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Romani contra Iugurtham Numidarum regem Calpurnium consulem miserunt ...
QUI TROVI: La guerra giugurtina
Il Nuovo Latina Arbor laboratorio 1 pagina 39 numero 54 diversa
Contro Giugurta, il re dei Numidi, i Romani mandarono il console Calpurnio, ma Giugurta corruppe il console con del denaro, ed ottenne la pace. Successivamente si recò in Numidia Sp. Postumio Albino, ma anch'egli combatté contro i Numidi con grande disonore. Alla fine Q. Cecilio Metello riportò le truppe dei Romani alla disciplina e sconfisse Giugurta in battaglia, uccise o catturò gli elefanti di lui, distrusse le città della Numidia; per via delle sue imprese celebrò un trionfo e fu chiamato "il Numidico". A Q. Cecilio Metello fece seguito Mario, un uomo valoroso ed esperto di guerra, che sconfisse parimenti Giugurta e Bocco, re della Mauritania ed alleato di Giugurta, conquistò alcune città della Numidia, e portò a termine la guerra contro i Numidi. Bocco, inoltre, su incoraggiamento di L. Cornelio Silla, luogotenente di Mario, con un tranello consegnò Giugurta ai Romani. Mario condusse a Roma il re dei Numidi, e celebrò un trionfo. Davanti al carro di Mario, legato con delle catene, c'era Giugurta, che presto, su ordine del console, i boia strangolarono nel carcere Mamertino. Allora i Romani elessero di nuovo console Mario il vincitore.
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Dum Romani bellum in Veientes gerunt ...
Mentre i Romani combattono la guerra contro i Veienti, al principio della primavera l'aria comincia a bruciare, il colore delle nuvole è fiammeggiante, e la terra trema per due volte: improvvisamente, una vecchia giovenca proferisce parole dalla bocca, pezzi di carne piovono dalle nuvole, un grande numero di uccelli vola attraverso la pioggia e divora la carne. A questo punto i duumviri consultano con grande preoccupazione i libri Sibillini e l'oracolo di Giove; sia i libri, sia l'oracolo avvertono: I Romani dovranno astenersi dalle discordie e dalle rivolte, altrimenti ricorrenti scorrerie dei nemici e cospicue stragi di uomini ed animali avranno luogo a Roma. Inoltre avvertono: Se i Romani non ubbidiranno alla volontà degli dèi, Giove invierà contro i Romani anche una violenta epidemia. I Romani tengono in scarsa considerazione gli ammonimenti degli dèi, e poco dopo una violenta epidemia uccide gli uomini e gli animali, rovina i campi ed i raccolti, e colma la città di Roma di funerali. Infatti, da tutte le parti giacciono corpi senza vita di giovani e di vecchi. Nei templi, e attraverso tutte le strade di Roma, risuonano le preghiere delle donne.
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Malorum hominum natura ne beneficiis quidem bonorum ac liberalium hominum mutari potest ...
L'indole degli uomini disonesti non può essere cambiata neppure dai favori degli uomini onesti e generosi: questo insegna un breve racconto di Esopo. Un certo agricoltore, mentre giunge presso la sponda di un fiume, trova una piccola vipera, stremata dal freddo. Allora, spinto dalla pietà, l'agricoltore riscalda la vipera dapprima in grembo, e poi sotto le ascelle. Dopo poche ore la vipera, rianimata, riprende la propria indole, e, in cambio del suo favore, infligge un morso mortale all'agricoltore gentile. E così la vipera ripaga il favore dell'agricoltore con un torto.
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Olim canis et gallus una iter faciebant. Sub vesperum itineris labore fessi consistere statuunt ...
Una volta, un gallo ed un cane viaggiavano insieme. Verso sera, stanchi per la fatica del viaggio, stabiliscono di fermarsi. Il gallo sale su un albero, e si accovaccia sopra un alto ramo, il cane, invece, si accuccia sotto l'albero; e così riposano per tutta la notte. Di mattina il gallo, come è sua abitudine, canta con voce melodiosa. Immediatamente accorre una volpe, che aveva la propria tana in un luogo vicino, e stuzzica con parole dolci la vanità del gallo: O amico, come canti dolcemente! Scendi dall'albero, ti prego: voglio ascoltare più da vicino la tua voce. Ma il gallo non viene tratto in errore dai mendaci elogi, ed evita più astutamente l'imboscata dell'astuto animale: O amica, se vuoi ascoltare più da vicino la mia voce, prima sveglia il mio portinaio, che dorme sotto l'albero: se il portinaio apre la porta, io scenderò immediatamente dall'albero e verrò da te. Allora la volpe, inconsapevole del pericolo, corre senza paura verso il cane, ed esclama a gran voce: Alzati, o portinaio, ed aprimi la porta! Il cane, risvegliato improvvisamente dal sonno, vede la volpe, ed immediatamente la aggredisce con i denti aguzzi.
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Tantalus Lydorum rex clarus inter omnes homines ob magnas divitias suas erat et diis deabusque carus ...
Tantalo, il re dei Lidi, era famoso tra tutti gli uomini per via della sua grande ricchezza, ed era caro agli dèi e alle dee. Perciò Giove, il padre degli dèi e degli uomini, invitava spesso Tantalo sull'Olimpo, e lo ammetteva al banchetto degli dèi. Ma Tantalo, nel cielo, ascoltava i discorsi di Giove e degli dèi, e sulla Terra riferiva le loro decisioni agli uomini; per giunta, una volta, dato che voleva assaporare il cibo e la bevanda degli dèi, commise il furto del nettare e della divina ambrosia. A quel punto Giove, adirato, disse al re dei Lidi: O Tantalo, tu, a causa di misfatti tanto grandi, verrai allontanato dall'Olimpo, e verrai punito negli Inferi con un castigo spaventoso. Starai fermo nella palude Stigia, dove sarai ininterrottamente tormentato dalla fame e dalla sete; infatti, se muoverai la bocca verso l'acqua, l'acqua immediatamente si tirerà indietro dalla tua bocca; grossi rami, con molti piacevoli frutti, penderanno davanti ai tuoi occhi, ma, se solleverai le braccia verso essi, un vento improvviso solleverà i rami degli alberi verso il cielo. Per giunta, nella palude, un enorme macigno incomberà sempre sopra la tua testa, come una minaccia costante. E così, il povero Tantalo, sopporterà per l'eternità questo spietato supplizio, per ordine di Giove.