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Dopo Lucio Vero, governò lo Stato, da solo, M. Antonino, un uomo facilmente meritevole di lode. Antonino apprese la filosofia grazie ad Apollonio di Calcedonia, (apprese) la conoscenza della letteratura Greca grazie a Sesto di Cheronea, un nipote di Plutarco. Inoltre sappiamo che Frontone, un insigne oratore, gli insegnò la letteratura Latina. Risulta che amministrò le province con grande benevolenza e temperanza. Combattendo contro i Germani, questo imperatore condusse l'impresa con successo; egli combatté di persona un'unica guerra, contro i Marcomanni: gli storici, però, dichiarano che questa guerra fu, senza dubbio alcuno, memorabile. Tramandano che sotto M. Antonino ci fu un'epidemia; e dicono che, dopo la vittoria sui Persiani, a Roma e per l'Italia e per le province, a causa della malattia, vennero a mancare una grande parte degli uomini, e pressappoco tutti i soldati.
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Traiano, in fatto di clemenza e giustizia, superò tutti gli altri imperatori. Un giorno, mentre si recava ad una guerra, e quando ormai era già montato sul cavallo, una certa vedova, sfinita dagli anni e dai dolori, si gettò ai piedi di lui, e, piangendo, lo pregò di vendicare la morte del figlio. Allora l'imperatore, poiché si affrettava ad uscire da Roma, rispose: Quando sarò ritornato dalla guerra, ti renderò giustizia! Ma la vedova disse: Qualora non sarai ritornato, chi mi renderà giustizia? Rispose Traiano: Se sarò morto in guerra, ti darà soddisfazione il mio successore. Ma quella: Cosa gioverà a te, se qualcun altro avrà agito bene? Tu mi sei debitore, pertanto l'altrui giustizia non ti libererà (dal debito). Non andare via prima che tu mi abbia reso giustizia! Scosso da queste parole, Traiano scese dal cavallo, e ritornò dentro Roma, ascoltò l'umile vedova, e le rese giustizia.
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Nerone, dal momento che non poteva più sopportare la madre Agrippina, stabilì di ucciderla. Per tre volte tentò per mezzo del veleno, ma alla fine apprese che Agrippina si era munita di antidoti. Allora fece in modo che, durante la notte, il soffitto cadesse (lett. : "i soffitti cadessero") su di lei mentre dormiva. Ma tentò anche questa cosa invano, perché la madre uscì illesa da quel pericolo. Quindi si procurò una nave facile a scomporsi: sperava che o la madre sarebbe morta a causa di un naufragio, oppure che l'avrebbe schiacciata il crollo della coperta. Ma da un liberto della madre apprese che ella, di nuovo, non era stata uccisa. A quel punto Nerone finse che un liberto era venuto ad uccidere lui stesso su ordine di Agrippina. Dunque l'imperatore in persona uccise il liberto, ed ordinò che dei sicari uccidessero di nascosto la madre, simulando che Agrippina si fosse data la morte.
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Atene, per via della vittoria di Maratona, era in procinto di offrire una ricompensa a Milziade, un uomo di mirabile valore. Le ricompense del popolo Romano erano state poco frequenti e modeste; è risaputo che, viceversa, ad Atene le ricompense erano rare, ma magnifiche. Milziade infatti, che, per mezzo della sua vittoria, aveva liberato Atene e l'intera Grecia, ricevette un omaggio insigne: gli abitanti dipinsero lo scontro di Maratona sotto il portico che è chiamato Pecile e, nel gruppo dei dieci pretori, misero come primo Milziade, che aveva spronato le milizie al combattimento.
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Dopo le continue dispute, Ottaviano ed Antonio rinsaldarono l'alleanza con un trattato: Ottaviano ottenne l'Italia e la Spagna, ad Antonio toccò il comando delle regioni dell'Oriente. Ottaviano, con opere insigni e con l'integrità della vita, destava l'ammirazione dei cittadini, Antonio aveva fissato la dimora ad Alessandria, e viveva voluttuosamente con Cleopatra, la regina d'Egitto. In più, per amore e su istigazione di Cleopatra, preparava la rovina per lo Stato Romano. Dunque, il senato, su esortazione di Ottaviano, dichiarò guerra ad Antonio e alla regina d'Egitto. Per questo motivo, nel mese di Settembre, nell'insenatura di mare di Azio, le truppe dei comandanti combatterono una guerra navale. L'esito della guerra fu per lungo tempo incerto, ma, improvvisamente, Cleopatra, per mezzo di un'imbarcazione veloce, abbandonò il luogo della battaglia, e fece ritorno a casa. A quel punto, anche Antonio, immemore del dovere di un comandante, fece vela verso Alessandria.