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Auctoritate Miltiadis impulsi Athenienses copias ex urbe...
Spinti dall'autorità di Milziade, gli Ateniesi portarono le truppe fuori della città e collocarono l'accampamento in un luogo adatto. Poi, il giorno seguente, il comandante dispose i soldati alle pendici di un monte, in una zona non del tutto scoperta, e ingaggiò la battaglia: infatti sia l'altezza dei monti li proteggeva, sia gli alberi intralciavano i cavalli dei nemici. E così Milziade fece avanzare tutte le proprie truppe, e ingaggiò la battaglia. E in una battaglia tanto grande, lo straordinario valore degli Ateniesi annientò e mise in fuga un numero dieci volte maggiore di nemici. Milziade aveva guidato i soldati degli Ateniesi in difesa della salvezza della patria e aveva liberato tutta la Grecia. Tuttavia gli Ateniesi lo avevano ingiustamente accusato di tradimento, e lo gettarono in prigione fino alla morte poiché, a causa della tirannide di Pisistrato, temevano l'eccessiva potenza dei concittadini.
Versione tratta da: Cornelio Nepote
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Tanta vis est honestatis ut speciem utilitatis obscuret. Athenienses, quoniam...
Tanto grande è la potenza dell'onestà, che essa oscura il lustro dell'utilità. Gli Ateniesi, dal momento che non riuscivano a frenare in alcun modo l'attacco dei Persiani, desideravano imbarcarsi sulle navi e difendere per mezzo della flotta la libertà della Grecia. Ma avvenne che un certo Cirsilo, temendo tanto quanto mai aveva temuto, tentasse di convincerli a rimanere nella città e accogliere Serse. Gli Ateniesi alla fine lo lapidarono. Infatti quello desiderava l'utilità, ma essa non valeva nulla, poiché contrastava con l'onestà.
Versione tratta da: Cicerone
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Bacchus deus a Mida rege quaesivit: Quod...
Il dio Bacco chiese al re Mida: Quale desiderio hai? Io, infatti, realizzerò per te tutte le tue brame. Quello rispose: (Voglio) mutare in oro tutto quello che tocco con le mie mani. Bacco concesse quel dono. Ma, dopo, Mida non poteva mangiare niente, poiché tutte le cose venivano mutate in oro. Per questo motivo, egli (Mida) era torturato dalla fame. Quindi si lavò in un fiume, l'acqua del quale divenne del colore dell'oro; ora questo fiume, in Lidia, viene chiamato "il Fiume d'oro".
Versione tratta da: Igino
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Cum terribilis pestilentia in urbem incidisset, senatus legatos Epidaurum...
Dato che su Roma si era abbattuta una terribile epidemia, il senato inviò a Epidauro degli ambasciatori affinché convocassero Esculapio, il dio della medicina. I Romani desideravano far venire costui in città poiché era stato il più preparato tra tutti i medici, ma gli abitanti di Epidauro non volevano farlo allontanare dalla propria città. Di notte, però, Esculapio si introdusse nella camera da letto degli ambasciatori Romani; tenendo nella mano il bastone col serpente disse: Verrò a soccorrervi, e a breve mi vedrete nella vostra nave. L'indomani il popolo di Epidauro si recò al tempio di Esculapio, per conoscere il volere del dio. Però, dopo che ebbero aspettato inutilmente, improvvisamente un magnifico serpente fu visto uscire dal tempio. Questo raggiunse il porto, e s'imbarcò sulla nave degli ambasciatori. In quell'istante tutti compresero che il dio avrebbe navigato verso Roma con gli ambasciatori.
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Romana famiglia patrem, matrem...
La famiglia Romana comprendeva il padre, la madre, i figli, gli zii da parte di padre, gli zii da parte di madre, le zie da parte di padre, le zie da parte di madre, i nonni, le nonne, i consanguinei, i generi e molti parenti. Nella famiglia c'erano molti schiavi, coltivavano i campi e cucinavano i cibi. Il pedagogo era uno schiavo ed insegnava ai figli. Il padre di famiglia (oppure: "il capofamiglia") deteneva il potere su tutta la famiglia e prometteva in spose le figlie. La promessa sposa e il promesso sposo contraevano il matrimonio e formavano una nuova famiglia. Ma, di tanto in tanto, il marito annunciava il ripudio della donna, e aveva figli da una nuova promessa sposa.