceavi ...
Mi sono svegliato dal sonno prima dell'alba; mi sono alzato dal letto, mi sono seduto, ho preso le calze e le calzature; mi sono calzato; ho chiesto l'acqua per il volto; lavo dapprima le mani, poi ho lavato il volto; mi sono asciugato, ho tolto la camicia da notte, ho preso la tunica per il corpo, ho messo la cinta, ho unto la mia testa e l'ho pettinata, sopra indosso il mantello, sono uscito dalla camera da letto per andare a salutare mio padre e mia madre con il precettore e la nutrice, ho salutato e baciato entrambi. E così sono sceso giù da casa. Vado nella scuola. Sono entrato, ho detto: Salve maestro e il maestro mi ha salutato a sua volta. Il mio giovane schiavo bibliotecario mi ha teso la tavoletta e un astuccio per penne; mi siedo al mio posto e scrivo; appena ho scritto lo mostro al maestro.
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Italia ab Italo Siculorum duce qui antiquitus hanc terram invasit nomen accepit ...
L'Italia ricevette il nome da Italo, il condottiero dei Siculi, che nell'antichità invase questa regione. Oppure, l'Italia è stata chiamata così, perché qui c'erano molti grossi vitelli, che, nell'antica lingua degli abitanti, si chiamavano "Itali". L'Italia si chiamava anche Ausonia, da Ausonio, il figlio di Ulisse. In principio, tuttavia, solo la zona Beneventana si chiamò Italia, poi, però, iniziò ad essere chiamata con questo nome tutta la regione, dal Lazio fino alla Sicilia.