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Le ingannevoli promesse dei venditori di saggezza
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: Oιμαι απασιν ειναι φανερον οτι τα μελλοντα προγιγνοσχειν ου της ημετερας...
fine: υπισχουνται τους συνοντας ποιησειν
TRADUZIONE
Io penso infatti che sia a tutti chiaro che conoscere il futuro non è proprio della nostranatura, ma siamo così lontani da questa percezione che Omero, il quale ha conseguito grandissimafama per la saggezza, ha descritto gli dei che talora prendono decisioni su ciò, non conoscendo il loro pensiero, ma volendo mostrarci che questa è una delle azioni impossibili per gli uomini. 3 Essi dunque sono giunti a tal punto di audacia, da provare a persuadere i giovani che, qualora saranno loro seguaci, conosceranno ciò che bisogna fare e attraverso questa conoscenza saranno felici. E, pur presentandosi come maestri e signori di tali beni non si vergognano di chiedere tre o quattro mine per essi. Ma se vendessero qualcuno tra gli altri beni a una piccolissima parte del valore, nonsosterrebbero di essere saggi, invece, stimando così poco tutta quanta la virtù e la felicità, come seavessero senno, pensano di essere degni di diventare maestri degli altri. E dicono che non hannoper niente bisogno di beni, stimando la ricchezza un poco di oro e di argento, e invece, aspirando aun piccolo guadagno, per poco non promettono di rendere i discepoli immortali.
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I doni di Atene all'umanità
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: δημητρος αφικομενης εις την χωραν...
fine: και τας ωφελειας τας απ'αυτων γιγνομενας εδιδαξεν.
TRADUZIONE
Demetra infatti, vagando per questa regione dopo il rapimento di Kore, aveva dimostrato benevolenza ai nostri antenati per i benefici da loro ricevuti (non è permesso ascoltarli ad altri, se non agli iniziati ai misteri), e aveva concesso loro due doni, che sono grandissimi, i cereali, ai quali dobbiamo il merito di non vivere piú come animali, e l’iniziazione ai misteri (coloro che ne sono partecipi nutrono speranze piú serene riguardo all’eternità), la nostra città fu cosí cara agli dèi e dimostrò tanta filantropia che non escluse gli altri da cosí grandi beni, ma condivise con tutti ciò che aveva ottenuto. E gli uni, i misteri, li celebriamo tuttora ogni anno; degli altri, essa insegnò una volta per tutte l’uso, la coltivazione e l’utilità che deriva da essi.
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La questione più importante la guerra contro i persiani
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: Θαυμάζω δὲ των δυναστευόντον ἐν ταις πόλειϛ,
fine: κακόν αλλήλους ἑργάσασθαι δυνησόμεθα.
TRADUZIONE
Mi meraviglio che le classi dirìgenti delle città siano fiere di se stesse, quando non hanno mai saputo dire una parola e neanche riflettere su cose di tale importanza. Sarebbe stato loro dovere, se fossero state degne. Qualcosa forse avrebbero ottenuto: anche se avessero dovuto rinunciare presto, avrebbero lasciato le loro parole come oracoli per il futuro. Ma ora gli uomini politici maggiormente accreditati dall'opinione pubblica si occupano di fesserìe, lasciando a noi, che siamo al di fuori della politica, il compito di parlare di cose così importanti. E comunque, se la classe dirigente è così miope, con tanto maggiore determinazione gli altri devono cercare il modo di venir fuori da questa situazione conflittuale. Ora infatti stiamo stipulando una pace del tutto inutile, perché non mettiamo fine alle guerre fra noi, ma le differiamo e aspettiamo il momento buono per assestarci l'un l'altro il colpo definitivo.
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Perchè i greci devono portare per primi la guerra in Asia
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: Ἂν μὲν ὁ βάρβαρος ἐρρωμενεστέρως κατάσχῃ τὰς πόλεις...
fine: . .ἀλλ' ἔτι διεσπαρμένοις αὐτοῖς ἐπιχειρεῖν.
TRADUZIONE
Se il Re rafforzerà l'occupazione delle città sul litorale» collocandovi dei presidi più numerosi di quelli che ci sono ora, è probabile che le isole vicino al continente, come Rodi, Samo e Chio, tenderanno a passare dalla sua parte. Ma se noi le occupiamo prima, è ovvio che i popoli della Lidia, della Frigia e delle regioni più interne cadranno nelle mani di quelli che muoveranno da lì: noi. Perciò bisogna sbrigarci e non porre tempo in mezzo, altrimenti faremo la fine dei nostri padri. Quelli infatti furono costretti a combattere in pochi contro molti proprio perché si mossero dopo i barbari e lasciarono nelle loro mani alcuni alleati, mentre avrebbero potuto passare per primi sul continente e così conquistarne uno per uno tutti i popoli, potendo inoltre confidare sull'aiuto dell'intera potenza greca. È dimostrato, infatti, che quando si combatte contro uomini riunitisi da disparate provenienze, non bisogna aspettare di averli tutti quanti addosso, ma affrontarli mentre sono ancora divisi.
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La leggenda di Romolo e Remo
VERSIONE DI GRECO di Appiano TRADUZIONE dal libro Ellenion