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La prima epoca degli esseri umani ha luogo sotto il regno di Saturno. Molti poeti definiscono "felice" l'età di Saturno: il tempo era piacevole, gli alberi fornivano spontaneamente i frutti, la terra donava i raccolti senza grande fatica, e il genere umano trascorreva la vita senza malattie né dolori. Gli uomini e le donne rispettavano la giustizia senza le leggi; le navi dei nemici ancora non percorrevano il mare violento, e gli abitanti vivevano senza paura sui litorali del mare. Le città non avevano né le mura, né le torri: gli uomini non circondavano le città né con fossati, né con palizzate: i cittadini, infatti, ancora non avevano armi. Gli esseri umani vivevano nella pace e le guerre non spaventavano gli animi dei cittadini.
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A Roma fu famoso l'anfiteatro Flavio, costruito dall'imperatore Vespasiano. In quel luogo ci furono molti combattimenti di gladiatori e spettacoli di caccia. Gli spettacoli di caccia erano dannosi e pericolosi, perché le belve dilaniavano facilmente coloro con i quali dovevano lottare. Alcuni gladiatori, in particolare i reziari, i murmilloni e i Traci, per lottare contro le belve, dovevano essere di valide forze (complemento di qualità). Inoltre, colui che viene spinto in pericolo di vita, è sempre pieno di temerarietà. Gli imperatori condannavano spesso a morte i gladiatori, secondo quanto ordinava la massa degli spettatori con il pollice rovesciato. Ma alcune volte la massa, affinché i gladiatori non fossero condannati, li acclamavano e concedevano loro la salvezza.
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Siamo soliti dire che il sommo bene consiste nel vivere in conformità con la natura: la natura ci ha generati per entrambe le cose, sia per l'osservazione delle cose, sia per l'azione. Per questo motivo certi uomini viaggiano per mare e sopportano le sofferenze di una lunghissima traversata con la sola ricompensa di conoscere qualcosa di nuovo e di lontano. La natura infatti ci ha dato un'indole curiosa.
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Nel regno di Fauno, prima dei viaggi di Enea, c'era l'Arcade Evandro (Arcade = abitante dell'Arcadia), un uomo di grande ingegno, figlio di Mercurio. La madre di Evandro aveva nome Carmenta: infatti, dalla donna venivano recitate profezie in versi. La madre ripeteva ad Evandro: Tu dovrai essere (imperativo futuro latino) in Italia! Nel giro di breve tempo arriverà il grande Enea. Da' ascolto a tua madre! Dunque, dall'Arcadia, una regione della Grecia, Evandro si recava in fretta in Italia. A quel punto Fauno era ospitale e amichevole: donava al figlio di Carmenta un piccolo podere. Poi Evandro chiamava anche i suoi compagni, e assegnava loro un terreno, costruiva una dimora sul monte Palatino, e lì dedicava un santuario a Pan, il dio dell'Arcadia. Dopo alcuni anni, Enea giungeva nel Lazio, ed Evandro lo riceveva in maniera benevola.
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Nel gruppo degli dèi vediamo Nettuno. Nettuno era il dio delle acque, e deteneva il dominio dell'Oceano, dei fiumi e dei torrenti. Il dio abitava in un palazzo, sedeva su un trono, e reggeva una fiocina, il simbolo del potere. Nettuno attraversava le acque dell'Oceano, ed offriva aiuto ai marinai. Inoltre a Nettuno era sacro il delfino. I marinai sacrificavano sempre tori e cavalli al dio, e, sulle spiagge, costruivano templi ed altari. Anche il popolo minuto venerava il dio: i Romani, infatti, temevano sempre i pericoli del mare.