Phaedri poetae fabella nota est. Alta vinea agricolae casam circumdat et in vinea magna uvarum copia
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È celebre un breve racconto (fabella: "breve racconto") del poeta Fedro. Un'alta vigna circonda la capanna di un agricoltore, e nella vigna c'è una grande abbondanza di grappoli d'uva. Giunge una piccola volpe affamata, e scorge una preda a sé non sgradita. Allora comincia a saltare, ma invano: la vigna infatti è troppo alta, e la piccola volpe non riesce ad afferrare l'uva. Alla fine, stanca e triste, si allontana dicendo: L'uva non è ancora matura; non desidero prenderla: l'uva acerba, infatti, a me non piace! Così il breve racconto ci rammenta: quando i nostri sforzi sono inutili, troviamo facilmente una giustificazione.
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Chabrias periit bello sociali tali modo, Athenienses Chium oppugnabant...existimans turpi vitae, comminus pugnans telis hostium interfectus est (da Nepote)
Cabria morì nella guerra sociale in tale modo. Gli Ateniesi assediavano Chio. Nella flotta c'era Cabria come privato (cittadino), ma tutti quelli che erano nella magistratura, li superava ed i soldati guardavano più lui che quelli, che erano a capo. Questo fatto gli affrettò la morte. Infatti mentre per primo cerca di entrare in porto ed ordina al pilota di dirigervi la nave, lui stesso fu di rovina per sé. Infatti essendovi penetrato, le altre (navi) non lo seguirono. Nel porto, egli attorniato dall'assalto dei nemici pur combattendo fortissimamente la nave percossa da un rostro cominciò ad affondare. Pur potendo fuggire dalla nave, se si fosse gettato in mare, poiché la flotta degli Ateniesi era inondata, proseguiva senza indugio (e) preferì perire piuttosto che, gettate le armi, abbandonare la nave, su cui era stato trasportato. . Gli altri non vollero fare questo (id) e giunsero in salvo nuotando, Cabria invece ritenendo fosse meglio una morte gloriosa che una vergognosa vita combattendo corpo a corpo fu ucciso dai dardi dei nemici.
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Galli, qui cum magnis copiis de Alpibus in Italiam descenderant, totam regionem ferro...
I Galli, che erano calati con grandi truppe in Italia dalle Alpi, avevano messo a ferro e fuoco l'intera regione. A quel punto, i Romani, contro le enormi truppe dei Galli, le quali, per la brama di bottino, non avevano risparmiato neppure i templi, inviarono due legioni che erano state arruolate da poco. Ma invano. I Galli, infatti, e Brenno, il comandante dei Galli, assalirono il console e le legioni, e con una violenta battaglia le sgominarono presso il fiume Allia. Di lì si avvicinarono a Roma, e cinsero d'assedio il Campidoglio, la rocca di Roma. Allora i Romani abbandonarono Roma, e si rifugiarono a Veio con i vecchi, le donne e i figli. I Galli dapprima inviarono un esploratore attraverso le tenebre della notte, poi, in silenzio, scalarono la rocca. Ma le oche guardiane – gli animali che erano consacrati alla dea Giunone – sentirono i nemici, e con un forte baccano, e con il battito delle ali, risvegliarono dal sonno Marco Manlio, il guardiano del Campidoglio, che chiamò alle armi i soldati Romani. Quello vide un Gallo che ormai era arrivato sulla vetta della rocca, e lo spinse giù con la punta dello scudo. Inoltre, i soldati Romani combatterono con grande vigore, raccolsero pietre che scagliarono contro le teste dei nemici, e respinsero i Galli dalla rocca. E quindi Roma era stata salvata dai versi delle oche.
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Ulixes, Troia deleta, priusquam Ithacam, patriam dilectissimam, rediret, sic dis iubentibus, permulta maximaque...cum cibo satiatus esset atque multis muneribus locupletatus esset, ad extremum in patriam pervenit.
Ulisse, distrutta Troia, prima di far ritorno ad Itaca, la dilettissima patria, secondo le disposizioni in tal modo degli dèi (ordinando gli dèi in tal modo), andò incontro a a numerosissimi e grandissimi pericoli: scappò via dal ciclope Polifemo, un gigante tanto feroce quanto funesto; scatenandosi le tempeste, fece naufragio una volta ed una seconda volta; si allontanò da Circe, la pessima e avvelenatrice maga, che aveva trasformato in maiali parecchi compagni; evitò molto abilmente l'insidia tra Scilla e Cariddi; respinse più fortemente che prudentemente le lusinghe delle sirene, che con il soave canto seducevano i marinai. Anche se Calipso, la bellissima ninfa, nella cui isola Ulisse soggiornò moltissimo tempo, ebbe promesso che gli avrebbe dato l'immortalità, tuttavia Ulisse rifiutò il beneficio. Infatti Ulisse preferì prima di tutto ritornare a casa e abbracciare (cingere con l'abbraccio) la fedele moglie, che amava. E così, essendo stato accolto come esule presso i Feaci da Alcino e da sua moglie con la massima cortesia, fu condotto a casa del re da Nausica, la bellissima figlia di Alcino e, dopo essersi saziato di cibo e dopo essere stato arricchito con molti doni, alla fine giunse in patria. (By Maria D.)
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Pareo tibi, collega carissime, et infirmitati oculorum, ut iubes, consulo. Nam, ne solis luce ...
Ti obbedisco, o carissimo collega, e come tu ordini, provvedo alla malattia degli occhi. Infatti, affinché gli occhi non fossero offesi dalla luce del sole, sono giunto nella villa con una carrozza coperta, e qui, non mi tengo alla larga solamente dalla penna (ossia: "dalla scrittura", per metonimia), ma anche dalle letture, e studio unicamente per mezzo delle orecchie: infatti ho ordinato che il mio liberto legga al posto mio. Voglio che le stanze siano in penombra, però non buie. Anche il loggiato possiede tanto d'ombra quanto di luce (ossia: "è in penombra, riceve ombra e luce in egual misura"). Così imparo a sopportare la luce poco alla volta. Faccio il bagno, perché è d'aiuto, bevo il vino, perché non nuoce. Mi sono abituato in questa maniera. Ho ricevuto con piacere la gallina inviata da te, e con gli occhi abbastanza penetranti (ossia: "abbastanza funzionanti, abbastanza vedenti"), quantunque ancora malati (lett. : "quantunque io sia ancora cisposo"), l'ho vista assai grassa. Ciao.