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Elena figlia prediletta di Zeus
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE
Inizio: πλειστων ημιτωων υπο Διος γεννηθεντων μονες ταυτης
fine: της δε περιβλεπτον και περιμακητον την φυσιν εποιησεν
TRADUZIONE
Sebbene fossero stati generati da Zeus moltissimi semidei, gli sembrò opportuno essere chiamato padre di questa sola donna. Interessandosi maggiormente per il figlio (avuto) da Alcmena e per quelli avuti da Leda, preferì Elena tanto più rispetto ad Eracle, cosicchè ha dato ad uno la forza, la quale può dominare gli altri con la violenza, all'altra assegnò la bellezza, che è per natura incline a dominare la forza stessa. Sapendo che la fama e la rinomanza non nascono dalla tranquillità, ma dalle guerre e dalle gare, non volendo solo che i loro corpi salissero verso gli dei, ma anche che essi lasciassero un ricordo indimenticabile, rese la vita dell'uno faticosa e intrepida, e fece la natura dell'altra invidiata e irresistibile.
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Le ingannevoli promesse dei venditori di saggezza
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Ellenion
Inizio: Oιμαι απασιν ειναι φανερον οτι τα μελλοντα προγιγνοσχειν ου της ημετερας...
fine: υπισχουνται τους συνοντας ποιησειν
TRADUZIONE
Io penso infatti che sia a tutti chiaro che conoscere il futuro non è proprio della nostranatura, ma siamo così lontani da questa percezione che Omero, il quale ha conseguito grandissimafama per la saggezza, ha descritto gli dei che talora prendono decisioni su ciò, non conoscendo il loro pensiero, ma volendo mostrarci che questa è una delle azioni impossibili per gli uomini. 3 Essi dunque sono giunti a tal punto di audacia, da provare a persuadere i giovani che, qualora saranno loro seguaci, conosceranno ciò che bisogna fare e attraverso questa conoscenza saranno felici. E, pur presentandosi come maestri e signori di tali beni non si vergognano di chiedere tre o quattro mine per essi. Ma se vendessero qualcuno tra gli altri beni a una piccolissima parte del valore, nonsosterrebbero di essere saggi, invece, stimando così poco tutta quanta la virtù e la felicità, come seavessero senno, pensano di essere degni di diventare maestri degli altri. E dicono che non hannoper niente bisogno di beni, stimando la ricchezza un poco di oro e di argento, e invece, aspirando aun piccolo guadagno, per poco non promettono di rendere i discepoli immortali.
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Elogio di Elena
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE dal libro Phrasis
Oὐ πολλοῦ γὰρ χρόνου διελθόντος, γενομένης ἐν θεοῖς περὶ κάλλους ἔριδος ἧς Ἀλέξανδρος ὁ Πριάμου κατέστη κριτής, καὶ διδούσης Ἥρας μὲν ἁπάσης αὐτῷ τῆς Ἀσίας βασιλεύειν, Ἀθηνᾶς δὲ κρατεῖν ἐν τοῖς πολέμοις, Ἀφροδίτης δὲ τὸν γάμον τὸν Ἑλένης, τῶν μὲν σωμάτων οὐ δυνηθεὶς λαβεῖν διάγνωσιν ἀλλ’ ἡττηθεὶς τῆς τῶν θεῶν ὄψεως, τῶν δὲ δωρεῶν ἀναγκασθεὶς γενέσθαι κριτής, εἵλετο τὴν οἰκειότητα τὴν Ἑλένης ἀντὶ τῶν ἄλλων ἁπάντων, οὐ πρὸς τὰς ἡδονὰς ἀποβλέψας, -- καίτοι καὶ τοῦτο τοῖς εὖ φρονοῦσι πολλῶν αἱρετώτερόν ἐστιν, 10. 43ἀλλ’ ὅμως οὐκ ἐπὶ τοῦθ’ ὥρμησεν, ἀλλ’ ἐπεθύμησε Διὸς γενέσθαι κηδεστής, νομίζων πολὺ μείζω καὶ καλλίω ταύτην εἶναι τὴν τιμὴν ἢ τὴν τῆς Ἀσίας βασιλείαν, καὶ μεγάλας μὲν ἀρχὰς καὶ δυναστείας καὶ φαύλοις ἀνθρώποις ποτὲ παραγίγνεσθαι, τοιαύτης δὲ γυναικὸς οὐδένα τῶν ἐπιγιγνομένων ἀξιωθήσεσθαι, πρὸς δὲ τούτοις οὐδὲν ἂν κτῆμα κάλλιον καταλιπεῖν τοῖς παισὶν ἢ παρασκευάσας αὐτοῖς ὅπως μὴ μόνον πρὸς πατρὸς ἀλλὰ καὶ πρὸς μητρὸς ἀπὸ Διὸς ἔσονται γεγονότες.
TRADUZIONE
Infatti, non molto tempo dopo, essendo sorta u contesa tra gli dei riguardo alla bellezza di cui Alessandro figlio di Priamo fu posto come giudice, poiché era gli concesse tutta l’Asia da governare, Atena di vincere nelle guerra, Afrodite le nozze con Elena, (Paride), non avendo potuto dare un giudizio sulla bellezza, ma vinto dalla visione delle dee, costretto a farsi giudice dei (loro) doni, scelse l’unione con Elena invece di tutto quanto il resto, non avendo guardato ai piaceri, sebbene anche i piaceri, per coloro che sono assennati, siano più preferibili di molte altre cose, non aspirò ad essi, ma desiderò diventare parente di Zeus, pensando che fosse molto più grande e bello questo onore che il trono d’Asia, e ritenendo che talvolta regni e poteri possano capitare anche ai vili, e che nessuno dei posteri sarebbe stato degno di una tale donna, e che infine non avrebbe potuto lasciare una più bella eredità ai propri figli del renderli discendenti di Zeus non solo per parte di padre ma anche per parte di madre.
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I discendenti di Eaco
Versione greco Isocrate Traduzione libro Ellenion
Τουτο δε παιδες ησαν Τελαμων και Πηλευς, ων ο μεν ετορς μεθ' Ηρακλεους επι λαομεδοντα στρατευσαμενος αριστειων Ηξιωθη ... Αιας δε μετ'εκεινον ηριστευσεν
Talamone e Peleo erano figli di questo(Eaco), uno dei due senza dubbio avendo fatto guerra con Eracle a Laomedonta fu ritenuto degno di premi, Peleo invece avendo vinto nella battaglia contro i centauri ed essendo stato apprezzato in molte altre battaglie contro Tetide di Nereo, essendo un mortale con un'immortale, fu in stretto rapporto(con lei), e di uno di questi si dice che un imeneo fosse stato condotto dagli dei che si presentarono alle nozze. da ciascuno di questi nacquero Aiace e Teucro da Telamone, mentre Achille da Peleo, i quali diedero la prova più grande e più evidente del loro valore; infatti non primeggiarono soltanto nelle loro città, e nemmeno nei luoghi in cui abitava, ma essendo nata una guerra con i greci presso i barbari ed essendo state radunate le cose di ciascuno dei due, poiché nessuno era stato inferiore agli illustri, in queste battaglie Achille fu superiore a tutti, mentre Aiace eccelse dopo quello.
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L'egemonia ateniese maestra di democrazia
VERSIONE DI GRECO di Isocrate
TRADUZIONE
Inizio: Οἶμαι δέ πασιν δοκεῖν τουτους κρατιστους...
fine: οντας νὸμῳ τῆς πολιτείας αποστεῤεῖασθαι.
TRADUZIONE
Penso che tutti riconoscano che saranno i capi più validi dei Greci quelli i cui fedeli sudditi sono vissuti meglio. Ora, scopriremo che è stato sotto la nostra egemonia che i privati hanno fatto un balzo in avanti verso il benessere e le città sono diventate grandissime. Infatti noi non cercavamo di ostacolare per invidia quelle che si ingrandivano, né vi facevamo nascere tumulti creando partiti opposti perché lottassero fra loro e finissero col diventare nostri schiavi: al contrario noi vedevamo nella concordia degli alleati un vantaggio per tutti e perciò amministravamo tutte le città con le stesse leggi: prendevamo decisioni da alleati e non da padroni, dirìgevamo la politica generale, ma lasciavamo a ciascuno la sua libertà, aiutavamo il popolo, combattevamo il dispotismo, perché non sopportavamo che molti fossero sottomessi a pochi e che i più poveri, ma nel resto per nulla inferiori agli altri, fossero tenuti lontani dalle cariche pubbliche; e inoltre che nella patria comune alcuni vivessero da tiranni, altri da meleti e, pur essendo cittadini per nascita, fossero privati dei diritti per legge.
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