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Pueri Romani ad ludum litterarium cotidie ibant ubi varias...
I bambini Romani andavano ogni giorno alla scuola elementare, dove imparavano varie discipline. Dopo che il maestro elementare aveva insegnato le basi, gli alunni venivano istruiti in conoscenze specifiche, e poco alla volta leggevano e scrivevano. Tracciavano le lettere dell'alfabeto con lo stilo sulle tavolette cerate, come attraverso solchi. Inoltre, un maestro di aritmetica insegnava agli alunni le operazioni dei numeri per mezzo di sassolini.
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Dum Sertorianum bellum in Hispania geritur, quattuor et sexaginta servi e ludo...
Mentre si combatte la guerra in Spagna contro Sertorio, sessantaquattro schiavi fuggirono da una scuola gladiatori, sotto la guida di Spartaco, e rubarono delle spade dalla città di Capua; all'inizio si diressero verso il monte Vesuvio, poi, crescendo di giorni in giorno la moltitudine, afflissero l'Italia con accidenti gravi e vari. E il loro numero crebbe così tanto, che novantamila uomini si opposero all'esercito Romano. M. Crasso ebbe il merito della vittoria, ed egli stesso, presto, con il consenso di tutti fu eletto capo dello Stato.
Versione tratta da: Velleio Patercolo
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Postea contra Pompeium, mitiorem sed ignaviorem imperatorem, multos annos...
Successivamente Cesare combatté per molti anni contro Pompeo, un generale più pacato, ma anche più vile, e, presso Farsàlo, egli sconfisse e mise in fuga il rivale. Da Farsàlo, con marce quanto più veloci possibile, si diresse in Egitto, dove Pompeo aveva chiesto aiuto a Tolomeo, il re dell'Egitto; ma il re, più incline all'opportunismo che all'amicizia, uccise Pompeo con un agguato, tramite il prefetto regio Achilla, un uomo di singolare temerarietà, e tramite L. Settimio, un generale dei soldati, e mandò la testa di lui a Cesare, insieme all'anello. Cesare, quando vide la testa di un uomo tanto grande, pianse. Dopo la morte di Pompeo, Cesare, attraverso l'Egitto, si affrettò con una velocissima marcia in Africa e in Spagna, dove sconfisse numerosissimi avversari.
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Puer quidam qui in litore Baiano cotidie ambulare solebat delphinum...
Un fanciullo, che era solito ogni giorno passeggiare sul litorale di Baia, attirò un delfino per mezzo di pezzi di pane; il delfino, memore di un favore tanto grande, ebbe una riconoscenza particolare. Chiamato dal fanciullo, nuotava sempre dal fondo del mare alla costa, offriva al proprio amico il dorso, e portava in giro il fanciullo come se fosse seduto su un cavallo. Spesso portò il fanciullo anche alla scuola elementare a Pozzuoli, poi lo riportò a Baia in maniera simile. Già per due o tre anni aveva fornito tali servizi, quando il ragazzo cominciò ad ammalarsi gravemente e dopo pochi giorni morì. Il delfino, inconsapevole della morte dell'amico, si recò ogni giorno al luogo abituale, ma presto, quasi come se capisse la situazione, andò incontro ad una morte volontaria per la nostalgia del fanciullo. Gli abitanti di Baia, dopo aver trovato sulla spiaggia il corpo privo di vita del delfino, lo seppellirono nella tomba del fanciullo.
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Phaeton, Apollinis filius, in patris regiam intravit et suavibus verbis …
Fetonte, il figlio di Apollo, entrò nel palazzo del padre, e, con parole dolci, commosse l'animo del padre: O padre, io desidero guidare il carro del Sole; se tu sei veramente mio padre, concedi il carro. Apollo rispose così: O mio Fetonte, le difficoltà del tragitto sono grandi, i rischi enormi; tu sei pauroso e ignaro del percorso. Ma le parole del padre non distolsero il fanciullo dal proposito; Fetonte, infatti, salì di nascosto sul carro, tirò le briglie, e scudisciò con forza i cavalli. Allora i cavalli deviarono dal percorso, e si avvicinarono eccessivamente alla Terra. Giove accorse preoccupato, e, per mezzo di un fulmine, uccise il fanciullo. Ma Fetonte, dal cielo, cadde nella pianura presso la foce dell'Eridano.