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Iamque qui Dareum vehebant equi, confossi hastis et dolore efferati, iugum quatere et regem curru excutere coeperant, cum ille veritus ne vivus veniret in hostium potestatem desilit et in equum, qui ad hoc ipsum sequebatur, inponitur insignibus quoque imperii, ne fugam proderent, indecore abiectis. Tum vero ceteri dissipantur metu et, qua cuique ad fugam patebat via, erumpunt arma iacientes quae paulo ante ad tutelam corporum sumpserant: adeo pavor etiam auxilia formidat. Instabat fugientibus eques a Parmenione missus, et forte in illud cornu omnes fuga abstulerat. At in dextro Persae Thessalos equites vehementer urgebant, iamque una ala ipso inpetu proculcata erat, cum Thessali strenue circumactis equis dilapsi rursus in proelium redeunt sparsosque et incompositos victoriae fiducia Barbaros ingenti caede prosternunt. Equi pariter equitesque Persarum, serie lamnarum grave agmen, ob id genus pugnae, quod celeritate maxime constat, aegre moliebantur, quippe in circumagendis equis suis Thessali inulti eos occupaverant. Hac tam prospera pugna nuntiata Alexander non ante ausus persequi barbaros utrimque iam victor instare fugientibus coepit. Haud amplius regem quam mille equites sequebantur, cum ingens multitudo hostium cederet: sed quis aut in victoria aut in fuga copias numerat? Agebantur ergo a tam paucis pecorum modo, et idem metus, qui cogebat fugere, fugientes morabatur.
E i cavalli che trasportavano Dario, trafitti dalle lance e imbizzarriti per il dolore, avevano iniziato a scuotere il giogo e a far cadere il re dal cocchio: egli, temendo di cadere vivo nelle mani dei nemici, scese dal carro e fu fatto montare su un cavallo che lo seguiva per questo scopo, dopo aver indecorosamente abbandonato anche del insegne del comando, affinché non ne rivelassero la fuga. Allora gli altri si dispersero per il terrore e, abbandonando le armi che poco prima avevano brandito a loro difesa, si diedero alla fuga per la strada che ognuno riteneva la migliore: a tal punto il terrore ha paura anche di ciò che aiuta.
Incalzavano i fuggitivi dei cavalieri inviati da Parmenione, e per caso la fuga aveva spinto tutti in quell’ala. Ma sull’ala destra i Persiani incalzavano furiosamente i cavalieri tessali. E già un’ala era stata schiacciata dallo stesso assalto: allora i Tessali, dopo aver fatto valorosamente una conversione dei cavalli, ritornarono dispersi nella mischia, e con una grande strage abbatterono i barbari, sparpagliati e disordinati, con fiducia nella vittoria. I cavalli e i cavalieri persiani, oberati dal peso delle corazze, si muovevano con difficoltà in quel tipo di battaglia che consiste soprattutto di velocità: infatti i Tessali li avevano sorpresi, senza danno, mentre convergevano i loro cavalli. Dopo che gli fu riferito l’esito così favorevole della battaglia, Alessandro, che prima non aveva osato inseguire i barbari, ormai vincitore iniziò ad incalzare da due lati i fuggitivi. Non più di mille cavalieri seguivano il re, poiché una gran massa di nemici si era ritirata. Ma chi conta le truppe nella vittoria o nella fuga? Erano allora sospinti da così pochi uomini come delle pecore, e lo stesso terrore che li spingeva a fuggire li impacciava mentre fuggivano.
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Versione da Nuovo comprendere e tradurre
Darius in fuga, cum aquam turbidam et cadaveribus inquinatam bibisset, negavit se umquam bibisse iucundius. Numquam videlicet sitiens biberat! Nec esuriens Ptolomaeus ederat, cui peragranti Aegyptum, cum cibarius panis in misera cosa datus esset, nullus cibus visus est illo pane iucundior. Quisnam tandem ignorat victum Lacedaemoniorum in philitis? Nam cum ibi cenavisset, tyrannus Dionysius negavit se iure illo nigro, quod cenae caput erat deletatum esse. Tum is, qui illa coxerat: " Minime mirum - inquit. condimenta enim defuerunt!". "Quae condimenta?" quaesivit Dionysius. "Labor in venatu, sudor, cursus ad Eurotam, fames, sitis ". - respondit ille - "His enim rebus Lacedaemoniorum epulae condiuntur!". Nam uter cibus melior est? Obsonium optimum, cum cibum fastidimus, an panis atri frustum, cum fame enecti sumus?
Avendo Dario in fuga, bevuto un’acqua torbida e inquinata dai cadaveri, disse che non aveva mai bevuto con più piacere. Certamente non aveva mai bevuto assetato! E nemmeno Tolomeo affamato aveva mangiato; dopo che dei pastori gli diedero del pane scuro in una capanna mentre lui viaggiava per l’Egitto, disse che quel pane era per lui più piacevole di tutti i cibi più dolci. Chi mai dunque non conosce il cibo dei banchetti pubblici degli Spartani? Infatti quando lì aveva cenato, il tiranno Dionisio disse che non gli era piaciuto il famoso brodo nero, che era all’inizio della cena (come portata principale). Allora colui che aveva cucinato quella disse: <Non è niente affatto strano, infatti sono mancati i condimenti> <Che condimenti?> chiese Dionisio. <La fatica della caccia, il sudore, la corsa all’Eurota, la fame, la sete> - rispose quello - <Con queste cose infatti sono conditi i banchetti degli Spartani!>. Infatti quale dei due cibi è migliore? la pietanza ottima, quando proviamo disgusto per il cibo, o un pezzo di pane nero, quando diamo sfiniti per la fame?
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Ab Alexandro deinde ventum est in urbem Parsagada, a Cyro, Persarum rege, conditam, qui in ea sepultus erat. Bustum Alexander iussit aperiri, in quo conditum erat eius corpus, cui dare inferias optabat. Tria milia talenta, aurum argentumque cum Cyro sepulta esse crediderat, quia haec fama vulgata erat; sed praeter clipeum eius putrem et arcus diros Scythicos et acinacem nihil repertum est. Ceterum corona aurea imposita est et suo amiculo solium, in quo corpus iacebat, ab Alexandro velatum est, qui rem admirandam putavit tanti nominis regem, tantis praeditum opibus, tamquam virum plebeium sepultum esse. Quindi Alessandro arrivò nella città di Persepoli, fondata da Ciro, re dei Persiani, che in questa era stato sepolto. Alessandro ordinò che la tomba fosse aperta, nella quale era stato sepolto il suo corpo, a cui pregava di scendere nel mondo degli Inferi. Aveva creduto che tremila talenti, oro e argento fossero sepolti con Ciro, poiché questa notizia era stata divulgata; ma non fu trovato niente eccetto il suo scudo rovinato e i suoi archi sinistri e la scimitarra. Tuttavia era stata posta una corona d’oro e il sarcofago nel quale giaceva, il corpo fu nascosto da Alessandro con il mantello, il quale reputò che la cosa doveva essere ammirata, un re di così grande fama dotato di così grandi ricchezze, tanto che era stato sepolto come un uomo plebeo
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Ab Alexandro deinde ventum est in urbem Parsagada, a Cyro, Persarum rege, conditam, qui in ea sepultus erat. Bustum Alexander iussit aperiri, in quo conditum erat eius corpus, cui dare inferias optabat. Tria milia talenta, aurum argentumque cum Cyro sepulta esse crediderat, quia haec fama vulgata erat; sed praeter clipeum eius putrem et arcus diros Scythicos et acinacem nihil repertum est. Ceterum corona aurea imposita est et suo amiculo solium, in quo corpus iacebat, ab Alexandro velatum est, qui rem admirandam putavit tanti nominis regem, tantis praeditum opibus, tamquam virum plebeium sepultum esse.
Quindi Alessandro arrivò nella città di Persepoli, fondata da Ciro, re dei Persiani, che in questa era stato sepolto. Alessandro ordinò che la tomba fosse aperta, nella quale era stato sepolto il suo corpo, a cui pregava di scendere nel mondo degli Inferi. Aveva creduto che tremila talenti, oro e argento fossero sepolti con Ciro, poiché questa notizia era stata divulgata; ma non fu trovato niente eccetto il suo scudo rovinato e i suoi archi sinistri e la scimitarra. Tuttavia era stata posta una corona d’oro e il sarcofago nel quale giaceva, il corpo fu nascosto da Alessandro con il mantello, il quale reputò che la cosa doveva essere ammirata, un re di così grande fama dotato di così grandi ricchezze, tanto che era stato sepolto come un uomo plebeo
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At enim Persae, quos vicimus, in magno honore sunt apud me! Equidem moderationis meae certissimum indicium est, quod ne victis quidem superbe impero. Veni enim in Asiam, non ut funditus everterem gentes nec ut dimidiam partem terrarum solitudinem facerem, sed ut illos, quos bello subegissem, victoriae meae non paeniteret. Itaque militant vobiscum, pro imperio vestro sanguinem fundunt, qui superbe habiti rebellassent. Non est diuturna possessio, in quam gladio inducimur; beneficiorum gratia sempiterna est. Si habere Asiam, non transire volumus, cum his communicanda est nostra clementia: horum fides stabile et aeternum faciet imperium. Et sane plus habemus, quam capimus. Insatiabilis autem avaritiae est adhuc inplere velle quod iam circumfluit. Morem tamen eorum in Macedonas transfundo! In multis enim gentibus esse video, quae non erubescamus imitari; nec aliter tantum imperium apte regi potest, quam ut quaedam et tradamus illis et ab isdem discamus.
Ma certo i Persiani, che abbiamo sconfitto, godono di grande onore presso di me! Senza dubbio è una prova inconfutabile della mia moderazione, poiché neppure sui vinti esercito con arroganza il mio potere. Sono infatti venuto in Asia, non per sterminare dei popoli né per fare un deserto della metà delle terre, ma perché coloro che ho sottomesso con la guerra non avessero a dolersi della mia vittoria. E così militano assieme a voi, per il vostro impero versano il loro sangue, essi che si sarebbero ribellati se trattati con arroganza. Non è durevole il dominio a cui siamo portati dalla spada; eterna è la gratitudine dei benefici. Se vogliamo possedere l’Asia, non attraversarla, la nostra clemenza dev’essere accomunata con loro: la loro fedeltà renderà stabile ed eterno l’impero. E certamente possediamo più di quanto possiamo contenere. È proprio poi di un’insaziabile ingordigia volere ancora riempire ciò che già sovrabbonda. Tuttavia impongo i loro costumi ai Macedoni! Infatti in molti popoli noto cose che non dobbiamo vergognarci di imitare; e un così grande impero non può esser governato convenientemente altrimenti che trasferendo noi alcune cose a loro ed imparandone altre da loro.
- Discorso di Alessandro ai soldati - Versione latino Curzio Rufo
- Discorso di un ambasciatore Scita ad Alessandro - Versione Curzio Rufo da E.T.
- Dolore dei persiani per la morte di Alessandro magno - VERSIONE Curzio Rufo
- Fiere parole di Alessandro: mi sono votato unicamente alla gloria - VERSIONE Curzio Rufo