- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Agamennone portò via ad Achille Briseide, la figlia del sacerdote Brise, che Achille aveva preso come prigioniera. Per questo motivo Agamennone suscitò la collera di Achille; a causa della collera, Achille non ingaggiava battaglia, ma si esercitava con la cetra nella tenda. Poiché gli Argivi venivano messi in fuga da Ettore, Achille fu rimproverato da Patroclo, e consegnò a lui le proprie armi, con le quali Patroclo mise in fuga i Troiani, e uccise Serpedone, il figlio di Giove e di Europa. Poi, lo stesso Patroclo fu ucciso da Ettore. Achille tornò in buoni rapporti con Agamennone, e Agamennone gli restituì Briseide. Allora la madre Teti ottenne per lui delle armi da Vulcano, che le Nereidi portarono attraverso il mare fino all'accampamento dei Greci. Con queste armi Achille uccise Ettore, lo legò al carro, e trascinò il suo corpo intorno alle mura dei Troiani. Poiché Achille non voleva consegnare a Priamo il corpo di Ettore, Priamo si recò nell'accampamento dei Greci, e in cambio di oro ricevette il corpo del figlio, che mandò alla sepoltura.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Mentre Marte, il più vigoroso di tutti gli dèi, a Troia lottava contro i Greci a vantaggio dei Troiani, Diomede, un eroe molto coraggioso, lanciò un giavellotto contro il dio, ferendolo in modo grave. Immediatamente il dio della guerra ritornò sull'Olimpo, la nobilissima dimora degli dèi, e disse a Giove, il potentissimo padre degli dèi: Ohimé! Minerva ferì il dio della guerra per mano di Diomede! Il padre replicò: Non di Minerva, la mia carissima figlia, è la colpa, ma tua, poiché di frequente compi stragi davvero atroci: pertanto devi dolerti! Ad ogni modo, ora convocherò Macaone, espertissimo medico, il quale, per mezzo della mirabile arte della medicina, in brevissimo tempo risanerà la tua ferita.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Dopo Tullo Ostilio, prese il potere Anco Marzio, nipote di Numa dalla parte della figlia: costui combatté contro i Latini, annetté a Roma il colle Aventino, e, nelle vicinanze della foce del Tevere, fondò Ostia. Realizzò un carcere, per spaventare gli uomini disonesti (lett. : "ai fini dello spavento degli uomini disonesti"). Inoltre, in lui c'era una straordinaria socievolezza, e anche una straordinaria propensione, nei confronti di tutti i cittadini, a concedere sostegno, aiuto e protezione. Quindi, una volta morto Marzio, L. Tarquinio venne eletto re con tutti i voti del popolo. Costui raddoppiò il numero dei senatori, realizzò un circo a Roma, fondò i Ludi Romani. Fu più bellicoso di Anco: sconfisse anche i Sabini, ed unì al territorio di Roma estesi terreni. Dopo trentasette anni di regno, i figli di Anco lo uccisero per mano di sicari. A Tarquinio Prisco fece seguito Servio Tullio, nato da una donna di famiglia nobile, e tuttavia prigioniera ed ancella.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Invece gli anziani devono ridurre le fatiche del corpo, inoltre devono accrescere gli esercizi dello spirito e, anzi, devono impegnarsi per aiutare quanto più possibile, per mezzo della saggezza e dell'assennatezza, sia gli amici, sia i giovani, sia, soprattutto, lo Stato. Niente, infatti, la vecchiaia deve evitare di più, che l'abbandonarsi all'indolenza e alla pigrizia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: ALIAS - versioni latino tradotte
- Visite: 1
C'era un tale, ricco, che si ricopriva di porpora e di bisso, ed ogni giorno banchettava in maniera sontuosa. E c'era un certo mendicante, di nome Lazzaro, che giaceva presso la porta di quello, pieno di piaghe. Sebbene desiderasse sfamarsi delle molliche che cadevano dalla tavola del ricco, nessuno gliene dava: anzi, per giunta, arrivavano i cani e leccavano le sue piaghe. Accadde, però, che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel grembo di Abramo. Morì anche il ricco, e fu fatto sprofondare nell'inferno. Sollevando allora i propri occhi, mentre si trovava tra i tormenti, il ricco, da lontano, vide Abramo e, nel grembo di lui, Lazzaro. Quindi, gridando, disse: O Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro ad intingere la punta del suo dito nell'acqua per rinfrescare la mia lingua, poiché in questo inferno io vengo torturato!. Ed Abramo disse a quello: O figlio, ricorda che poiché, durante la tua vita, hai ricevuto beni, e Lazzaro, nella stessa misura, ha ricevuto sventure, ora invece costui viene confortato, invece tu vieni torturato.