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Alexander Priami regis Troiae filius...
Alessandro, il figlio di Priamo, il re di Troia, dall'Asia naviga alla volta della Grecia; attracca a Corinto, e da Corinto, attraverso il Peloponneso, arriva a Sparta, dove è ricevuto in maniera ospitale da Menelao, il signore degli Spartani, e da Elena, la moglie di lui. Ma Alessandro, preso dall'amore per Elena, con un inganno rapisce la bella regina, e la conduce con sé a Troia. Menelao, adirato, desidera vendicare un'offesa tanto grande, e chiede l'aiuto degli altri prìncipi della Grecia. Da tutta la Grecia, i grandi eroi si radunano in Beozia: Agamennone, il fratello di Menelao, giunge a Sparta da Micene; il Telamonio Aiace giunge dall'isola di Salamina; Nestore (giunge) da Pilo; Idomeneo (giunge) da Creta; Ulisse (giunge) da Itaca; Achille (giunge) con l'amico Patroclo da Ftia; Tlepolemo (giunge) dall'isola di Rodi. Agamennone li convoca in assemblea e parla così: O amici, recare aiuto a Menelao è un vostro dovere! Il Troiano Alessandro, un uomo empio ed arrogante, che ha rapito Elena, deve essere punito; per questo dobbiamo trasferire le nostre truppe nell'Asia e dare l'assalto ai Troiani. Tutti sono d'accordo, e preparano le navi e le truppe ai fini della guerra contro i Troiani.
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Video miser Vacerra sarcinas tuas quas non servi sed uxor tua longa et rufa capillis ...
O povero Vacerra, vedo i tuoi bagagli che portano sulle spalle non gli schiavi, ma tua moglie, alta e rossiccia di capelli, la tua grassa cognata e la nonna, una vecchietta debole e canuta. Invece tu, magro e pallido come un morto a causa della fame, trasportavi un piccolo letto e un tavolo difettoso. Nei bagagli c'erano vasi ed una lampada con una coppa di corno. Alla stessa maniera, portavate una pentola piena di aglio e di cipolle, un orcio fetido di sardelle, un braciere con un'anfora ed un crogiolo. Ora porti fuori un cestino di puleggio con una fetta di formaggio Tolosano, e lo appoggi sulla strada. O povero Vacerra, perché chiedi una dimora? Bagagli tanto piccoli e miseri possono stare anche sotto un ponte!
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Villa mea pulchra et spatiosa est sed non est sumptuosa tutela. Ante domum ...
La mia casa di campagna è bella e spaziosa, ma la manutenzione non è dispendiosa. Davanti alla casa c'è un atrio piccolo, però non squallido; dopo l'atrio c'è un porticato della forma della lettera dell'alfabeto "D": un ottimo riparo contro le intemperie e gli improvvisi acquazzoni estivi; poi c'è un'aia, piccola ma graziosa. Una sala da pranzo abbastanza bella si affaccia sulla costa marittima; quando il vento Africo gonfia le onde, la porta della sala da pranzo viene lievemente bagnata dall'acqua del mare; ha porte o finestre da ogni parte. Da dietro, invece, si possono vedere campi e boschi. La camera da letto è ampia e assolata. Nella spaziosa stanza da bagno ci sono due vasche. Vicinissima c'è una straordinaria piscina calda: quelli che nuotano nella piscina possono osservare sia il Tirreno, sia le lunghe spiagge e le ville ridenti.
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Ut animi tui sic oculorum tuorum iudicio semper plurimum tribuo nam tu ...
Così come attribuisco sempre grandissima importanza al giudizio del tuo animo, allo stesso modo la attribuisco al giudizio dei tuoi occhi; infatti tu sei tanto assennato quanto io sono assennato. Ora desidero renderti grazie, perché, per tuo consiglio, il mio fattore al mercato degli schiavi ha comprato degli schiavi robusti e vigorosi. Sono robusti e belli; se, come spero, sono anche laboriosi e frugali, ora non lo possiamo sapere (lett. : "non lo possiamo vedere"); lo giudicheremo più avanti.
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Antiquorum Romanorum vita integra modestaque erat et magna totius populi concordia ...
La vita degli antichi Romani era onesta e moderata ed era grande la concordia di tutto il popolo. Molti, anche ricchi, vivevano in campagna, in fattorie vaste ma sobrie, e praticavano volentieri l'agricoltura. Il padre di famiglia esercitava un potere severo nei confronti dei figli e degli schiavi: e così, per rispetto del padrone, nessun figlio e nessuno schiavo osava trascurare il proprio dovere, tutti erano laboriosi e diligenti; perciò, non solamente nella fattoria, ma anche a Roma e nelle altre città, non mancavano mai il grano, l'olio, il vino e gli altri viveri necessari alla vita. Tuttavia i Romani sono sapevano maneggiare solamente l'aratro, ma anche le armi. Infatti, quando la patria si trovava in pericolo, combattevano valorosamente contro i popoli limitrofi, e nella battaglia non erano desiderosi di bottino, ma di gloria. Dopo una vittoria non incendiavano le città dei nemici, e neppure ne violavano i templi, perché non volevano offendere alcun dio; anzi, gli dèi dei nemici venivano accolti nei templi di Roma, venivano considerati tra gli dèi Romani, e ad essi venivano offerti da tutto il popolo dei sacrifici propiziatori. Quindi Roma, poiché tra i Romani e gli dèi regnava la concordia, era sempre protetta dagli dèi.