- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MAIORUM LINGUA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
"Contro la forza della morte non vi è rimedio negli orti!"; questo affermano i medici della scuola Salernitana, i quali, per curare le malattie e le ferite degli uomini, hanno sperimentato l'efficacia e la potenza di numerose erbe, ma i medesimi (medici) aggiungono anche che, colui che utilizzi ogni giorno la salvia, raggiungerà senz'altro una vecchiaia inoltrata. La salvia infatti irrobustisce i nervi, toglie il tremore delle mani e allontana la febbre alta. Ragion per cui i vecchi e le vecchie sono soliti aggiungere ai loro cibi e alle loro bevande delle foglie di salvia. Dalla salvia si ricava anche un vino amarognolo ad assaporarsi, il quale, specialmente durante l'inverno, fa bene contro i dolori ai reni e ai fianchi e la tosse. Questo è estremamente alcolico e ubriaca velocemente. Inoltre begli orti si vedono due tipi di salvia: una dalle foglie larghe e irregolari, una seconda dalle foglie più piccole e raggrinzite.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MAIORUM LINGUA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Annibale, dopo che ebbe superato le Alpi, scese nella pianura Padana. Da quel luogo, dopo che ebbe sconfitto Publio Scipione presso il fiume Ticino, dopo che ebbe messo in fuga il console Sempronio presso fiume Trebbia e dopo che ebbe sconfitto il console Flaminio presso il lago Trasimeno, condusse l'esercito verso l'Italia meridionale, marciando attraverso gli Appennini. Allora il senato nominò dittatore Q. Fabio Massimo, il quale dopo essere stato inviato tante volte vincitore contro il nemico, fiaccò l'invasione di Annibale temporeggiando. Egli infatti, essendo stato informato delle disfatte precedenti, cambiò la tattica di guerra: conduceva l'esercito attraverso luoghi elevati e scoscesi, in nessuna cosa si affidava alla sorte, non teneva mai le truppe nell'accampamento, poiché temeva l'assalto dei Cartaginesi, incalzava continuamente l'esercito dei Cartaginesi, ma non gli concedeva nessuna opportunità di combattere. Inaspettatamente faceva un assalto contro i soldati di Annibale che uscivano per fare rifornimento, disperdendo la truppa e catturando i soldati sbandati. E così Fabio uscì sempre vincitore da queste piccole battaglie. Tuttavia il suo accorto temporeggiare fu giudicato come inesperienza dal popolo Romano ed egli fu soprannominato in maniera irriverente "il temporeggiatore". Allora Fabio per sua iniziativa lasciò il comando della guerra e tornò un privato cittadino. Ma, poco dopo, dopo che fu portata a Roma la notizia della disfatta di Canne, Fabio fu nominato console per la sua assennatezza.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MAIORUM LINGUA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
È abbastanza noto che l'attività di Cicerone ebbe moltissimo valore in tempi estremamente svantaggiosi per lo stato. Infatti Cicerone di gran lunga tra gli oratori Romani il più illustre e il più eloquente, fu sempre accanitissimo difensore della libertà e, avendo appreso che Catilina aveva preso delle decisioni pericolosissime per lo stato e che preparava degli agguati ai consoli, lo affrontò apertamente. Catilina, superbo per l'illustre ed antica nobiltà ma tormentato dalla scarsezza del patrimonio di famiglia, fu un uomo di grande forza sia d'animo che di corpo, ma di indole malvagia e depravata. (Fin) dalla gioventù gli furono care tutte le cose peggiori: le guerre interne, le stragi, le rapine, la discordia civile. Il fisico di Catilina fu estremamente tollerante del digiuno, del freddo, della veglia, l'animo (fu) molto audace, subdolo, incostante; desiderosissimo dei beni altrui, aveva sperperato i beni paterni in maniera del tutto dissennata; fu molto appassionato nei desideri, più eloquente che saggio. Dunque, dopo che ebbe scoperto la congiura, Cicerone, mosso dall'estremo pericolo per lo stato, convocò il senato nel tempio di Giove e in quel luogo, spinto dalla presenza dello stesso Catilina, lo travolse con un pesantissimo discorso e lo spinse ad abbandonare Roma. Infatti lo aggredì molto impetuosamente all'incirca con queste parole: "Oh Catilina, niente è più pericoloso per lo stato delle tue scelleratezze. Tutti i cittadini ti temono, tutti sono spaventati dai tuoi piani molto crudeli: hai superato in scelleratezza tutti gli altri uomini malvagi. Infatti tu desideri la rovina della patria, estremamente cara a noi tutti, ma noi saremo più attenti di te e dei tuoi compagni e placheremo la tua arroganza. Già tutti credono che tu sia il peggiore tra tutti i cittadini e gridano che tu sei un parricida e che tu sei assolutamente meritevole dell'esilio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MAIORUM LINGUA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Tullia nella villa di campagna, viene presa da una grande gioia: infatti da Roma arrivano il fratello Marco e il cugino Lucio. Tullia desidera sempre giocare con loro, ma spesso viene trascurata e lasciata sola da Marco e Lucio. Talvolta Marco e Lucio preparano degli scherzi per la fanciulla: mentre Tullia e le sue amiche giocano nel giardino, si avvicinano in silenzio e poi spaventano le fanciulle con forti ululati, sconvolgono i giochi e sottraggono le bambole delle fanciulle. Le fanciulle adirate gridano, dalla villa accorrono i servi ma Marco e Lucio fuggono velocemente. Quando il padre di Marco riceve la notizia, manda a chiamare il figlio e Lucio e li rimprovera fortemente. Marco e Lucio, con molte lacrime, chiedono perdono del loro scherzo e Tullia, fanciulla misericordiosa, concede volentieri il perdono al fratello e a suo cugino.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: MAIORUM LINGUA - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Contro i Veiantani, che si erano ribellati, fu mandato dal senato M. Furio Camillo, dopo che era stato nominato dittatore. Per prima cosa vinse i Veientani in battaglia, in seguito conquistò anche la loro città. Dopo aver preso Veio, conquistò anche i Falisci, popolazione non meno illustre. Ma sorse un forte odio contro Camillo, perché – come dicevano i soldati – aveva spartito ingiustamente il bottino; per questo, accusato e condannato, fu cacciato da Roma. Ma, dopo che i Galli Senoni, sconfitto l'esercito dei Romani presso il fiume Allia, si erano avvicinati alla città ed erano sul punto di conquistare Roma, il senato richiamò dall'esilio Camillo, affinché portasse aiuto alla patria. Allora quello, che era esule in una città vicina, tornò a Roma e, dopo aver sconfitto i Galli, entrò a Roma trionfando da vincitore.