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Agamennone aveva portato via ad Achille la prigioniera Briseide. Perciò Achille, a causa della collera, si era ritirato dal combattimento, e, nella tenda, si esercitava a tempo perso con la cetra. Poi consegnò le proprie armi all'amico Patroclo, ma Ettore uccise Patroclo. A questo punto Achille ritornò in amicizia con Agamennone, e Agamennone restituì Briseide ad Achille. La madre Teti ottenne da Vulcano delle armi per Achille: Achille cominciò a combattere di nuovo, ed uccise Ettore. E così l'uccisore di Patroclo fu vendicato da Achille, e la guerra di Troia fu mandata avanti.
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Maarbale, un generale dei Cartaginesi, dopo essere stato inviato dai propri concittadini contro gli Afri che insorgevano, dato che sapeva che quella popolazione era ingorda di vino, mischiò del vino con la mandragora, l'effetto della quale è una via di mezzo tra il veleno e il sonnifero. A quel punto, ingaggiato un debole combattimento, si ritirò di proposito. A notte fonda, poi, abbandonati nell'accampamento alcuni bagagli, e contaminato tutto il vino, all'insaputa di tutti, finse la fuga. E dopo che i barbari, una volta invaso l'accampamento, abbandonatisi all'esultanza, ebbero tracannato avidamente il vino alterato, quando giacevano sdraiati alla maniera dei morti, (Maarbale soggetto sottinteso), tornato indietro, o li catturò o li massacrò.
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Le case dei Romani erano belle e lussuose. La porta era ubicata in un ingresso stretto. Nell'ingresso, davanti alla porta, c'era il vestibolo, dopo la porta c'era un corridoio e dopo il corridoio (c'era) l'atrio. Sui lati vediamo le stanze e i prolungamenti laterali, dove i Romani collocavano le raffigurazioni degli antenati. Sul tetto dell'atrio c'era un buco, chiamato compluvio. Quando pioveva l'acqua cadeva a terra attraverso il compluvio, e poi, attraverso un buco, confluiva in una cisterna. Di rimpetto al corridoio osserviamo la sala da pranzo. Stava accanto alla sala da pranzo un giardino ridente circondato da molte colonne e detto "peristilio". Intorno al peristilio c'erano porticati ombrosi e ampie camere, dove il capofamiglia trascorreva la maggior parte delle ore a riposo insieme ai suoi figli.
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Noi abbiamo preso la decisione di uccidere te, perché tu non governi come su degli uomini liberi, ma regni come su degli schiavi. Quanta parte dei Macedoni sopravvive alla tua crudeltà? Ti piacciono l'abito e l'usanza dei Persiani; hai in odio i costumi della patria. Dunque noi abbiamo deciso di uccidere un re di Persiani, non di Macedoni; e ti puniamo, secondo il diritto di guerra, come un traditore. Tu hai costretto i Macedoni a mettersi in ginocchio per te, ad adorarti come un dio. E ti meravigli se, da uomini liberi, non riusciamo a tollerare la tua arroganza. Cosa ci aspettiamo da te, noi che viviamo nella schiavitù, una cosa che è più amara della morte e incredibile da dire?
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Bada specialmente a non perforarti le orecchie, a non colorarti le gote con la biacca o con il belletto, a non appesantire il collo con le perle e con l'oro, a non gravare con pietre preziose la testa, a non rendere rossicci i capelli. Metti la saggezza al di sopra dell'aspetto: è più bella la sembianza dell'animo che quella del corpo. Apprendi inoltre a lavorare la lana, a dirigere la conocchia, a posare il cesto in grembo, a far roteare il fuso, a dirigere col pollice i fili dell'ordito. Disprezza i panni di seta, le pelli dei Seri, e l'oro che si appiccica alle dita. Procurati indumenti tali che grazie ad essi sia tenuto lontano il freddo, non tali che per mezzo di essi si mettano a nudo (nudentur) dei corpi vestiti.