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Apollo, il figlio di Latona e di Giove, era l'inventore ed il protettore delle arti: della medicina, della musica e delle poesie; per giunta era il dio dei suonatori di cetra e dei profeti. Per lo più se ne stava in una reggia del cielo, e, per mezzo della cetra, allietava le orecchie degli dèi nel momento del banchetto; dal cielo, però, scendeva spesso sulla Terra, si aggirava con piacere per i boschi e per i monti, ed abitava insieme alle ninfe. Per mezzo degli oracoli e delle profezie mostrava il futuro agli esseri umani. Nelle città della Grecia ci furono molti ed illustri oracoli di Apollo, ed in particolare l'oracolo di Delfi (lett. : "l'oracolo Delfico"). Gli abitanti delle città Greche consacravano ad Apollo molti santuari, ponevano nei templi del dio preziose statue d'oro e d'avorio, ed erano riconoscenti nei confronti del dio, perché, per mezzo delle erbe, curava i malati e rinvigoriva le forze dei mortali.
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Con Annibale era in contrasto il re di Pergamo, Eumene, strettissimo alleato dei Romani, e tra loro si combatteva una guerra sia sulla terraferma, sia sul mare. Dal momento che Eumene era un alleato dei Romani, Annibale, desideroso di combattere guerre, desiderava abbatterlo. Riteneva che, se lo avesse eliminato, tutte le altre cose, per sé, sarebbero state più facili. Allo scopo di assassinare costui, (Annibale, soggetto sottinteso) escogitò ciò. Ordinò che i soldati raccogliessero quanti più serpenti velenosi vivi possibile e li mettessero dentro dei vasi d'argilla. Dopo che ebbe ottenuto una grande quantità di questi, in quello stesso giorno nel quale aveva intenzione di compiere una battaglia navale, egli convoca i soldati della flotta, ed ordina loro di lanciarsi tutti nella sola nave di Eumene (e collocarvi) i vasi con i serpenti. Alla fine, incredibile da dire, tutti i soldati della flotta di Eumene dovettero immediatamente fuggire.
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Poiché il re Artaserse voleva mettere alla prova l'integrità del Tebano Epaminonda, inviò a Tebe Diomedonte, con un grosso carico d'oro, e tentò di corromperlo con il denaro. Ma Epaminonda, che aveva appreso la ragione della venuta di costui, gli disse: O Diomedonte, non mi considerare tuo simile; perciò porta via codesto denaro che hai portato con te; infatti, se il re vuole quelle cose che sono vantaggiose per i Tebani, sono pronto a farle senza un compenso; se, invece, vuole le cose contrarie, il re, d'oro e d'argento, non ne ha a sufficienza. Infatti, contro la mia patria, io non voglio accettare la ricchezza di tutto il mondo.
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Oreste, il figlio di Agamennone e Clitemnestra, dopo che fu giunto all'età giovanile, desiderava vendicare la morte del proprio padre; e così, insieme all'amico Pilade, escogitò un piano. Oreste si travestì, e si recò a Micene presso la madre Clitemnestra, e riferì che Oreste, che Egisto desiderava uccidere, era morto. Non molto tempo dopo, si recò presso Clitemnestra Pilade, portò con sé un'urna, e disse che nell'urna erano state riposte le ossa di Oreste; Egisto, lieto, accolse costoro come ospiti. Oreste, insieme a Pilade, durante la notte uccise la madre Clitemnestra ed Egisto. Quando Tindaro, il padre di Clitemnestra, accusò Oreste, Oreste fuggì, ma successivamente le Furie della madre gli diedero la caccia.
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C'è un angolo, che riceve la luce del sole. Questo è l'appartamento invernale, inoltre questo è la palestra dei miei schiavi; là tutti i venti tacciono. All'angolo è annessa una camera da letto, dove io, con piacere, leggo i libri. Infatti, alla sua parete, è stato inserito un ampio armadio, ad immagine di una biblioteca. Di là (c'è) lo spazioso frigidario del bagno, dove ci sono due vasche. A fianco c'è l'ipocausto, e c'è unita una magnifica piscina calda, dalla quale si vede il mare. Poi (ci sono) un magazzino e il granaio, e sotto a questo c'è il salotto, dove i convitati possono percepire con le orecchie l'enorme fragore del mare e il (suo) suono. Per molte e fondate ragioni, amo abitare qui.
- In hac parte operis mei licet mihi praefari, quod in principio summae totius professi ...
- Gyges, pastor regius, in terrae hiatum descendit. Ibi aeneum equum animadvertit ...
- Deae antiquae multae erant. Diana, Latonae filiae, silvarum regina erat; nam pharetram gestabat ...
- Orpheus clarus poeta est; lyrae sono ...