Drammatica richiesta d'aiuto da parte degli Ateniesi agli Spartani II parte - versione greco Erodoto
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Drammatica richiesta d'aiuto da parte degli Ateniesi agli Spartani (parte seconda)
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: tote upo strategon pemfteis.
TRADUZIONE
Filippide, inviato dagli strateghi, proprio quella volta lì, in cui disse che gli era apparso Pan, era già a Sparta il giorno dopo la sua partenza dalla città di Atene. Presentatosi ai magistrati spartani, disse: "Spartani, gli Ateniesi vi pregano di venire in loro soccorso e di non permettere che una città fra le più antiche della Grecia cada in schiavitù per opera di genti barbare; è così: ora gli Eretriesi sono schiavi e la Grecia risulta più debole, perché le manca una città importante". Egli dunque comunicava il messaggio che gli era stato affidato; gli Spartani decisero sì di inviare aiuti, ma non erano in grado di provvedere subito, perché non volevano violare la legge: era infatti il nono giorno della prima decade del mese, e il nono giorno non potevano partire, specificarono, perché non c'era ancora il plenilunio
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Drammatica richiesta d'aiuto da parte degli Ateniesi agli Spartani
(parte PRIMA) VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Ellenion
E mentre ancora si trovavano in Atene, gli strateghi inviarono a Sparta come araldo Filippide, uomo ateniese, che era però anche (un) corriere e allenato a ciò. In vero, come diceva anche lo stesso Filippide e annunciava agli Ateniesi, presso il monte Partenio, quello sopra Tegea, Pan si imbattè in lui; gridando il nome di Filippide, Pan ordinava di chiedere pubblicamente agli Ateniesi per quale motivo non avessero nessuna cura di lui, essendo benevolo con gli Ateniesi ed essendo stato molte volte a loro senz'altro utile, e in futuro sarebbe stato ancora per quelle cose. Gli Ateniesi, essendo portate loro ricchezza ormai in abbondanza, credendo che ciò fosse vero edificarono sull'Acropoli il tempio di Pan, e lo venerarono da quel messaggio con feste sacre anche annuali e con una fiaccolata.
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La figlia del faraone Micerino
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Ellenion
πάντων ὅσοι ἤδη βασιλέες ἐγένοντο Αἰγυπτίων αἰνέουσι μάλιστα τοῦτον. τά τε ἄλλα γάρ μιν κρίνειν εὖ, καὶ δὴ καὶ τῷ ἐπιμεμφομένῳ ἐκ τῆς δίκης παρ᾽ ἑωυτοῦ διδόντα ἄλλα ἀποπιμπλάναι αὐτοῦ τὸν θυμόν. ἐόντι δὲ ἠπίῳ τῷ Μυκερίνῳ κατὰ τοὺς πολιήτας καὶ ταῦτα ἐπιτηδεύοντι πρῶτον κακῶν ἄρξαι τὴν θυγατέρα ἀποθανοῦσαν αὐτοῦ, τὴν μοῦνόν οἱ εἶναι ἐν τοῖσι οἰκίοισι τέκνον. τὸν δὲ ὑπεραλγήσαντά τε τῷ περιεπεπτώκεε πρήγματι, καὶ βουλόμενον περισσότερόν τι τῶν ἄλλων θάψαι τὴν θυγατέρα ...
..., ποιήσασθαι βοῦν ξυλίνην κοίλην, καὶ ἔπειτα καταχρυσώσαντά μιν ταύτην ἔσω ἐν αὐτῇ θάψαι ταύτην δὴ τὴν ἀποθανοῦσαν θυγατέρα
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Aristide comunica a Temistocle un'importante notizia
VERSIONE DI GRECO di Erodoto
TRADUZIONE dal libro Ellenion
inizio: Των δε εν Σαλαμινι στρατηγων εγινετο ωθισμος λογων πολλοσ.
fine: περιεχομεθα γαρ υπο των πολεμιων κυκλω. Αλλ'εσελθων σφι ταυτα σημηνον".
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Le qualità dello storico
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Τοιοοτος ουν μοι ό συγγραφέας ίστω, άφοβος, αδέκαστος, ελεύθερος, παρρησίας καί αληθείας φίλος, ως ό κωμικός φησι, τα σοκα σοκα, την σκαφην δε σκαφην όνομασων, ου μισεί ουδέ φιλία τι νεμων ουδέ φειδομενος η ελεών η αΐσχυνομενος η δυσωπούμενος, ϊσος δικαστής, έθνους απασιν άχρι τοο μη θατερφ άπονείμαι πλειον τοο δέοντος, ξένος εν τοις 8ι8λίοΐ€ καί δπτολίίΐ. αύτονοι^. άβασίλευτο^. ου τίτωδε π τώδε *** δο?ει λονιίουενο<: . άλλα τίπεπρακται λέγων. Ό δ' ουν Θουκυδίδης ευ μαλα τοοτ' «νομοθέτησε καί διεκρινεν άρετήν καί κακίαν συγγραφικήν, ορών μάλιστα θαυμαζομενον τον Ήροδοτον, άχρι του καί Μοοσας κληθήναι αύτοο τα βιβλία κτήμα γαρ φησι μάλλον ες άει συγγραφειν ηπερ ες το παρόν αγώνισμα, καί μη το μυθώδες άσπαζεσθαι, άλλα την άλήθειαν των γεγενημενων άπολείπειν τοις ύστερον. Καί επάγει το χρήσιμον καί δ τέλος α" ν τις ευ φρονών ύποθοιτο ιστορίας, ως ει ποτέ και αύθις τα όμοια καταλαβοι, έχοιεν, φησι, προς τα προγεγραμμενα αποβλέποντες ευ χρήσθαι τοις εν ποσι.
Dunque per me lo storico deve essere come questo: senza paura, non corruttibile, libero, amico della verità e della parola schietta, uno che -come diceva quel comico- dice pane al pane e vino al vino, (questa traduzione era fornita dal vocabolario roccima andava anche bene: "pane al pane, nave a nave" oppure "pane al pane vaso al vaso" ) uno che mai per amicizia o per odio è indotto a concedere o negare, a commiserare o vergognarsi o disprezzare; giudice imparziale, benevolo con tutti mai fino al punto di concedere ad una parte più di quanto meriti, (uno) che non ha patria quando scrive né città, né re; uno che non sta adomandarsi cosa penserà il tale oil tal'altro, maracconta quello che è (effettivamente) accaduto. Fu (proprio) Tucidide a legiferare tutto questo, fu lui cheseparò vitù e vizio nella storigrafia, vedendo che Erodoto era ammirato a tal punto che i suoi libri addirittura erano chiamati "muse". Dice infatti di scrivere qualcosa che resti per sempre anzichè per( la gara) la supremaziadel momento; dice di non apprezzare l'elemento (favoloso) leggendarioma di lasciare ai posteri un racconto vero di quel che effettivamente accade. E introduce la considerazione dell'utile, di ciò che qualunque uomocon unsenno può indicare come fine dell'opera storica: cioè che come dice se si ripresenatassero situazionianaloghi si potràbeneficiare del racconto storico proprio nell'azione del momento. "