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Athenae multis poetis rhetoribusque clarae erant, ideo Romani eas...
Atene era illustre per i molti poeti e per gli oratòri, e perciò i Romani la consideravano un esempio di cultura e di civiltà. Gli scrittori Romani attraversavano i mari, e visitavano le illustri città della Grecia, soprattutto Atene. Tra i poeti Romani, intraprendevano un viaggio in Grecia Terenzio, Virgilio e Catullo. La prima volta, la nave di Terenzio fa naufragio, e il poeta va incontro alla morte. Anche Virgilio, mentre ritorna in patria dalla Grecia, muore a Brindisi, e non porta a compimento la propria opera, l'Eneide. Catullo, invece, continua il viaggio attraverso molti popoli e molti mari, e giunge alla tomba del fratello, che si trovava nella Troade. Poi ritorna sano e salvo (lett. : "illeso") a Roma.
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Post pugnam magnus terror Etruscis adfuit. Itaque nocte...
Dopo la battaglia, un grande terrore sopraggiunse agli Etruschi. E così, nella notte, gli eserciti delle città Etrusche si riavvicinarono alle proprie terre d'origine. In questa battaglia intervennero anche dei prodigi: durante il silenzio della notte, una potente voce nel bosco aveva detto queste cose: I Romani in guerra sono più forti. Dopo che era arrivata la luce, i nemici non erano in vista. E così, il console P. Valerio, radunò le spoglie e abbandonò il luogo; in seguito, con grande fasto, fece il funerale del console Bruto, che aveva perso la vita nella battaglia; a lui mancò, però, l'appoggio del popolo, poiché gli animi del popolo sono capricciosi. Queste cose furono le cause del sospetto: infatti, egli non aveva messo un collega al posto di Bruto, e costruiva una casa sul monte Velia, il che suggeriva la brama di potere in lui.
Versione tratta da: Livio
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Dum Porsena, Etruscorum rex, impetum faciens Ianiculum …
Mentre Porsenna, il re degli Etruschi, facendo un assalto, conquistava il Gianicolo, Orazio Coclite, chiamato così perché in un'altra battaglia aveva perduto un occhio, restò fermo davanti al Ponte Sublicio e, da solo, frenò l'esercito dei nemici, fino a che il ponte non venne tagliato alle sue spalle. Quindi cadde nel Tevere insieme al ponte stesso, e nuotando, senza paura ed armato (nel senso: "con addosso le armi"), arrivò fino ai suoi. Mentre, nel medesimo periodo, il re Porsenna assediava Roma, Muzio Cordo, un uomo straordinario quanto a tenacia, pieno di valore e privo di difetti, si recò al cospetto del Senato chiedendo di entrare nell'accampamento dei nemici, promettendo l'assassinio del re. E così giunse nell'accampamento di Porsenna, e, al posto del re, uccise un funzionario. Dopo che era stato catturato e che era stato condotto presso il re, appoggiò la mano destra sull'altare, e disse: Ho sbagliato: infatti io desideravo uccidere te. Ora la mia mano sconterà la pena. Dopo che il re aveva scansato, per misericordia, la mano del (suo) nemico, lo stesso Muzio dichiarò: Altri trecento cospirano in maniera simile contro di te. Allora il re, spaventato da quella cosa, mise fine alla guerra.
Versione tratta da: Livio
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Eodem momento, quo friguntur et levantur, pisces ab aceto calido...
Per conservare i pesci fritti. Nel medesimo tempo in cui si friggono e si sollevano, saranno cosparsi con aceto caldo. Per conservare a lungo l'uva, raccoglierai l'uva dalla vite, scalderai acqua pluviale, e la metterai nel vaso nel quale metterai anche l'uva, e la riporrai in un luogo fresco al quale il sole non ha accesso. E darai quell'acqua stessa ai malati, al posto dell'idromele (idromele = sorta di sidro di mela").
Versione tratta da: Apicio
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Philippus, Macedonum rex, aliquot oratores ab Atheniensibus...
Filippo, il re dei Macedoni, aveva chiesto agli Ateniesi alcuni oratori, poiché desiderava stipulare la pace con gli Ateniesi. Allora Demostene, un famosissimo oratore, che era ostile a Filippo, narrò ai suoi concittadini questo racconto: Una volta, i lupi inviarono ai pastori degli ambasciatori, i quali dissero: Mettete da parte le vecchie inimicizie e stipulate con noi un patto di amicizia! Infatti, i nostri animi saranno facilmente riconciliati se consegnerete a noi i cani, nei quali risiede la causa dei litigi. Allora i pastori stettero ai patti, e per speranza di sicurezza, consegnarono quelli che avevano come custodi fedeli delle proprie pecore. E così i lupi straziarono tutte le greggi. Demostene disse così: I cani sono i custodi del gregge, gli oratori sono i custodi della libertà. Anche Filippo chiede agli Ateniesi gli oratori poiché vuole sopraffare la città.