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I Romani celebravano le donne che erano state soddisfatte di un unico matrimonio con la corona della pudicizia: credevano, infatti, che l'esperienza di molti matrimoni fosse una prova di intemperanza. Alcun ripudio tra moglie e marito si verificò fino al centocinquantesimo anno dalla fondazione di Roma. Per primo Spurio Carvilio ripudiò la moglie, a causa della sterilità. E costui, sebbene sembrasse spinto da una motivazione accettabile, tuttavia non fu esente da critica, perché si riteneva che neppure il desiderio di figli avrebbe dovuto essere anteposto alla fedeltà coniugale.
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Temistocle, dopo la vittoria di quella guerra che ci fu con i Persiani, disse in un'assemblea che egli aveva un piano vantaggioso per lo Stato, e chiese che il popolo gli assegnasse qualcuno fidato al punto che egli potesse consultarsi con lui. Il popolo gli assegnò Aristide. A costui quello (Temistocle) rivelò il piano. Temistocle desiderava che gli Ateniesi, di nascosto, incendiassero la flotta degli Spartani, in maniera da poter debellare le forze armate degli Spartani. Dopo che Aristide aveva ascoltato questa cosa, con grande attesa (nel senso di: "fortemente atteso") si recò in assemblea, e disse: Il piano di Temistocle è vantaggioso, ma in alcun modo onesto. E così avvenne che gli Ateniesi respingessero quella proposta.
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Tutti i senatori Romani stavano per acclamare il nuovo re di Roma. Mentre tutti pregavano, il re venne portato dall'augure sulla rocca, e sedé su una roccia rivolto a mezzogiorno. L'augure prese posto a sedere alla sinistra di lui, con la testa velata, tenendo nella mano destra un bastone ricurvo, senza nodo, che chiamarono "lituo". Da lì egli pregò gli dèi: O padre Giove, se è lecito che questo Numa Pompilio, del quale io tengo la testa, sia il re di Roma, mostraci segnali certi! Poiché gli dèi lo volevano, Numa venne dichiarato re.
Tum ad Sirenas Melpomenes Musae filias Ulixes venit. Sirenes formam volucrium habebant et longam ...
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A quel punto Ulisse giunge presso le Sirene, le figlie della Musa Melpomene. Le Sirene avevano l'aspetto di animali alati, ed una lunga chioma, ornata con una corona. Sull'isola c'erano molti animali mostruosi, e cantavano sempre con grande abilità. I marinai, attraverso le onde, giungevano sulle coste dell'isola, ascoltavano le litanìe straordinarie, e spesso, a causa dei canti delle Sirene, morivano (lett. : "uscivano dalla vita"). Ma Ulisse, per mezzo della cera, tappa le orecchie dei marinai, ed evita l'agguato.
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Un giorno, un'aquila portò via dei cuccioli di volpe, e li posò nel nido, per i propri piccoli, affinché essi mangiassero del cibo. La volpe, dopo essere arrivata al nido dell'aquila, cominciò a pregarla. Infatti la volpe si era recata in quel luogo affinché l'aquila spietata non arrecasse a lei sventurata un lutto tanto grande. L'aquila disdegnò la volpe, perché, in quel luogo in particolare, si sentiva al sicuro. Ma la volpe sottrasse una fiaccola ardente da un altare, circondò tutto l'albero con le fiamme, perché desiderava uccidere nel medesimo tempo i cuccioli di volpe, e i piccoli d'uccello. L'aquila, allo scopo di strappare i suoi al pericolo della morte, restituì supplichevole i figli illesi alla volpe.
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