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Una volta, un certo mercante, scendendo presso un porto, incontrò un uomo, che veniva da tutti considerato un grande filosofo. Il filosofo chiese: O amico, chi sei? E dove vai? L'altro rispose: Sono un mercante, e vado dovunque posso vendere le mie merci. Ora mi imbarcherò su una nave veloce, attraverserò il mare, e venderò le mie merci nelle ricche città dell'Asia. Allora il filosofo: O amico, sii cauto! Infatti tuo padre – come dicono – è morto per un naufragio ed anche tuo nonno è morto in mare; tu, se non vuoi morire in maniera simile, non andare incontro ai pericoli di un viaggio marittimo! Allora il mercante sorrise e pose una domanda al filosofo: Tuo padre e tuo nonno dove l'hanno trovata la morte? Il filosofo disse: Entrambi nel letto. Allora il mercante: Dunque anche tu sei da biasimare, poiché ogni giorno affidi la tua vita ad un letto, dove sono morti tutti i tuoi antenati. E così, il grande filosofo, sconfitto dall'arguzia del mercante, tacque e andò via.
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Contro Giugurta, il re dei Numidi, i Romani mandarono il console Calpurnio, ma Giugurta corruppe il console con del denaro, ed ottenne la pace. Successivamente si recò in Numidia Sp. Postumio Albino, ma anch'egli combatté contro i Numidi con grande disonore. Alla fine Q. Cecilio Metello riportò le truppe dei Romani alla disciplina e sconfisse Giugurta in battaglia, uccise o catturò gli elefanti di lui, distrusse le città della Numidia; per via delle sue imprese celebrò un trionfo e fu chiamato "il Numidico". A Q. Cecilio Metello fece seguito Mario, un uomo valoroso ed esperto di guerra, che sconfisse parimenti Giugurta e Bocco, re della Mauritania ed alleato di Giugurta, conquistò alcune città della Numidia, e portò a termine la guerra contro i Numidi. Bocco, inoltre, su incoraggiamento di L. Cornelio Silla, luogotenente di Mario, con un tranello consegnò Giugurta ai Romani. Mario condusse a Roma il re dei Numidi, e celebrò un trionfo. Davanti al carro di Mario, legato con delle catene, c'era Giugurta, che presto, su ordine del console, i boia strangolarono nel carcere Mamertino. Allora i Romani elessero di nuovo console Mario il vincitore.
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Durante il consolato di M. Minucio Rufo e di P. Cornelio, ai Romani venne mossa la Seconda Guerra Punica, per mano di Annibale, il comandante dei Cartaginesi, il quale, una volta messe insieme cospicue truppe, cominciò ad assediare Sagunto, una città della Spagna alleata ai Romani. I Romani, tramite degli ambasciatori, intimarono ad Annibale che si astenesse dalla guerra. Egli non volle ricevere gli ambasciatori. I Romani mandarono a dire anche a Cartagine che ad Annibale venisse ordinato di non fare guerra contro gli alleati del popolo Romano. Dai Cartaginesi vennero date risposte aspre. I Saguntini, nel frattempo, vennero presi per fame, e una volta catturati da Annibale, vennero condannati a morte.
Poetae agricolarum vitam saepe celebrant vitamque rusticam laudant; silvas, planitias, herbas et aqu
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Spesso i poeti celebrano la vita dei contadini ed elogiano la vita della campagna; descrivono i boschi, le pianure, le verdure e le acque e celebrano le Ninfe, le dee delle acque e dei boschi. Ma la vita dei contadini è dura e faticosa, e non sempre le ore scorrono liete. I contadini, infatti, hanno molte preoccupazioni; infatti, di tanto in tanto, piogge eccessive e costanti allagano i campi, talora la calura dissecca le verdure e distrugge anche le messi. Ma i contadini sopportano coraggiosamente la volubilità della sorte: la vita dei campi, infatti – come scrive Cicerone – è maestra non soltanto di frugalità, ma anche di diligenza e di rettitudine. I contadini, infatti, sono sempre al lavoro: ora arano la terra, ora raccolgono uve, olive e castagne, ora mungono le mucche e le capre, ora puliscono l'aia, ora scavano fossi. Di sera, siedono stanchi nell'aia ed attendono l'ora della cena.
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L'Italia ricevette il nome da Italo, il condottiero dei Siculi, che nell'antichità invase questa regione. Oppure, l'Italia è stata chiamata così, perché qui c'erano molti grossi vitelli, che, nell'antica lingua degli abitanti, si chiamavano "Itali". L'Italia si chiamava anche Ausonia, da Ausonio, il figlio di Ulisse. In principio, tuttavia, solo la zona Beneventana si chiamò Italia, poi, però, iniziò ad essere chiamata con questo nome tutta la regione, dal Lazio fino alla Sicilia.
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