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Nocte Scylla crinen purpureum patris in somno recidit, postea per hostium castra ad Minois tabernaculum ...
Durante la notte Scilla taglia nel sonno il capello rosso del padre, poi, attraverso l'accampamento dei nemici, accorre alla tenda di Minosse e dice al re: Io Scilla, figlia di Niso, dono a te una prova del mio amore insieme alla libertà della mia patria; infatti, se avrai tu il capello rosso di mio padre, sconfiggerai le truppe dei Megaresi e conquisterai la città. Ma lo spaventoso misfatto scuote l'animo del re Minosse. Infatti egli biasima con parole aspre il tradimento di Scilla, e caccia via con grande indignazione la giovane dall'accampamento dei Cretesi. Poi mette fine alla guerra con i Megaresi, e ritorna a Creta. Scilla, tormentata dal rimorso, si getta nel mare. La sventura della povera fanciulla muove alla misericordia Venere, la dea dell'amore, che trasforma Scilla in un airone, un grande uccello marino.
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Olim Minos Cretensium rex cum copiis suis omnia Argolidis litora vastabat atque Megaram urbem obsidebat ...
Una volta Minosse, il re dei Cretesi, saccheggiava insieme alle proprie truppe tutte le coste dell'Argolide, ed assediava la città di Megara. All'epoca il re dei Megaresi era Niso, che sulla testa, tra i capelli bianchi, aveva un unico capello rosso: questo capello, come aveva detto un oracolo, era la garanzia della durata del suo regno. Infatti Apollo aveva profetizzato così: O Niso, fino a che il capello rosso rimarrà sulla tua testa, tu conserverai il tuo regno; quando il capello cadrà, tu perderai il regno. Ma Scilla, la bella figlia di Niso, amava intensamente Minosse, il re dei nemici, e, poiché ambiva al matrimonio con lui, desiderava la vittoria di lui: e così, per amore, tradisce il padre e la patria!
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Narcissus venator Arcadicus pulcher adulescens erat superbus tamen. Pulchritudine corporis sui inflatus ...
Narciso, un cacciatore Arcadico, era un bel giovane, e tuttavia arrogante. Esaltato per via della bellezza del suo corpo, non considerava degne di aiuto le suppliche della sfortunata Eco. Perciò, gli dèi del cielo stabiliscono di punire il giovane, ed infondono del duro animo di Narciso un nuovo desiderio: egli viene vinto dall'amore di sé e della propria bellezza . Un giorno, dopo le fatiche della caccia, mentre placa la sete presso un limpido lago, vede il proprio aspetto nell'acqua argentata del lago, e viene preso dallo stupore e da un folle amore di sé. Resta per lungo tempo immobile, e con occhi intenti, contempla la propria immagine nel calmo specchio d'acqua, e non sente la fame né la sete, ma per giorni e notti interi osserva fisso l'acqua. Quando, poco alla volta, le forze abbandonano il giovane, anche allora egli resta fermo vicino al lago, e non distoglie gli occhi dalla propria immagine nell'acqua. Così il giovane arrogante muore, poi, al posto suo, viene trovato un delicato fiore bianco e rosso: gli dèi tramutano l'arrogante cacciatore Arcadico in un esile fiore per l'amore disprezzato della sfortunata Eco.
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Lacus Lucrinus apud Baias est: in Baiano enim sinu contra Puteolos lacus sunt duo ...
Il lago Lucrino è vicino a Baia: nel golfo di Baia, infatti, di rimpetto a Pozzuoli, ci sono due laghi, l'Averno e il Lucrino. Una volta, nei laghi Averno e Lucrino, l'abbondanza dei pesci garantiva grandi proventi, ma la spinta del mare spesso penetrava nei laghi e faceva uscire da lì i pesci. Gli esattori delle tasse ricevevano danni pesanti: allora rivolgevano suppliche al senato e chiedevano un aiuto. Cesare Augusto, per mezzo di sbarramenti, escluse la parte di mare che prima era dannosa. Veniva lasciato unicamente uno stretto accesso attraverso l'Averno: in questa maniera, dal mare penetra una grande quantità di pesci, ma le onde non sono dannose. Augusto aggiunse al lago Lucrino anche un porto, dove la sosta delle navi è sicura.
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Patina Apicianam sic facies: accipies frusta lardis, pulpas piscium, pulpas pulli ...
Farai il pasticcio apiciano in questa maniera: prenderai dei pezzi di lardo, delle parti magre di pesci, delle parti magre di un pollo, dei beccafichi o anche dei petti di tordi cotti. Taglierai ogni cosa diligentemente ad eccezione dei beccafichi. Scioglierai delle uova, ma crude, con dell'olio. Pesterai del pepe e del sedano; verserai della salsa, del vino, del vino d'uva passa. Metterai il condimento in una pentola, lo riscalderai e lo legherai con l'amulo. Prima, però, metterai lì tutte le parti magre sminuzzate, e quando le parti magre saranno cotte, le bagnerai con il loro sugo, e per mezzo di un mestolo, le riverserai nel piatto con dei grani di pepe interi e dei pinoli. Quindi, uno strato alla volta, spargerai sotto un velo, verserai dell'olio, e, alla stessa maniera, metterai una frittella. Con una punta bucherai un'unica frittella e la metterai sopra. Spargerai del pepe e servirai.