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Cervus e communibus herbis equum pellebat, donec equus...
Un cervo scacciava un cavallo dai prati comuni, finché il cavallo, inferiore nella lotta, supplicò gli aiuti dell'uomo e ricevette la briglia; ma, dopo che, come superbo vincitore, si allontanò dal nemico, non rimosse il cavaliere dalla groppa, né la briglia dalla bocca. Così l'uomo povero, temendo la povertà, abbandona la libertà, ma poi trasporterà un padrone e sarà per sempre schiavo, perché non saprà servirsi di poco.
Versione tratta da: Orazio
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Tum servi delecti ad mensas illi diligenter ministrabant. Unguenta...
A quel punto schiavi scelti lo servivano diligentemente a tavola. Erano presenti unguenti e corone; venivano bruciati incensi profumati, la tavola veniva imbandita con vivande squisite. Damocle era felice. Ma al centro di questo sfarzo, Dionigi fece calare dal soffitto una spada legata per mezzo di un crine di cavallo. Codesta spada incombeva sulla nuca di Damocle. E così Damocle non prende nulla, né vedeva più quei camerieri, né tendeva la mano sulla tavola; e alla fine esclamò: O tiranno, tu non sei veramente felice, perché su di te incombe sempre qualche orrore.
Versione tratta da: Cicerone
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Postquam Achilles Hectorem necaverat...
Dopo che Achille aveva ucciso Ettore, trasportò il corpo dell'eroe nell'accampamento dei Greci. Un acuto dolore tormentava l'infelice Priamo, padre di Ettore e re dei Troiani. Perciò, con l'aiuto di Mercurio, egli (Priamo) si recò in fretta presso Achille, con grandi doni. Dopo che era entrato nella tenda del coraggioso condottiero, si gettò ai piedi di Achille e disse: Se sei memore del tuo vecchio padre, restituisci a me il povero corpo del mio Ettore. Marte, spietato, mi ha sottratto quasi tutti i figli in crudeli battaglie: tu hai ucciso anche Ettore. Ascolta le mie preghiere! Prendi questi doni preziosi e concedi un ultimo conforto all'infelice vecchiaia di Priamo. Achille tacque a lungo, ma, alla fine, le parole dello sventurato padre indussero a un'insolita pietà l'animo feroce del vincitore. Con sollecita benevolenza, Achille rialzò il vecchio re, e restituì all'infelice padre il corpo del figlio.
Versione tratta da: Apollodoro
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Postquam bella civilia toto orbe composuerat, Caesar domum petivit...
Dopo che aveva sedato le guerre civili nel mondo intero, Cesare si diresse in patria, dove celebrò il trionfo di gran lunga più magnifico di tutti, e raggiunse il massimo prestigio. Abbellì Roma con bellissimi monumenti e governò lo Stato con altissima saggezza. Più generoso che avveduto, accordò il perdono anche a parecchi rivali. Dopo breve tempo, però, cominciò a comportarsi piuttosto arrogantemente e contro la tradizione della libertà Romana: difatti conferiva cariche a sua discrezione e non adoperava rispetto nei confronti del senato. A quel punto, molti senatori e cavalieri romani ordirono una congiura contro Cesare; alle Idi di Marzo la moglie aveva avvertito invano il marito di rimanere in casa, Cesare, però, non tenne in conto le parole della consorte e si affrettò verso la Curia, dove Bruto e Cassio, con pochi complici, assassinarono il dittatore con dei pugnali, davanti alla statua di Pompeo.
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Phaedro patria Macedonia erat. Phaedrus, Romanorum captivus...
Fedro aveva la Macedonia per patria. Fedro, prigioniero dei Romani, era uno schiavo di Augusto; a lui era caro per via dell'acuta intelligenza e della grande saggezza. Fedro aveva una cultura speciale e una (speciale) conoscenza della letteratura Latina. Era un poeta illustre, e inventava favole brevi e belle, care ai Romani, soprattutto ai fanciulli e alle fanciulle. Nelle favole di Fedro c'erano insegnamenti di vita straordinari, e un grande desiderio di giustizia.