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Darei mater et coniunx captivae omnium oculos animosque in semet converterant: illa non solum maiestate sed etiam aetate venerabilis, haec pulchritudine formae, ne illa quidem sorte corruptae, clara. Regis uxor receperat in sinum filium, sex annorum puerum et genìtum in spem magnae fortunae, quam eius pater paulo ante amiserat. At in aviae gremio iacebant adultae virgines duae, non suo tantum, sed etiam Darei maerore confectae. Ingens circa eam nobilium feminarum turba constiterat, quae, laceratis capillis abscissaque veste, pristini decoris immemores, reginas dominasque nominìbus veris quondam, tunc alienis invocabant. Illae suae calamitatis oblitae erant et in utro comu Dareus stetisset requirebant. Sed, cum rex equum subinde mutavisset, illum longius fuga abstulerat.
La madre e la moglie di Dario prigioniere avevano attirato a sé gli occhi e gli animi di tutti. La prima venerabile non solo per dignità, ma anche per l’età, l’altra per la stupenda avvenenza, per nulla abbattuta dalla sorte, bella. La moglie del re aveva portato in seno un figlio, fanciullo di sei anni e generato nella speranza di una grande fortuna, quale suo padre poco prima aveva perso. Ma nel cuore della nonna c’erano due vergini adulte, uccise-prigioniere non tanto con suo, ma certamente con dolore di Dario. Una grande moltitudine di nobili donne si era formata intorno a lei, le quali, con capelli disordinati e lacera veste, dimentiche dell’antica bellezza, allora le chiamavano con i veri nomi di regine e signore, ora con altri. Esse erano dimentiche della sua disgrazia e chiedevano che Dario stesse nell' altra ala. Ma, poiché il re aveva cambiato subito dopo i cavalli, la fuga lo aveva portato più lontano.(by Geppetto)
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Philippus medicus, epistula perlecta, plus indignationis quam pavoris ostendit et: ...... pro se quisque dextram eius amplexi grates habebant, velut praesenti deo.
Filippo il medico, letta con attenzione l'epistola, dimostrò più indignazione che paura e disse: "Mio re, la tua salute chiarirà l'accusa di parricidio che mi è stata mossa: salvato da me mi ridarai la vita. Ti scongiuro e ti prego, metti da parte ogni timore e permetti alla medicina di diffondersi per le tue vene: rilassa un po' il tuo spirito, che con ingiustificata preoccupazione i tuoi amici, senza dubbio fidati, ma dannosamente ansiosi, hanno turbato." Queste parole non solo rassicurarono il re, ma lo resero felice e pieno di buona speranza. Quindi disse: "Se gli dèi, o Filippo, ti avessero concesso il modo migliore di mettere alla prova i miei sentimenti, senza dubbio avresti scelto un altro modo, ma più sicuro di quello che hai messo in pratica. Tuttavia, dopo aver ricevuto questa lettera, ho bevuto ciò che mi hai preparato: ed ora credimi, sono più inquieto per la tua dignità che non per la mia salute." Dopo aver detto queste parole, tese la destra a Filippo. Quando poi la medicina si diffuse attraverso le vene e a poco a poco il corpo ne potè risentire gli effetti, dapprima l'animo, poi anche il corpo recuperò il proprio vigore, più rapidamente di quanto ci si aspettasse: e così, dopo tre giorni da quando si era trovato in quello stato, si presentò al cospetto dei soldati. L'esercito osservava lo stesso re con non minore attenzione di quanta osservasse Filippo: ognuno stringendogli la mano gli rendeva grazie come a un nume propizio.
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Inter nobiles medicos, qui ex Macedonia Alexandrum secuti erant, Philippus, ..... At satius est alieno me mori scelere, quam metu nostro
Tra i nobili medici, che avevano seguito Alessandro dalla Macedonia, Filippo, di nazionalità arcana, era molto fedele al re: dato ad Alessandro fanciullo come compagno e protettore della (di lui) salute, lo amava non solo come re, ma anche, con grande affetto, come allievo. Egli promise che avrebbe debellato la virulenza della malattia con una pozione curativa. Nel frattempo ricevette da Parmenione, il più fedele dei cortigiani, una lettera, in cui gli raccomandava di non affidare la propria salute a Filippo: era stato corrotto da Dario con mille talenti e con la speranza delle nozze di sua sorella. La lettera aveva infuso una gran preoccupazione nell'animo del re, che pensava con una riflessione privata: "Dovrei continuare a bere, in modo che, se mi sarà stato dato un veleno, sembri che, qualsiasi cosa sia accaduta, sia avvenuta non in modo immeritato? Dovrei condannare la fedeltà del medico? Dovrei dunque tollerare di essere ucciso nella tenda? Certamente è meglio morire per un delitto altrui che per mia paura".
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Alexander in praeparatas rates exercitum imposuit. In proris clipeatos locaverat et ......
Alessandro dispose l'esercito sulle barche allestite, Aveva disposto (i soldati) i muniti di scudi sulla prua ed aveva ordinato loro di inginocchiarsi per essere al sicuro dai colpi delle frecce. Dietro di costoro stavano le macchine da guerra e da ambedue i lati e sulla fronte circondate di armati. I rimanenti erano fermi dietro le macchine da guerra: degli armati proteggevano con una testuggine di scudi i rematori che non indossavano la lorica. La stessa disposizione fu mantenuta anche sulle barche che portavano cavalieri. Il re insieme a soldati scelti mollò gli ormeggi della prima barca ed ordinò che si dirigesse verso la riva. Essi fronteggiarono proprio sull'orlo della riva le prime righe di cavalieri Sciti che si erano mossi contro.
Parte 2
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Inizio: Vobiscum, inquit, o iuvenes et mei aequales, urbium ante invictarum munimenta superavi ......
“O giovani e miei coetanei, assieme a voi ho superato le difese di città mai sconfitte prima di me, ho attraversato passi di montagne ostruiti da neve perenne, sono penetrato attraverso le strettoie della Cilicia, ho sopportato senza stancarmi la violenza del freddo dell’India: e ho dato a voi esempi di me e ne ho di vostri. La rupe che vedete ha un'unica via d’accesso, che i Barbari presidiano; le altre le trascurano: non vi sono sentinelle, se non quelle che guardano il nostro accampamento. Troverete una strada, se cercherete attentamente gli accessi che portano alla vetta. Nulla la natura ha posto così in alto, che il coraggio non possa scalare. Tentando ciò che altri non hanno avuto l’ardire di tentare, teniamo l’Asia in nostro potere. Portatevi sulla vetta; quando l’avrete presa, mi farete un segnale con drappi bianchi; io, spostando le truppe, distoglierò su di noi l’attenzione del nemico. Vi sarà un premio per colui che per primo raggiungerà la vetta: dieci talenti; uno in meno riceverà quello che arriverà subito dopo di lui; e così di seguito fino al decimo uomo. So per certo che voi guardiate non tanto alla mia generosità quanto alla mia volontà.”