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Antiqui Graeci deis deabusque magna templa aedificabant ubi sacra celebrabant atque hostias immolabant ...
I Greci antichi costruivano grandi templi in onore degli dèi e delle dèe, dove celebravano le cerimonie sacre e sacrificavano le vittime. A Delfi, nell'Attica, c'era un importante tempio di Apollo, dove la Pizia, la sacerdotessa del dio, profetizzava le cose future: per questo, a Delfi accorrevano non solamente i Greci, ma anche innumerevoli popoli Mediterranei, i quali desideravano conoscere le cose future, ed offrivano al dio molti doni preziosi. Ad Epidauro, nell'Argolide, c'era un grande tempio di Esculapio, il dio della medicina; lì si radunavano molti malati, i quali chiedevano la protezione del dio, e attendevano un conforto dei loro mali. Anche a Cuma, in Campania, c'era un importante oracolo della Sibilla; la Sibilla era solita scrivere sulle foglie le proprie profezie, e disperdere le foglie per mezzo del vento; per questa ragione, le profezie Sibilline potevano essere comprese solamente da pochi uomini. Anche a Roma, non solamente il Foro, ma anche le vie più grandi, erano abbellite da splendidi templi, dove si trovavano statue degli dèi grandi e belle, o di marmo, o d'avorio, o di bronzo.
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Contra Veientanos qui Romanis rebellaverunt mittitur Furius Csamillus vir strenuus ac semper ad bellum pro patria ...
Contro i Veientani i quali si erano ribellati ai Romani, è inviato Furio Camillo, un uomo valoroso e sempre pronto alla guerra in difesa della patria. Dapprima egli vince i Veientani nella pianura presso la città, poi, per mezzo di una violenta battaglia, conquista anche la città di Veio. Ma, contro Camillo, che veniva considerato un uomo fortunato e caro agli dèi, nasce l'invidia dei suoi concittadini, e per questo viene mandato in esilio. Successivamente i Galli Sènoni, guidati da Brenno, dalla Gallia Cisalpina, attraverso gli Appennini e l'Etruria, calano nel Lazio, si scontrano contro le truppe dei Romani presso il fiume Allia, e alla fine occupano Roma, tranne il Campidoglio. Ma Camillo, che scontava l'esilio in una città vicina, quando viene a sapere la sconfitta dei Romani, immediatamente accorre in aiuto della patria: arruola nuove truppe, combatte contro i Galli e li sconfigge. Dopo la vittoria ritorna a Roma, dove viene grandemente onorato, e viene chiamato "il Secondo Romolo" e vale a dire "il nuovo fondatore di Roma".
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Neptunus, Saturni et Rheae filius, aquarum imperium habebat etiamque ventis procellisque imperabat. Dominus ac patronus non solum Oceani ...
Nettuno, figlio di Saturno e di Rea, aveva il dominio delle acque e comandava anche sui venti e sulle tempeste. Era considerato il dio e il protettore non soltanto dell'Oceano, ma anche dei fiumi, dei laghi e delle sorgenti. La dimora di Nettuno si trovava negli abissi del mare; il dio viveva in un palazzo azzurro, ornato con gemme e con perle. Spesso il sovrano delle acque lasciava la sua dimora e percorreva spazi immensi con il suo carro d'oro. Il carro del dio era trainato da cavalli marini, i quali avevano zoccoli di bronzo e occhi feroci. Nettuno indossava una corona reale: con la mano sinistra reggeva le redini, con la destra (reggeva) non uno scettro, ma un tridente, simbolo di potere: con il tridente infatti, provocava o placava improvvise tempeste; spesso con il tridente colpiva anche la terraferma e faceva sorgere nuove isole tra le onde. I marinai invocano sempre la benevolenza e la protezione del dio con doni e sacrifici, poiché, senza l'aiuto di Nettuno, la vita dei marinai era continuamente in grande pericolo. I Greci e i Romani erigevano grandi templi a Nettuno e consacravano al dio molti altari, per lo più sui promontori e sulle rive del mare.
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Mercurius, Iovis Maiaeque filius, mercaturae deus erat; nam negotiis praesidebat et patronus non solum mercatorum sed etiam furum erat. Ut deorum nuntius ...
Mercurio, figlio di Giove e di Maia, era il dio del commercio; infatti presiedeva agli affari ed era il patrono non soltanto dei mercanti, ma anche dei ladri. Come messaggero degli dèi, annunciava i comandi degli dèi ai mortali, usava un linguaggio raffinato – perciò era anche il dio dell'eloquenza e dell'astuzia – e così, con parole chiare, otteneva facilmente l'obbedienza degli uomini. Mercurio era considerato anche il dio delle strade: metteva ai piedi i calzari alati e rapidamente percorreva terre lontane, il vasto mare e l'alto cielo. Indossava il pètaso e con la mano destra reggeva il cadùceo: con il cadùceo donava o scacciava il sonno, portava i sogni, radunava le anime dei morti e le conduceva agli Inferi. Infine Mercurio costruì la prima lira con il guscio di una testuggine.
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Multi dei a Romanis colebantur ...
Molti dèi erano venerati dai Romani: nel novero degli dèi vi erano Saturno, Bacco, che era chiamato anche Libero, Nettuno, Mercurio, Esculapio e Vulcano. Gli agricoltori onoravano Saturno, antica divinità dei campi, e Bacco, dio della vendemmia e del vino; i marinai invece, nei pericoli del mare, pregavano Nettuno, dio delle acque. Mercurio, protettore delle strade e del commercio, era anche il messaggero degli dèi. Esculapio, figlio di Apollo, era il dio della medicina, per questo motivo era venerato dai medici ed era invocato dagli infermi. Infine vi era Vulcano, il quale dimorava nell'Etna ed era il fabbro degli dèi. Nel novero delle dee vi erano Diana, Vesta, Minerva. Diana, figlia di Latona e di Giove, era la dea dei boschi e degli animali selvatici; Vesta, protettrice del focolare domestico, aveva la tutela della famiglia; Minerva, dea della conoscenza, era anche la protettrice della guerra.