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Cornelia e Tullia sono fanciulle. Roma è la patria di Cornelia. La patria di Tullia è Narbona, nella Gallia. La nonna di Cornelia era una matrona, la nonna di Tullia era una schiava. Tullia è un'ancella ed un'amica di Cornelia. Cornelia e Tullia stanno spesso nella fattoria della padrona e nei boschi. L'amicizia delle fanciulle talvolta è causa di invidia.
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Quindi, mentre tutti gli altri erano molto spaventati ed esitavano, C. Cornelio, un cavaliere romano, decise di introdursi, in quella notte, di lì a poco, con degli uomini armati, nella casa di Cicerone, come se volesse far visita al patrono, e, presolo alla sprovvista, trafiggerlo all'improvviso in casa sua. Curio, non appena comprese (presente storico) il rischio che incombeva sul console, in fretta, tramite Fulvia, fece sapere (presente storico) a Cicerone l'agguato che veniva organizzato. Così quelli, trattenuti fuori dalla porta, avevano ordito il delitto invano. Nel mentre Manlio, in Etruria, sobillava la plebe, desiderosa di una rivoluzione. Quando Cicerone venne a sapere quelle cose, subito (le) riferì (presente storico) al senato. Quindi i senatori fecero in modo che lo Stato non avesse a ricevere alcun danno.
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Nei tempi antichi, i Romani amavano i costumi onesti e decorosi. La giustizia e il bene avevano molto valore presso tutti i cittadini Romani. I cittadini praticavano i litigi, le discordie, e le contese, nei confronti dei nemici, inoltre erano sontuosi nei riti sacri degli dèi, e leali nei confronti degli amici. Amministravano la comunità per mezzo del coraggio in guerra, e, quando c'era la pace, per mezzo di pratiche insigni e dell'imparzialità; gestivano il potere attraverso le concessioni, non attraverso la paura. Ma la brama di denaro e di potere è l'origine di tutti i mali: l'avidità spodesta l'antica onestà dei Romani.
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Nella nazione Greca vi fu un attore di illustre reputazione, il quale spiccava su tutti gli altri sia in fatto di chiarezza della mimica e della voce, sia in fatto di bellezza: aveva nome Polo, ed egli interpretò le tragedie dei poeti con sapienza e maestria. Quel Polo, a causa della morte, perse un figlio amato in maniera unica. Dopo essere stato in lutto, tornò al proprio mestiere e ritornò sulla scena. Ma sulla scena egli si commuoveva tanto intensamente da interpretare le tragedie non per mezzo di infingimenti e artifici, ma con dolore e con reali e affannosi lamenti.
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Allora Giove ordina ad Ercole, che aveva attraversato tutto il globo terrestre e che sembrava conoscere tutte le popolazioni, di andare a vedere che razza di uomo fosse. A quel punto Ercole, al primo sguardo, fu veramente interdetto, come se non avesse ancora avuto modo di affrontare tutti i mostri. Come vide il volto di un genere singolare, l'andatura insolita, la voce di nessun animale della terra, ma tipica degli animali marini, roca e confusa, pensò che fosse sopraggiunta la sua tredicesima fatica.