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Cum Galli Romam obsidione cingerent, Capitolium, Romae arx, in ingenti periculo fuit. Namque ...
Mentre i Galli stringevano d'assedio Roma, il Campidoglio, la rocca di Roma, si trovò in notevole pericolo. Infatti i Galli, poiché avevano stabilito di compiere un assalto contro la rocca, dopo aver trovato una roccia opportuna per salire, durante una notte scarsamente illuminata, sollevandosi e tirandosi vicendevolmente, arrivarono sulla cima della roccia, in un silenzio tanto profondo che non soltanto elusero le guardie, ma non svegliarono neppure i cani, animale vigile. Tuttavia non elusero le oche consacrate a Giunone, che i Romani non avevano voluto uccidere persino nell'estrema penuria di cibo, e questo evento fu di salvezza per i Romani. Infatti lo schiamazzo delle oche e lo strepito delle ali fu tanto forte che Manlio, un uomo eccellente in guerra, che era stato console, risvegliato dal sonno, chiamò tutti gli altri alle armi e buttò giù i Galli che salivano: da ciò, successivamente, prese piede il costume che in una processione solenne si portasse un cane su una forca e si portasse invece un'oca alla maniera di chi trionfa, su una lettiga, sopra un drappo.
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Ecce tres anseres sacri qui, ut puto, medio die solebant diaria ab ...
Ecco che tre oche sacre, le quali, come credo, alla metà del giorno erano solite reclamare il mangime giornaliero da una vecchia, fanno un assalto contro di me e, mentre tremo, mi accerchiano con un strepito tanto orribile e rabbioso, che non riesco a scappare. Ed una strappa la mia tunica, un'altra scioglie e tira via i legacci delle calzature, la terza, inoltre, comandante e maestra di ferocia, non ha esitato a tormentare con un morso stretto la mia gamba. A quel punto ho staccato il piede di un tavolino che casualmente era in strada, e ho iniziato a picchiare con il bastone l'aggressivo animale, e con la morte dell'oca mi sono vendicato. Ormai le rimanenti oche avevano raccolto le fave rotolate e sparse ovunque, e poiché private della comandante, così credo, erano ritornate nel tempio, mentre io, felice per la vendetta, ritorno a casa e lavo con l'aceto la ferita non profonda della gamba.
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Bibliotheca a Graeco sermone nomen accepit, quod ibi recondunntur libri. Apud Graecos ...
La "biblioteca" ha derivato il nome dalla lingua Greca, poiché lì vengono conservati i libri. Presso i Greci, per primo Pisistrato, il tiranno degli Ateniesi, fondò una biblioteca, che Serse, dopo che essa fu ingrandita da allora in avanti dagli Ateniesi, portò nella terra dei Persiani, una volta che ebbe dato alle fiamme Atene. Alessandro Magno e i successori di lui, mirarono a rifornire le biblioteche di ogni genere di libri. In Egitto, soprattutto Tolomeo, dal soprannome di Filadelfo, ardeva di passione per le biblioteche al punto che superò Pisistrato: infatti ai suoi tempi ad Alessandria vennero trovati settantamila libri. Invece a Roma portò per primo una grande quantità di libri Emilio Paolo, dopo che Perseo, il re dei Macedoni, venne sconfitto; poi Lucullo trasferì a Roma moltissimi libri, dal bottino del Ponto. Successivamente Cesare affidò a Marco Varrone l'incarico che nella città venissero costruite numerosissime biblioteche.
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Postquam Isaacus adolevit, Deus temptavit fidem Abrahami et ei dixit: Abrahame tolle filium tuum ...
Dopo che Isacco divenne un giovinetto, Dio mise alla prova la fede di Abramo e gli disse: O Abramo, prendi il tuo unico figlio, che tu ami, e sacrificalo a me sul monte che ti mostrerò. Abramo non esitò ad obbedire a Dio: mise del legname sopra Isacco; egli invece portava il fuoco e la spada. Mentre percorrevano insieme la strada, Isacco disse al padre: O padre mio, ecco la legna e il fuoco; ma dov'è mai la vittima? E a lui Abramo disse: O figlio mio, Dio ci procurerà una vittima. Quando entrambi arrivarono nel luogo che Dio ebbe indicato loro, Abramo realizzò l'altare, dispose la legna, legò Isacco sopra la pila di legna, e poi afferrò la spada. Allora un angelo dal cielo gridò: O Abramo, trattieni la tua mano! Ormai la tua fede mi è evidente, infatti non hai risparmiato tuo figlio; ed io ricompenserò in maniera magnifica la tua fede. Abramo guardò indietro e vide un montone, che sacrificò al posto del figlio.
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Adamus habuit multos filios inter quos Cainus et Abel. Abel pastor fuit, Cainus agricola ...
Adamo ebbe numerosi figli, tra i quali Caino e Abele. Abele fu un pastore, Caino un agricoltore. L'uno e l'altro offriva doni al Signore: Caino offriva i frutti della terra, Abele, invece, pecore eccezionali. I doni di Abele piacquero a Dio, invece i doni di Caino no; e Caino sopportò ciò di malanimo. Il Signore disse a Caino: Perché invidi tuo fratello? Se agirai in maniera corretta, otterrai la ricompensa; se invece agirai male, sconterai la pena del peccato. Caino non obbedì a Dio che lo avvertiva; dissimulando la collera, disse al proprio fratello: Orsù, vieni insieme a me! Così andarono tutt'e due insieme fuori, e, quando giunsero in un campo, Caino si scagliò contro Abele, e lo uccise. Dio disse a Caino: O Caino, dov'è tuo fratello? Caino rispose: Non lo so, forse che io sono il guardiano di mio fratello? Disse Dio: il sangue di tuo fratello, che tu hai versato con la tua mano, chiama a gran voce verso di me! Sarà a te ostile la terra che beve il sangue di Abele; quando la coltiverai con lunga e dura fatica, non produrrà alcun frutto. Sarai vagabondo sulla Terra. Caino, che non aveva fiducia nel perdono, scappò.