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Nocte nonnulli pastores sub patula arbore apud parvam paludem quiescebant; in tranquillis ...
Una notte, alcuni pastori riposavano sotto un ampio albero, vicino ad una piccola palude; nelle acque tranquille della palude si rifletteva la figura della luna, in quel momento completamente piena. Un asino, che aveva sete, giunge casualmente alla palude, ma i pastori, con alte grida, allontanano dall'acqua il povero animale, dato che il loro comandante precedentemente aveva detto: Se l'asino beve l'acqua, di certo succhia anche la luna: e così noi rimarremo senza la luna. Per questo tenete l'asino lontano dall'acqua! Intanto una nuvola nera oscura la luna. Allora i pastori, che non vedevano più la luna, addossano la colpa all'asino, ed immediatamente lo accerchiano, lo catturano e conducono al processo. Il giudice sciocco ascolta i pastori ed emette la sentenza: L'asino ha ingoiato la luna: uccidetelo e tirate fuori la luna dal suo stomaco! I pastori compiono gli incarichi, ed uccidono l'asino sventurato: allora, casualmente, la nuvola svanisce e la luna appare nuovamente nel cielo. I pastori attribuiscono il merito a sé stessi, e, pieni di gioia, levano grida fino alle stelle.
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Multae in Sicilia urbes Cereri frugum deae sacrae erant. Olim Proserpina Cereris filia virgo admodum ...
A Cerere, la dea delle messi, in Sicilia erano consacrate molte città. Una volta, Proserpina, la figlia di Cerere, una fanciulla particolarmente bella, mentre vaga per i prati e, insieme alle proprie compagne, coglie fiori variopinti, improvvisamente si dilegua. Infatti Proserpina viene rapita da Plutone, il dio degli Inferi, spinto dall'amore nei confronti della fanciulla, e viene portata nel regno degli Inferi. Per lungo tempo la madre Cerere, che non conosceva la sorte della figlia, e la cercava in ogni luogo, dal momento che non trovava Proserpina in alcun luogo, riempiva tutti i luoghi sia di inutili grida, sia di infelici lamenti. Alla fine la madre sventurata, con molte lacrime, implora l'aiuto di Giove, il padre degli uomini e degli dèi. Il dio dà retta alle suppliche di Cerere; svela alla dea il rapimento di Plutone e concilia la pace tra Cerere Plutone. E così Cerere e il re degli Inferi fanno questo accordo: Proserpina starà per sei mesi insieme a Plutone nel regno delle ombre, ma per altri sei, quando i prati diventano verdi e le spighe nei campi diventano color dell'oro, starà insieme alla madre sulla terra, alla luce del sole.
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Socrates non solum ob sua philosophica praecepta...
Ancora oggi Socrate è famoso non soltanto per i suoi insegnamenti filosofici, ma anche per le sue risposte chiare ed intelligenti. Una volta, il grande filosofo Greco, che presso la piazza di Atene faceva costruire per sé e per la propria famiglia una piccola casa, casualmente passava per di là con i propri allievi: allora tutti si fermano ed osservano attentamente il cantiere. Poi, uno tra gli allevi chiede a Socrate: O maestro, per favore, dimmi perché la tua casa è così modesta e piccola? Il filosofo sorride e risponde: La mia casa è modesta e piccola, ma certamente è sufficiente sia a me, sia ai miei amici. O allievi, ricordatevi sempre questo: i veri tesori della vita non sono una casa grande e sontuosa, né una grande ricchezza, ma pochi amici sinceri.
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Primus Olympi dominus Saturnus erat deus saevus ac ferus qui cunctos filios suos crudeliter ...
Saturno era il primo signore dell'Olimpo, un dio spietato e feroce, che divorava in maniera crudele tutti i propri figli, dato che una volta un oracolo aveva detto: Uno tra i tuoi figli ti porterà via il regno; ma Saturno non voleva perdere il regno. Allora Rea, la moglie di Saturno, la quale voleva salvare dal pericolo il figlio che stava per nascere, scende giù dall'Olimpo e si rifugia nell'isola di Creta. Lì partorisce Giove e, all'insaputa di Saturno, affida il figlio ad un'ancella fidata, la quale nasconde il fanciullino in una caverna alle pendici del monte Ida. La caverna era grande ed era ricoperta da tutte le parti da edera fitta: il piccolo dio veniva accudito ed allevato con la massima diligenza da molte ninfe; ogni giorno la capra Amaltea forniva il proprio latte al divino fanciullino, e delle colombe bianche volavano nella caverna e porgevano al figlio di Rea l'ambrosia, il cibo degli dèi. Così il futuro signore dell'Olimpo cresceva nell'isola di Creta, e preparava la vendetta contro il padre.
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Thaidem Quintus amat. Quam Thaidem? Thaidem Luscam ...
Un amore veramente ... cieco!
Quinto ama Taide. Quale Taide? Taide "la Guercia". Infatti Taide ha un solo occhio; Quinto non ne ha due.
Aspirante vedovo.
Un certo uomo era malato di una malattia mortale; la moglie di lui, disperata, improvvisamente, tra le lacrime, abbraccia il marito e grida: Se tu muori e lasci me da sola, io mi impicco, poiché io, senza di te, non posso vivere. L'uomo apre gli occhi e le risponde: O anima mia, perché non mi fai questo regalo finché sono in vita?