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Italia magna Mediterranei paeninsula est et multae insulae, magnae parvaeque, ut Sicilia, Sardinia, Capreae, Aenaria, Pontia, Ilva et alie, eam circumdant ...
L'Italia è una grande penisola del Mediterraneo e la circondano numerose isole, grandi e piccole, come la Sicilia, la Sardegna, Capri, Ischia, Ponza, l'Elba ed altre. Gli stranieri amano l'Italia e visitano volentieri le coste della penisola e delle isole. Infatti il paesaggio, in Italia, è ovunque differente, ma sempre bello. Gli agricoltori dell'Italia, soprattutto in Campania, ...
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Poetae agricolarum vitam saepe celebrant vitamque rusticam laudant; silvas, planitias, herbas et aquas describunt ...
Spesso i poeti celebrano la vita dei contadini ed elogiano la vita della campagna; descrivono i boschi, le pianure, le verdure e le acque e celebrano le Ninfe, le dee delle acque e dei boschi. Ma la vita dei contadini è dura e faticosa, e non sempre le ore scorrono liete. I contadini, infatti, hanno molte preoccupazioni; infatti, di tanto in tanto, piogge eccessive e costanti allagano i campi, talora la calura dissecca le verdure e distrugge anche le messi. Ma i contadini sopportano coraggiosamente la volubilità della sorte: la vita dei campi, infatti – come scrive Cicerone – è maestra non soltanto di frugalità, ma anche di diligenza e di rettitudine. I contadini, infatti, sono sempre al lavoro: ora arano la terra, ora raccolgono uve, olive e castagne, ora mungono le mucche e le capre, ora puliscono l'aia, ora scavano fossi. Di sera, siedono stanchi nell'aia ed attendono l'ora della cena.
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Arminius, Cheruscorum princeps, dux strenuus et prudens erat; quia Germani Romanorum ...
Arminio, il capo dei Cheruschi, era un comandante valoroso e accorto; dato che i Germani sopportavano di malanimo il dominio dei Romani, lì incitò a fare una ribellione. Varo, il comandante dei Romani, si mise in marcia con le legioni per domare la ribellione, ma, dopo che arrivò nella foresta di Teutoburgo, Arminio lo trascinò in un'imboscata. E i Romani non poterono neppure mettersi in salvo combattendo accanitamente: sconfitti dalla grande massa dei Germani, spossati dalla lunga marcia, e accerchiati dalle paludi, morirono pressoché tutti. Pochi soltanto si rifugiarono presso le sponde del Reno; Varo si dette la morte, per non cadere nelle mani dei nemici. Augusto accolse con grave turbamento dell'animo la notizia della disfatta e battendo la testa contro le porte gridava: O Quintilio Varo, restituisci le legioni!
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Multi dei a Romanis colebantur: in deorum numero erant Saturnus, Bacchus, cui nomen erat etiam Liber, Neptunus, Mercurius, Aesculapius …
Molti dèi erano venerati dai Romani: nel novero degli dèi vi erano Saturno, Bacco, che era chiamato anche Libero, Nettuno, Mercurio, Esculapio e Vulcano. Gli agricoltori onoravano Saturno, antica divinità dei campi, e Bacco, dio della vendemmia e del vino; i marinai invece, nei pericoli del mare, pregavano Nettuno, dio delle acque. Mercurio, protettore delle strade e del commercio, era anche il messaggero degli dèi. Esculapio, figlio di Apollo, era il dio della medicina, per questo motivo era venerato dai medici ed era invocato dagli infermi. Infine vi era Vulcano, il quale dimorava nell'Etna ed era il fabbro degli dèi. Nel novero delle dee vi erano Diana, Vesta, Minerva. Diana, figlia di Latona e di Giove, era la dea dei boschi e degli animali selvatici; Vesta, protettrice del focolare domestico, aveva la tutela della famiglia; Minerva, dea della conoscenza, era anche la protettrice della guerra.
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Post Troiae excidium Aeneas cum patre Anchise filioque Ascanio et reliquis Ilii civibus …
Dopo l'eccidio di Troia, Enea, con il padre Anchise, e il figlio Ascanio, e i rimanenti cittadini della rocca di Troia, su consiglio della madre Venere, abbandonò la patria, e, portando con sé i Penati di Troia, navigò verso nuove coste. Per prima cosa da Troia approdò in Tracia, una regione al di là dell'Ellesponto, ma i fuggiaschi, a causa dell'infausto portento di Polidoro, un figlio di Priamo, abbandonarono immediatamente le coste della Tracia. Successivamente i Troiani si recarono all'isola di Delo, consacrata ad Apollo: qui consultarono l'oracolo del dio, che ordinò: Ricercate l'antica madre! In base al parere di Anchise, le parole dell'oracolo indicavano Creta. Quando Enea e i suoi compagni arrivarono a Creta, volevano fondare una nuova città nella nuova patria, ma vennero costretti ad abbandonare l'isola da una grave epidemia. A quel punto i Troiani vagarono per lungo tempo attraverso il mare: raggiunsero le coste dell'Epiro, approdarono sulle coste della Sicilia, fino a che vennero spinti da una violenta tempesta in Africa, a Cartagine. In quel luogo, Didone, la regina dei Cartaginesi, presa da uno sventurato amore per Enea, si uccise. Per questo Enea abbandonò Cartagine, navigò alla volta dell'Italia, e alla fine arrivò alle coste del Lazio, presso la foce del Tevere.