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Multa beneficiorum exempla servi praebuerunt, et dissimilia...
Gli schiavi hanno offerto molti esempi di prove di devozione, e differenti, e alcuni opposti fra di loro. Qualcuno diede al proprio padrone la vita, (qualcuno gli) diede la morte, (qualcuno) salvò il padrone che stava per morire, e, se questo è poco, lo salvò morendo; qualcuno favorì la morte del padrone, qualcuno la scongiurò. Mentre Grumento veniva assediata, e ormai la situazione era alla definitiva disperazione, due schiavi scapparono presso il nemico. Dopo che la città era stata conquistata, essi, attraverso le strade conosciute, corsero alla casa nella quale erano stati schiavi, e fecero camminare la loro padrona davanti a sé. Con false parole, dissero così: Poiché la nostra padrona è stata crudele, la conduciamo all'esecuzione capitale. Invece, con grandissima premura, la nascosero fuori le mura, e poi, loro stessi si consegnarono alla padrona. Alla fine quella liberò sia l'uno che l'altro.
Versione tratta da: Seneca
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Croesus Lydiae rex divitiis abundabat sed permagno dolore opprimebatur: filium...
Creso, il re della Lidia, era ben provvisto di ricchezza, ma era tormentato da un enorme dolore: infatti aveva un figlio, eccellente per bellezza e per intelligenza, ma muto. Il padre aveva già impiegato parecchie cure, ma tutte erano riuscite inutili. Alla fine si era recato presso l'oracolo di Apollo, dove la Pizia gli rispose: Quando tuo figlio avrà aperto la bocca, per te sarà un momento sinistro. E ovviamente le parole di Apollo vennero confermate. Infatti le truppe dei Persiani espugnarono Sarde, la capitale della Lidia, e i nemici, all'improvviso, fecero un assalto contro Creso. Il re era in pericolo di morte. Allora, per la prima volta, il giovane muto aprì la bocca e gridò a gran voce: O soldati, mettete da parte le armi! Se avrete ucciso mio padre, poi la Lidia non ci sarà più un re.
Versione tratta da: Gellio
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Prisci homines certas sedes non habebant sed in obscuris speluncis...
Gli uomini primitivi non possedevano dimore fisse, ma abitavano in caverne oscure, dove si procuravano un sicuro rifugio dai fulmini, dalla violenza delle piogge e dai freddi dell'inverno. Nelle notti estive riposavano sotto i rami, di tanto in tanto prendevano anche sonno sui rami degli alberi. Conducevano una vita primitiva e selvatica, e non praticavano il commercio; ogni giorno, infatti, vagavano per i boschi, e placavano la fame per mezzo dei pesci, o per mezzo della carne delle belve, o per mezzo delle ghiande. Coprivano i corpi per mezzo delle pelli degli animali selvatici. Successivamente, poco alla volta, dagli esseri umani venne abbandonato uno stile di vita tanto primitivo: infatti, vennero costruite da tutti piccole capanne vicine ai fiumi. Poi, tutti impararono a coltivare i campi e a pascolare le greggi, e fondarono i primi villaggi. Così si arrivò allo sviluppo delle città.
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Hodierno die non tantum meo beneficio vaco sed pugilatus spectaculi...
Oggi sono libero, non soltanto per una concessione mia, ma per concessione di uno spettacolo di pugilato. Nessuno farà irruzione, nessuno impedirà la mia meditazione, la quale, grazie a questa stessa certezza, va avanti tranquilla. Tuttavia ho detto una parola grossa : ecco che, dallo stadio, viene portato un notevole schiamazzo, che conduce la mia mente a codesta riflessione. Molti, infatti, allenano i corpi, pochi allenano le menti. Il corpo, infatti, ha bisogno di molte cose affinché stia bene: lo spirito cresce da sé, si alimenta da solo, allena sé stesso. Quelli hanno bisogno di molto cibo e di molta bevanda, di molto olio, ed infine di un lungo lavoro: la virtù ti arriverà senza preparativi, senza spesa.
Versione tratta da: Seneca
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Iuppiter deorum ac hominum pater rex caeli terraeque est...
Giove, il padre degli dèi e degli uomini, è il sovrano del cielo e della Terra. Figlio di Saturno, (egli) sconfigge il padre con la forza, e si spartisce con i fratelli il regno del padre. A Giove, allora, tocca dominio del cielo, a Nettuno (tocca il dominio) del mare, a Plutone (tocca) il regno degli Inferi. Successivamente Giove combatte con successo contro Tifeo, uno spaventoso essere prodigioso, e sostiene una guerra contro la potenza dei Giganti. E presso Giove sta non soltanto il dominio delle divinità, ma anche degli elementi del cielo: infatti egli è signore e sovrano delle nubi, delle piogge e delle tempeste; da adirato, egli accende il fuoco delle folgori e brandisce i fulmini, da pacato, viceversa, offre una luce serena e tranquilla.