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Molti grandi ateniesi furono valenti oratori
VERSIONE DI GRECO da Isocrate
TRADUZIONE dal libro Anthropoi
Inizio: Τῶν παλαιῶν οἱ ἅριστοι ῥήτορες καì...
Fine: . .δεσπόται τῶν Ἑλλήνων ἦσαν.
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Elogio degli uomini del buon tempo antico
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro sapheneia
οὐ γὰρ ὠλιγώρουν τῶν κοινῶν, οὐδ' ἀπέλαυον μὲν ὡς ἰδίων, ἠμέλουν δ' ὡς ἀλλοτρίων, ἀλλ' ἐκήδοντο μὲν ὡς οἰκείων, ἀπείχοντο δ' ὥσπερ χρὴ τῶν μηδὲν προσηκόντων: οὐδὲ πρὸς ἀργύριον τὴν εὐδαιμονίαν ἔκρινον, ἀλλ' οὗτος ἐδόκει πλοῦτον ἀσφαλέστατον κεκτῆσθαι καὶ κάλλιστον, ὅστις τοιαῦτα τυγχάνοι πράττων ἐξ ὧν αὐτός τε μέλλοι μάλιστ' εὐδοκιμήσειν καὶ τοῖς παισὶ μεγίστην δόξαν καταλείψειν. οὐδὲ τὰς θρασύτητας τὰς ἀλλήλων ἐζήλουν, οὐδὲ τὰς τόλμας τὰς αὑτῶν ἤσκουν, ἀλλὰ δεινότερον μὲν ἐνόμιζον εἶναι κακῶς ὑπὸ τῶν πολιτῶν ἀκούειν ἢ καλῶς ὑπὲρ τῆς πόλεως ἀποθνήσκειν, μᾶλλον δ' ᾐσχύνοντ' ἐπὶ τοῖς κοινοῖς ἁμαρτήμασιν ἢ νῦν ἐπὶ τοῖς ἰδίοις τοῖς σφετέροις αὐτῶν. τούτων δ' ἦν αἴτιον ὅτι τοὺς νόμους ἐσκόπουν ὅπως ἀκριβῶς καὶ καλῶς ἕξουσιν, οὐχ οὕτω τοὺς περὶ τῶν ἰδίων συμβολαίων ὡς τοὺς περὶ τῶν καθ' ἑκάστην τὴν ἡμέραν ἐπιτηδευμάτων: ἠπίσταντο γὰρ ὅτι τοῖς καλοῖς κἀγαθοῖς τῶν ἀνθρώπων οὐδὲν δεήσει πολλῶν γραμμάτων, ἀλλ' ἀπ' ὀλίγων συνθημάτων ῥᾳδίως καὶ περὶ τῶν ἰδίων καὶ περὶ τῶν κοινῶν ὁμονοήσουσιν. οὕτω δὲ πολιτικῶς εἶχον, ὥστε καὶ τὰς στάσεις ἐποιοῦντο πρὸς ἀλλήλους οὐχ ὁπότεροι τοὺς ἑτέρους ἀπολέσαντες τῶν λοιπῶν ἄρξουσιν, ἀλλ' ὁπότεροι φθήσονται τὴν πόλιν ἀγαθόν τι ποιήσαντες: καὶ τὰς ἑταιρείας συνῆγον οὐχ ὑπὲρ τῶν συμφερόντων, ἀλλ' ἐπὶ τῇ τοῦ πλήθους ὠφελεία.
TRADUZIONE
Essi non tralasciavano gli interessi comuni non approfittavano del denaro pubblico come se fosse il loro trascurandolo perà come se fosse di altri ma ne avevano cura come del proprio tenendosene comunque lontani come bisogna da ciò che non ci appartiene affatto. E non giudicavano la felicità in base al denaro ma per loro possedeva la ricchezza più sicura e bella chi compiva gesta foriere di gloria per lui e di grandissima fama per i suoi figli. Essi non tralasciarono gli interessi comuni non approfittavano del denaro pubblico me se fosse il lro trascurandolo però come se fosse di altri ma ne avevano cura come del proprio tenendosene comunque lontani come bisogna da ciò che non ci appartiene affatto. E non giudicavano la felicità in base al denaro ma per loro possedeva la ricchezza iù sicura e bella chi compiva gesta foriere di gloria per lui e di grandissima fama per i suoi figli. Non si invidiavano fra loro le azioni audaci, né coltivavano privati sogni di gloria, ma temevano di più Tonta presso i concittadini che la morte per la patria, e si vergognavano degli errori della collettività più di quanto adesso ci si vergogni dei propri. E la causa di ciò era che cercavano di avere leggi esatte e giuste, è non tanto quelle relative agli affari privati, quanto quelle di pubblica morale: sapevano infatti che gli uomini onesti non avrebbero assolutamente avuto bisogno di molte formule scrìtte, ma sulla base di pochi prìncipi avrebbero trovato facilmente raccordo su ogni questione, privata e pubblica. Avevano un tale senso civico che lottavano fra loro non per eliminare gli avversar! e spadroneggiare sui cittadini sopravvissuti, ma per riuscire a fare per primi qualcosa di buono per la città: formavano le eterìe50 non in vista di un vantaggio personale, ma per il bene del popolo
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Θαυμαζω δε των δυναστευοντων εν ταις πολεσιν, ει προσηκειν αυτοις ηγουνται μεγα φρονειν, μηδεν πωποθ' υπερ τηλικουτων πραγματων μητ' ειπειν μητ' ενθυμηθηναι δυνηθεντες. Εχρην γαρ αυτους, ειπερ ησαν αξιοι της παρουσης δοξης, απαντων αφεμενους των αλλων περι του πολεμου του προς τους βαρβαρους εισηγεισθαι και συμβουλευειν. Τυχον μεν γαρ αν τι συνεπεραναν: ει δε και προαπειπον, αλλ' ουν τους γε λογους ωσπερ χρησμους εις τον επιοντα χρονον αν κατελιπον. Νυν δ' οι μεν εν ταις μεγισταις δοξαις οντες επι μικροις σπουδαζουσιν, ημιν δε τοις των πολιτικων εξεστηκοσι περι τηλικουτων πραγματων συμβουλευειν παραλελοιπασιν. Ου μην αλλ' οσω μικροψυχοτεροι τυγκανουσιν οντες οι προεστωτες ημων, τοσουτω τους αλλους ερρωμενεστερως δει σκοπειν, οπως απαλλαγησομεθα της παρουσης εχθρας. Νυν μεν γαρ ματην ποιουμεθα τας περι της ειρηνης συνθηκας: ου γαρ διαλυομεθα τους πολεμους, αλλ' αναβαλλομεθα και περιμενομεν τους καιρους, εν οις ανηκεστον τι κακον αλληλους εργασασθαι δυνησομεθα.
Io mi meraviglio che i capi delle nostre città ritengano che si addica loro andar superbi, mentre non hanno mai potuto né parlare né meditare su argomenti ditale importanza. Infatti essi se si fossero meritati la presente reputazione, avrebbero dovuto, dopo aver messo da parte ogni altro interesse, far proposte e dare consigli circa la guerra contro i barbari. Forse avrebbero ottenuto qualche risultato; se anche avessero ceduto prima di attuare i loro propositi, avrebbero lasciato i loro discorsi come oracoli per il futuro. Ora la gente che ha la maggiore reputazione si dà da fare per inezie, mentre ha lasciato a noi, che ci teniamo lontani dalla politica, il compito di decidere intorno ad affari così importanti. Tuttavia, quanto più d’animo meschino sono i nostri capi, con tanta più energia bisogna che gli altri considerino come possiamo liberarci dagli odi che al presente ci dividono. Ora infatti concludiamo invano i trattati di pace, perché non poniamo fine alle guerre, ma le rimandiamo e aspettiamo le circostanze in cui potremo farci scambievolmente qualche male irrimediabile.
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Conseguenze tragiche dell'imperialismo
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Taxis
INIZIO οι λακεδαιμονιοι υπολαβοντες εξειναι ποιειν αυτοις
fine το τελευταιον ομοιαις ταις συμφοραις περιεπεσον.
Smettiamo di combattere tra noi e affrontiamo il barbaro - Isocrate - Panegirico 173 174 versione gr
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Δει δε ταυτας τας επιβουλας εκποδων ποιησαμενους εκεινοις τοις εργοις επιχειρειν, εξ ων τας τε πολεις ασφαλεστερον οικησομεν και πιστοτερον διακεισομεθα προς ημας αυτους. Εστι δ' απλους και ραδιος ο λογος ο περι τουτων: ουτε γαρ ειρηνην οιον τε βεβαιαν αγαγειν, ην μη κοινη τοις βαρβαροις πολεμησωμεν, ουθ' ομονοησαι τους Ελληνας, πριν αν και τας οφελειας εκ των αυτων και τους κινδυνους προς τους αυτους ποιησωμεθα. Τουτων δε γενομενων και της αποριας της περι τον βιον ημων αφαιρεθεισης, η και τας εταιρειας διαλυει και τας συγγενειας εις εχθραν προαγει και παντας ανθρωπους εις πολεμους και στασεις καθιστησιν, ουκ εστιν οπως ουχ ομονοησομεν και τας ευνοιας αληθινας προς ημας αυτους εξομεν. Ων ενεκα περι παντος ποιητεον, οπως ως ταχιστα τον ενθενδε πολεμον εις την ηπειρον διοριουμεν, ως μονον αν τουτ' αγαθον απολαυσαιμεν των κινδυνων των προς ημας αυτους, ει ταις εμπειραις ταις εκ τουτων γεγενημεναις προς τον βαρβαρον καταχρησασθαι δοξειεν ημιν.
Bisogna togliere di mezzo queste insidie e intraprendere le imprese che ci permetteranno di abitare con più sicurezza le città e vivere con più fiducia gli uni negli altri. Il discorso intorno a questi argomenti semplice e facile; non è possibile infatti avere una pace sicura, se non combattiamo in comune contro i barbari, né è possibile che i Greci vadano d’accordo prima che noi abbiamo tratto i vantaggi dalle stesse fonti e abbiamo affrontato i pericoli contro gli stessi nemici. Se queste cose avverranno e sarà tolto di mezzo lo stato di disagio in cui viviamo, che distrugge le amicizie, spinge le parentele all’odio e pone tutti gli uomini in mezzo alle guerre e alle discordie, senza dubbio andremo d’accordo e nutriremo veri sentimenti di benevolenza nei nostri scambievoli confronti. A causa di questo dobbiamo sforzarci in ogni modo di trasportare il più presto possibile la guerra da qui al continente, poiché solo questo bene potremmo trarre dai pericoli affrontati combattendo tra di noi, se ci decidessimo a servirci contro i barbari dell’esperienza che ne è derivata.
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